monthlymusic.it

Beach House – Depression Cherry (Top Ten 2015)

Data di Uscita: 28/08/2015

Beach House - Depression Cherry

-Vuoi credere a tutto quello che sto per raccontarti? Ci sei dentro tu.
Così per rispondere hai sorriso, uno dei primi sorrisi in cui ho visto un’altra parte di te, magnifica e spontanea. Chissà cosa stavi facendo un’ora o qualche istante prima che ci incontrassimo, se fossi di fretta in ritardo o nervosa, serena, con o senza pensieri. A poco a poco il sole cercava di farsi largo tra alcune nuvolacce di un grigio strano, con qualche sprazzo d’amaranto quasi. Cosa sta succedendo in città? T’immagino morderti le labbra come stai facendo ora in mezzo alla folla della strada, mi sembra di vederti guardare all’insù senza chiederti troppo cosa potesse avere in serbo per te la giornata. Lì, mentre i tuoi denti lasciavano le labbra, probabilmente stavo seduto al tavolino di un bar, il giornale già letto e ripiegato a fianco della tazzina del caffè vuota e un libro aperto con le pagine per un attimo all’ingiù, contro la tovaglia, perché stavo rimettendo via il telefonino e dando un’altra occhiata fuori dalla vetrata. Non mi sbaglio di molto, molte mattine incominciavano e incominciano ancora così. L’universo giocò le sue carte, e tu spero sappia quanto le credo in ogni momento bellissime, nell’olimpo delle mani che ha giocato al mio tavolo. Un raggio di sole illuminò la pagina che stavo percorrendo con la vista, una calle via l’altra di Barcellona in cerca di vita, dammi ancora il vento e la luce che brilla negli occhi delle donne e degli uomini di un gran romanzo spagnolo per ascoltare il mondo come una canzone che va, leggera, come un peso gettato a mare, come la sensazione di casa. Come i sensi che si risvegliano perché credono di scorgere il miracolo, si destano meravigliati, riconoscono un suono, gli verrebbe da socchiudere gli occhi a godersi lo spettacolo del calore che pian piano riaccende la pelle. E poi? Quella passeggiata per la città appena sveglia alla mattina, accogliente, eppure timida, come la tua mano che si stropiccia gli occhi ancora assonnati tra le lenzuola, quell’aria di primavera carica di promesse. Non ci saremmo incontrati se ognuno dei due stesse esattamente sognando dell’altro. Come un fiore che spacca una roccia sei stata altro dai grattacieli, dalle discussioni inutili, dalle altre così piene d’orgoglio e superficialità, qualcosa che m’ha fatto all’istante dimenticare tantissime parole vuote, tutta questa necessità d’esibirsi, tutti brani che per fortuna alla radio qui non passano più. Abbracci il cuscino come ho abbracciato quest’avventura, come hai fatto anche tu, qualche cenno d’intesa, uno sguardo alla luna, un abbraccio stretto che sa d’infinto, il battito del cuore come una canzone che tenevi nascosta chissà in quale posto, io, tu. Ribaltare nessuna abitudine, solo sentirle meglio con uno sguardo in più, guardare fuori dalla finestra e decidere di guardare avanti sempre, ripensare ai giorni più fragili come al primo passo verso a una ricchezza, ché prima o poi se vuoi che la meraviglia brilli nei tuoi occhi, due o tre cazzotti con la realtà ti toccano per forza, prima o poi. Ti dicevo che Hemingway sosteneva che le sue opere fossero solo la punta dell’iceberg, quello che si vedeva, e che sotto il mare stava tutto il resto della storia, e a te piaceva pensare che tutto ha avuto un senso, e che la cima della montagna è l’attimo presente a cui abbandonarsi, a cui dare tutti se stessi, dopo aver scelto la finestra da cui affacciarci alla mattina per dare il buongiorno alla nostra vita. Ti rigiri su un fianco e i tuoi capelli sul tuo corpo sono l’universo, il primo caffè del mattino, sentirti accanto di notte, gli occhi con cui guardo verso il mare. Mi dico, ma hai visto come si può abitare la propria vita in modo gentile? Tutto quello che non conta e non deve contare più cacciamolo sotto all’iceberg, aspetta te lo disegno qui con la matita sul foglio di carta, vedi? Guardo e ascolto. Qui stiamo io, tu, noi ora, quassù. In una valigia immaginaria ci portiamo sempre dietro quello che da sempre ci occorre, in una casa sulla spiaggia tutto quello che ci rende migliori trova il suo spazio in continuazione, in un continuo adattamento. Che dici di tutto quello che ti ho raccontato? Ti ritrovi? Lo lego tra i miei pensieri così, disse e si legò i capelli in uno chignon. Stretto così, tra i più belli, come quello che avevi al ristorante quella magica sera. Tutto un quadro in cui mi ritrovavo, che amavo, come scendere a fare colazione, prendersi il tempo necessario, le canzoni che mi solleticano il viso e quelle che dicono che la vita è qualcosa di più.

Filippo Redaelli

Comments are closed.