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Montoya – Iwa

Data di Uscita: 09/06/2015

Montoya - Iwa

Da piccolo lo facevo sempre.

Camminare con passo svelto lungo una strada lastricata di mattonelle senza toccare alcun bordo, saltellando tra una piastrella e l’altra con l’agilità di una tigre; o perlomeno è questa la forma immaginaria che assumevo nel gioco serissimo che ingaggiavo con il mio io umano.

Il rituale nel tempo si è trasformato. C’era un momento nella mia adolescenza in cui mi piaceva assumere un passo del tutto naturale ma rispettare quella stessa regola: non toccare nessun confine tra una mattonella e l’altra, naturalmente senza farsi accorgere dalle persone che avevo intorno.

Poi si cresce, ma certe sfide non si dimenticano. Ora produco musica e, quasi inconsapevolmente, continuo ad applicare regole eccentriche al mio modus operandi. Si tratta sempre di equilibrismi, di misurare gli elementi in modo certosino, ma senza darlo a vedere più di tanto.

Mi piace il suono naturale del violino ma anche la musica fatta con le macchine; le sinfonie classiche e la manipolazione dei suoni ambientali, ma più di tutto adoro la spiritualità di certe produzioni etno-jazz. Non volevo rinunciare a nulla, ecco quindi una vecchia sfida riattualizzata,fare finta che i confini non esistano!

Il mio ultimo disco è pronto per la stampa. Manca solo il processo di masterizzazione per la sua distribuzione fisica, ma gli mp3 circolano selvaggi nella rete già da un po’. Tra poco mi recherò all’agenzia per consegnare il demo e quindi dare finalmente una dignità materiale alle mie produzioni.

Sono emozionato e ritardo consapevolmente l’uscita di casa, sono seduto in salotto e mi godo l’ascolto integrale dei miei 30 minuti di musica: è un tempo lunghissimo, è un tempo brevissimo. Anche questa è stata una sfida, registrare molte idee nel giusto spazio.

Finito l’ascolto faccio un respiro e mi butto in strada, direzione la società di mastering. Il passo è veloce, sempre più veloce, diventa improvvisamente una corsa. Arrivo col fiatone al viale di ingresso, ma non rallento. C’è un percorso in mattoncini da attraversare, non tocco alcun confine: oramai mi viene naturale!

Maurizio Narciso

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