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Stanley Brinks and The Wave Pictures – My Ass

Data di Uscita: 02/10/2015

Stanley Brinks and The Wave Pictures - My Ass

L’insolito, l’insolito, l’insolito, ho una gobba nell’anima per resistere nel vostro deserto. Non ti preoccupare per me, perché pensando ogni giorno a buttarmi dal tetto di casa, quando mi trovo sul tetto mi pare solo di vivere un déjà vu e vengo raggiunto da quella meraviglia infantile. Oh malinconia stupratrice oh stupratrice malinconica mi hai infilzato con un’infamia sorridente e hai tolto la vita a due ipotetici bambini. Non esiste un termine tedesco per indicare la nostalgia per qualcosa di futuro che si è vissuto solo come realtà ipotetica e che non si verificherà più? Ipotetikfuturinchenvaffanculosehnsucht, qualche stronzata del genere.
Cambiando argomento, mi chiamo Maria Giovanna e sono la persona più orribile del mondo, mi chiamo Sergio Serena e faccio schifo, mi chiamo orrore e ho distrutto un paio (di biliardi) di vite. Non pensavo di pensare di nuovo a queste cose. Vi chiederete perché le scrivo. Per celebrare l’insolito.
I surrealisti, in un moto di entusiasmo sovietico (oh entusiasmo, delirio macabro dalla faccia felice e dorata), celebrarono l’insolito, vedendone solo la parte illuminata. Ducasse invece lo praticava nella parte oscura. Un’altra cosa.
Su un tavolo ci sono una tenaglia un maglione una guida sulla cucina islandese un manuale di mungitura di vacche spaziali una cucitrice cucita a una sarta. Scegli un oggetto. Hai scelto il martello.
Apparentemente potrebbe sembrare che io stia scrivendo cose del tutto insensate, e in parte è così. In realtà ho mischiato nel cervello questo disco con un altro disco che però è hip hop.
Giuro che è l’ultima cosa che scrivo pensando ad alcuni miei pensieri ossessivi, vi giuro che è l’ultima. Se vi va potete fare come se fosse un mucchio di monete sparse e solo qualcuna di queste fosse spendibile. Spendete, compratevi un fiasco di mattoni alla mia salute.

Ora spargo un po’ di cose sensate. Mi piacciono le voci che si tengono costantemente sull’orlo della disperazione, rischiando sempre di cadere nella stonatura. Sono voci tendenti ai 437 Hz. Se non si è capito quello che voglio dire vi consiglio di vedere perché si accordano gli strumenti partendo dal La (A, per gli esterofili). Quando non vivevo in Inghilterra andavo sempre a sentire un barbone che suonava all’angolo tra due ponti. Le voci da precipizio sono una forma dell’insolito, un’insenatura, un fiordo della voce-vuoto. Le voci precipizio sono sopravvissute a naufragi, sono Ismaele, sono il Vecchio Marinaio.
Giuro che è l’ultima volta. Vi amo tutti. Mento.

Marco Di Memmo

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