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Jerusalem in My Heart – If He Dies, If If If If If If

Data di Uscita: 04/09/2015

Jerusalem in My Heart - If He Dies, If If If If If If

Affilare i coltelli per l’Intifada è un lavoro duro che qualcuno dovrà pur fare. Moumneh a Pisgat Zeev, sobborgo di Gerusalemme, viveva una vita non propriamente tipica del combattente per la liberazione della Palestina. Nella sua casa però sostavano persone molto interessate ad ammazzare il maggior numero di ebrei, esseri spregevoli da sgozzare dicevano.
Alcuni ragazzi preparavano taglierini e coltelli in un piccolo bunker sotterraneo, gli uomini leggevano il Corano e aspettavano gli ordini dai quadri organizzativi presenti in Libia e nascosti in qualche zona sperduta nel Sinai.
Moumneh non si ricordava il perché di questa situazione, come mai i guerriglieri erano lì? Le bombe ed un incidente con alcuni inesperti muratori del luogo gli causarono un vuoto di memoria.
La sua tensione politica era di uno strano tipo, cosmico ed apocalittico regnavano in una visione del mondo liberato mai completamente. Capiva, al contrario degli altri, che le sfumature tra bene e male non sono poi così nette; tale indeterminatezza non impediva di lottare.
Doveva tacere tutto ciò per non incappare nella rabbia degli islamisti che mal sopportavano il dubbio e i suoi strumenti. La fine della colonizzazione era possibile con le parole, con i suoni allineati in un certo modo; il mistico si allungava dappertutto, anche in Nord America.
Moumneh dovette comunque isolarsi, mal sopportava anche i teoricamente vicini intellettuali ebrei che criticavano il governo del loro paese. Li avrebbe voluti vedere sofferenti sulla Spianata delle Moschee, spaventati ed uniti ai militari del governo israeliano davanti alla fine del mondo.
Da piccolo lo zio gli proponeva quella musica da ballo arabica così pop, storpiata da un supporto per cassette ormai usurato e lercio. Non rammentava nome e volto del parente, ma ogni volta che cercava di ricordare sentiva una fitta nello stomaco.
Si trovava in quella situazione per qualche legame del fratello di suo padre con i fondamentalisti?
La sua pace corrispondeva con la fine del mondo descritto e reale. I tagli, il rock privato di strutture, i loop, i canti e gli strumenti finivano tra le onde. Un naufragio notturno poteva salvarli, ricordare era impossibile. Il campionamento e gli infiniti lavori di rifinitura davano un suono a cavallo tra lo strumento tipico e l’acustica crepuscolare definita oltreoceano. I droni uniti ai flauti, folk, elettronica e infine l’ebbrezza del conflitto, la trance e i richiami in codici per risvegliare due popoli abituati ormai alla paura.
Mancava un palcoscenico adatto allo spettacolo, allora pazientava, parlava con i gesti e osservava la luce riflessa dai coltelli posati sul tavolo.
Lui lo avrebbe utilizzato solo in un caso: la parola “glocal” in qualche probabile recensione occidentale avrebbe scatenato il jihad.

Alessandro Ferri

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