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Will Johnson – Swan City Vampires

Data di uscita: 25/09/2015

15-0769 JACKET UNCOATED

Provò a dire qualcosa senza riuscirci. D’altronde, che ne sapeva lui? Non era mica un veggente. Che ne sapeva lui? Rimase in silenzio. E lei, dall’altra parte di quella porta chiusa, specchiò il suo silenzio con un’assenza di parole ancora più grave. Come a rimarcare quella separazione tra loro. Eppure avrebbe voluto dire qualcosa. Se solo avesse potuto accarezzarla. Beh? E anche se? Poi? Nonostante per lui fosse ovvio, nei gesti non riusciva mai a condensare i propri pensieri. O forse semplicemente non bastava. Notò la lista della spesa intrappolata tra la porta del frigo ed un magnete raffigurante un cane di qualche cartone animato. La liberò e, dopo averla ispezionata, decise di fare due passi fino al supermercato. Pensava che, come un’anima con faccende irrisolte rimane invischiata nel mondo terreno a turbare il sonno dei vivi, così la lista della spesa incompiuta avrebbe potuto apparirgli per tormentarlo. E poi aveva bisogno di respirare dell’aria fresca. Le strade vuote erano ricoperte di foglie gialle e fanghiglia grigia. Mentre camminava non poteva fare a meno di pensare a quella porta chiusa. E l’odore di autunno acuiva quella sensazione di inevitabilità che gli stava impregnando la mente. Si calmò solamente quando arrivò al banco dei salumi. Una donna dal sorriso stanco lo servì prima di rivolgere lo sguardo altrove. Lui proseguì tra gli scaffali nella sua camminata solitaria. Quando anche il sapone per le mani fu nel carrello accartocciò la lista e si sentì sollevato. Passò dalle casse automatiche e senza nemmeno rendersene conto fu nuovamente a casa. Le guance formicolanti gli ricordarono che senza ombra di dubbio l’estate si era conclusa da un pezzo. Poggiò le buste della spesa sul tavolo. Quindi si avvicinò alla porta chiusa. Ho fatto la spesa. Disse. Senza ottenere risposta. Andò alla finestra, la aprì, e si accese una sigaretta. Solitamente non fumava mai in casa. A volte era successo. Quando era da solo. L’idea di soffiare il fumo fuori, anche se questo sospinto prepotentemente dall’aria fredda rientrava e riempiva la stanza, lo faceva sentire con la coscienza quasi a posto. Sapeva di stare barando. Ma era solo questione di cavilli. Non voleva stare a pensarci ora. Quando ebbe finito lanciò il mozzicone il più lontano possibile. Non riuscì però a lanciarlo oltre la ringhiera che delimitava il piccolo giardino. Lo avrebbe raccolto in un altro momento. Richiuse la finestra. Decise di fare dei biscotti. Per prima cosa pesò meticolosamente tutti gli ingredienti disponendoli uno accanto all’altro. Quindi cominciò a mescolarli seguendo mentalmente la ricetta che lei gli aveva insegnato. Una volta ottenuto un impasto omogeneo cominciò a lavorarlo con le mani, energicamente, riversando su di esso tutta la tensione che non era riuscito a bruciare fumando la sigaretta. Lo stese e lo tagliò ricavandone dei rettangoli. Li dispose su una teglia che infilò nel forno che aveva precedentemente acceso. La porta era ancora chiusa. Oltre di essa un silenzio lacerante che non osava ancora affrontare. Pensò fosse quindi giunto il momento di cambiare la camera d’aria della bicicletta. Era un lavoro che aveva rimandato da troppo tempo. Le toppe, ormai innumerevoli, non reggevano più. Allineò tutti gli attrezzi che gli sarebbero serviti a fianco alla bici. In ordine. Solo poi si mise al lavoro. Ribalta la bici. Leva la ruota. Togli il copertone. Sostituisci la camera d’aria. Rimettere il copertone è la parte che richiede maggior concentrazione. Rimonta la ruota. Gonfia la ruota. E i biscotti sono pronti. Si lavò le mani prima di toglierli dal forno. La porta era ancora chiusa. Si guardò attorno per trovare un pretesto. Qualcosa che avesse un urgente bisogno di essere portata a termine. Sapeva di stare barando. Come quando fumava con la finestra aperta. Si arrese. Si sedette appoggiando la schiena alla porta chiusa. Le raccontò della spesa. Dei biscotti. Della bicicletta. Poi, finalmente, provò a risponderle.

Pietro Liuzzo Scorpo

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