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Teho Teardo – Le retour à la raison (Top Ten 2015)

Data di Uscita: 18/09/2015

Teho Teardo - Le retour à la raison

Teho Teardo

Io sono solo voce, tu invece solo azione.
Eppure la cosa più naturale di tutte è incontrarmi con te, in questo spazio immaginario che presto diverrà concreto, o almeno spero.
Sarò stridente, come lo sei tu, ma alla mia maniera.
Sarò tenue, come lo sei tu, ma alla mia maniera.
Sei il mio supereroe preferito, uomo raggio, quindi non pensare che la mia posizione sia comoda. Ma sento la necessità, oggi più che mai, di parlarti e di ascoltare quello che hai da dirmi. Sarò attento ad ogni tua smorfia, per darti i suoni che meriti.

Man Ray

Le mie immagini di violenti ma carezzevoli chiaroscuri mi fissano nette nella loro grana della carta fotografica, segnano il passo tra il Novecento e i giorni d’oggi ma non ti credere, anch’io sento addosso pressante la medesima responsabilità. Cos’ha da raccontare di nuovo un uomo d’altri tempi? La sua arte ha senso se contestualizzata, e un secolo dopo rischierei d’esser deriso perché in dono posso offrire nient’altro che un falso storico.
New York, Parigi, e i mille volti di autorevoli personalità da enciclopedia della vita.
Grossi pilastri della cultura in cemento armato e oniriche trasfigurazioni, a cui ho affidato i miei migliori ventagli di grigi luminosi, rispettosi ma irriverenti.
È tutta colpa della luce, è lei che gioca e io ne subisco il sortilegio nelle audaci sperimentazioni.
Ma nemmeno tu hai mai avuto timore di rischiare, ecco perché i miei cortometraggi di sguardi drammatici e movimenti risoluti non potevano parlare se non attraverso la tua voce ossessiva e magnetica.

Teho Teardo

Se tu solo potessi ascoltare i suoni dell’oggi, avresti di che sorridere. Ma non fraintendermi, non sono una persona che rimpiange il passato, piuttosto mi guardo intorno e trovo musicisti codardi che vengono trattati come intrepidi e invece i pochi realmente ardimentosi passare inosservati.
So bene che non tutto è per tutti, ma la sfida sta proprio in questo, scrivere una musica che sia soddisfacente per me ma allo stesso tempo entrare nelle case di un pubblico quanto più generale possibile, educare le orecchie pigre alla bellezza dei suoni. Che sollievo non dover rimarcare con te che per bellezza non intendo melodia e che un rumore può essere altrettanto attraente di una armonia.
Alcuni lì fuori, udendo questi ragionamenti a voce alta, mi additerebbero come saccente, ci crederesti? Ma sono un artigiano e non un intellettuale, proprio come te.
Quindi comprendi bene la necessità di un tuo ritorno. Le tue creazioni gridano ancora fortissimo. Sarò il megafono della tua visione.

Man Ray

Le tue parole mi stuzzicano, non lo nascondo. Proprio quando avevo imparato a fare pace con l’evidente esistenza di mondi paralleli impenetrabili tra loro. Ma le competizioni contro le consuetudini vincono qualsiasi tregua autoimposta e rispondo con ardore al tuo accorato appello.
Nelle mie pellicole le azioni si accavallano e generano loop annacquati da morbide sfocature. Rayografie come istantanee in successione non necessariamente temporale, in cui il simbolo è il fulcro e attorno ruota l’intera narrazione costruita nel limbo tra sogno e realtà. Le emozioni, per l’appunto. Ecco perché demando alle mie scarne ossidazioni il compito di illustrare desideri, di rappresentare storie convulse grazie ad accostamenti provocatori, grazie alla chimica.
Mi sbizzarrisco a modificare le focali, nitore e scene sbiadite solo apparentemente collidono, poi entrano in scena giochi di parole impressi su fondo nero, a scompigliare le carte e rendere ancora più labili le sicurezze dello spettatore. Sì, solo i tuoi voli pindarici in chiave musicale possono suonare altrettanto spiazzanti, tu che accarezzi e lusinghi archi e pianoforti, per poi schiaffeggiarli e stropicciarli il minuto dopo.
Mi sento pronto, e febbrile, per un ritorno ai fasti di un tempo.

Teardo e Ray

Il suono è in bianco e nero. Arriva diretto, addosso all’ascoltatore, ora gentile, ora dissonante, senza neanche il bisogno della controparte visiva che lo ha ispirato, perché è stata totalmente interiorizzata da Teho Teardo. Le visioni di Man Ray germinano nella mente dell’ascoltatore che quindi diventa anche spettatore. L’armoniarumore è complessa eppure godibile, agile fluttua nell’aria e s’insinua nei ricordi, nel modo delle colonne sonore, senza far rumore, facendone tantissimo.
E’ un matrimonio, di quelli impossibili da prevedere eppure così naturale: due artigiani si sono incontrati in uno spazio sovrannaturale eppure terreno, si sono divertiti, molto, e ora ci guardano da là, lontanissimo, con i loro ghigni di soddisfazione!

T.T.: “La stella di mare galleggia nel magma liquido e l’uomo e la donna sono vittime di un sortilegio, guarda i loro occhi terrorizzati dalla bellezza, senti i brividi del pubblico che non comprende perché una marcia funebre possa suonare così affascinante!”

M.R.: “Nel mio immaginario non ero stato ancora in grado di portare a compimento il dramma, per assurdo. Serviva questo climax, questo arpeggio ossessivo che susciterà più tormenti che rassicurazioni. Mi compiaccio amico mio!”

T.T.: “Possiamo nasconderci dietro questo sipario dove il tempo non ha consistenza e applaudire agli incontri
fortunati. Dall’altra parte un altro applauso scroscerà allo svanire dell’ultimo rintocco.”

M.R.: “Ti ringrazio per avermi convinto a vedere al di là di Montparnasse per una piacevole camminata tra simili. Altri ci avevano provato senza alcun successo, non erano quelli giusti. Ci incontreremo di nuovo in chissà quale dimensione, non è possibile recidere affinità elettive.”

Maurizio Narciso e Federica Giaccani

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