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Ratatat – Magnifique

Data di Uscita: 17/07/2015

 Ratatat - Magnifique

Cammino sulla sottile soglia tra il prendersi per culo e il prendersi sul serio. I riff dei Ratatat mi aiutano a prendermi per culo, mentre Mahler mi fa prendere le cose sul serio, ma mi dà pure il grosso piacere estetico che questi ragazzi, probabilmente dei grandi e simpatici cazzoni, non possono darmi. È normale, è vita.
Io intanto li ringrazio, perché mi fanno muovere il corpo involontariamente, e mi riescono a far scrivere così come parlo – che sarebbe un buon obbiettivo –, invece di farmi cadere nella solita rete di artefazioni e di stucchevoli regole grammaticali.
Il più grande coglione della storia si chiamava Aristotele.
Tra il sacro e il profano non so ancora cosa scegliere: so che tutto è diventato profano, ma sono anche folle, quindi mi piace sentire le cose che non ci sono. E queste chitarre e questi effetti e queste tastiere mi fanno sciogliere i dubbi verso la sola ricezione della musica, senza il filtro della critica – ma è ovvio che se mi facessero schifo le metterei a zittire immediatamente –.
Vorrei scrivere qualcosa di osceno, magari in francese, martellando la pagina con la parola PUTAIN, ma mi rimane ancora quel fastidioso senso del pudore. Vorrei diventare un selvaggio urbano, un edonista da quattro soldi, come la maggior parte delle persone che conosco, e fare le stesse cose vuote con le quali la vecchia e lercia umanità riempie la sua vita. Poi vorrei pentirmene e diventare una bestia, infilare le unghie nella faccia di chi pensavo di amare e gridare fino a spezzare il rumore dei muratori. Poi vorrei tagliarmi la faccia come loro tagliano la pietra e la vorrei gettare nella ciotola del cucciolo che ingrassa nella mia campagna – che è di tutti meno che mia – e poi senza faccia vorrei mostrarmi per quello che sono a tutti quanti, cioè il contrario del diamante, resistente ai colpi ma disintegrabile con un graffio.
I Ratatat spaccano il cervello dopo un poco, si dovrebbe piuttosto ballarli. Vorrei diventare Orlando e strapparmi un capello bianco che userei come spada per fare una strage – tutto ciò con Magnifique come colonna sonora – e alla fine fuggirei su un cavallo nero infilandomi il capello-bianco-spada dentro il cuore [quando alla fine mi verrebbero a raccogliere troverebbero al posto del cuore un hard disk rivestito dal liquido accecante della sofferenza, e troverebbero nel cervello un reticolo intricato e tra gli occhi una palla di luce che potrei pure chiamare gioia].
Mancano delle parti. […], [vaffanculo].
Oggi sono più pazzo del solito perché ho deciso di praticare la gentilezza, e se incontrerò uno di voi – entro i limiti che mi concede la simpatia che provo – lo tratterò come la mia più cara sorella. Gli preparerò le polpette di sgombro e il pesce grigliato e il migliore champagne che la regione omonima mi può procurare. E lo abbraccerò dopo che mi ha insultato, e saprò che più se ne approfitta di me e più è morto, merda fossilizzata, nemmeno organica, ma non smetterò di essere educato, anche se sarò duro.
Ma forse farò la cosa opposta e mi manterrò in una asprissima indifferenza, come il più pietroso snob che ha mai potuto ospitare il Regno Unito.
Dio benedica chi lo bestemmia,
chi lo prega spontaneamente,
chi lo sente,
chi è elegante naturalmente,
chi si ammazza,
chi non si limita a sopravvivere.

Marco Di Memmo

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