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Chelsea Wolfe – Abyss

Data di Uscita: 07/08/2015

Chelsea Wolfe – Abyss

Il cielo è piatto e grigio. Si allunga tra i palazzi, dall’orizzonte mai così vicino, a questa finestra dalla quale è possibile ammirare il nulla che si replica all’infinito. Ancora e ancora. E quando cala la sera, allora si tinge di nero come volesse nascondersi alla vista. Come se il buio potesse mascherare tale pochezza. La notte inghiotte le nostre vite. Tutte. Le impasta a quel vuoto ed al dipanarsi delle tenebre le rende alla catena di montaggio. Sì che un altro giorno possa cominciare. Copia carbone del precedente. Matrice consumata del successivo. Che cosa ci resta dei giorni passati a coltivare la terra? Il fumo scuro che si alza dalle ciminiere non è che la manifestazione dei tempi che sono cambiati. Si leva al cielo come le nostre anime. Di noi che per rimanere al passo della storia abbandonammo la zappa in favore del silicio. Dei cristalli liquidi e dell’automazione. Abbandonammo i nostri istinti e le nostre conoscenze stagionali e meteoropatiche ai piedi di una natura cadaverica. Ci vestimmo di dieci ore lavorative poco pagate. E non possiamo più tornare indietro perché ci infarciscono di ambizioni non nostre e desideri e illusioni di una vita sempre in divenire ma che non può cambiare. Che cosa ci resta del sogno del mondo nuovo che ci era stato promesso? La frustrazione ed il senso di colpa per aver vanificato il sacrificio dei nostri genitori. O forse nulla si è ancora compiuto, e siamo noi a doverci sacrificare per chi verrà dopo. Ma noi? A noi chi ci pensa? Rinchiusi in cubicoli di cemento claustrofobici, sui quali non batte mai il sole. Divisi da pochi centimetri di cartongesso. Separati dal silenzio alienante di un lavoro che non concede nulla a fine giornata. Il vuoto dentro colmato dal piscio che abbiamo dovuto trattenere per ore nell’attesa di un cane da guardia che ci accompagni al cesso. A noi chi ci pensa? Voi che ci elemosinate una pisciata? Voi che avete il controllo del nostro tempo e ci lasciate le briciole del vostro spazio? Vorremmo scappare. Ma ci avete legato per sempre alla mancanza di alternative. Possedete i nostri corpi. Abusate delle nostre menti. Raccogliamo quelle poche parole che ci rimangono su pezzi di carta che speriamo possano uscire da qui. A differenza di noi. Ma ci manca l’odore del fango, ora una vaga immagine in lontananza. Ci manca pregare per la pioggia. Ci manca il sogno della città. Il sogno di avere le stesse prospettive di tutti. A volte, quando ritorniamo mesti, trascinando esausti i piedi, alle nostre stanze, il desiderio di morire è il nostro unico compagno. Ci sediamo con lui ad osservare l’insensato scorrere delle ore. Discorriamo dei nostri propositi. Del futuro. Lui ascolta paziente e, quando comprende che ancora serbiamo speranza, saluta garbatamente e se ne va. E’ solo un arrivederci. Sa che ci rivedremo presto. A noi chi ci pensa? Noi che siamo ingranaggi e niente più. Noi che siamo la forza che muove la produzione infinita per i consumi che ci illudono di vivere in una libertà che non abbiamo mai davvero chiesto. Ridateci i tramonti che ci avete sottratto. Ne conserveremo l’odore per tutte le sere in cui non potremo fare a meno di vivere. Ridateci un orizzonte che valga la pena ammirare. I brividi si imprimeranno sulla nostra pelle e ci ricorderemo, nelle poche notti in cui condivideremo il letto con il silenzio di qualcun altro, che c’è altro al di là dei confini che ci avete costruito intorno. Ridateci le parole che non riusciamo più a trovare. Ne serberemo il gusto per quei giorni di cui non sappiamo che farci. A noi chi ci pensa? Chi ci consola in questa notte in cui fuori dalla finestra piovono poeti?

Pietro Liuzzo Scorpo

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