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Godblesscomputers – Plush and Safe

Data di Uscita: 12/05/2015

Godblesscomputers - Plush and Safe

“Io mi sentivo forte, io ero il più invidiato e stavo bene, e chi si lamentava…” la puntina corre sul disco preferito di mio padre, quello che ricevetti in dono per il mio trentesimo compleanno. Lo conosco a memoria, eppure oggi quelle sue parole assumono un significato assai diverso, parlano di me, della mia storia d’amore che non sono riuscito a salvare.

Anche io mi sentivo forte, mi sentivo al sicuro. Eravamo una coppia, ogni incomprensione sarebbe stata superata con il tempo. Avevo torto. Adoravo la sua allegra tristezza, la sua forza di volontà, la sua sensibilità fuori dal comune. Eravamo il centro dell’universo. Eravamo perfetti. Mentre giro il vinile mi ritrovo a parlare al passato di una storia che nella mia testa e nel mio cuore poteva essere declinata solo al futuro.

L’interlocutore sono io, un me stesso impassibile che da settimane mi fissa senza dire una parola. Lo ritrovo nello specchio la mattina, è accanto a me mentre faccio colazione e mi fa ombra mentre produco nuova musica. Credo rappresenti il mio senso di colpa per non aver fatto abbastanza, o forse solo il rimpianto di ciò che è stato.

Ogni giorni riesco a farlo allontanare un po’ di più da me, ora si trova nella stanza accanto, ma non mi basta! Voglio farlo sparire dall’orizzonte ovvero accettare la separazione. L’arte e l’amore sono due facce della stessa medaglia, ho dedicato tutto me stesso a questo binomio; adesso quello che rimane è la musica, la mia musica, che riempie entrambe le facciate.

Mi volto per riporre il vinile nella sua tasca e lo vedo, lì sull’uscio di casa. Allora mi infilo di corsa le scarpe e provo ad avvicinarmi. Lui indietreggia ad ogni mio movimento, un mio passo in avanti sono due suoi all’indietro. Allora inizio a correre e lui fa lo stesso, la rampa delle scale è un percorso che sembra infinito. Poi all’improvviso il sole abbagliante.

Mi stropiccio gli occhi e non lo vedo più. Una leggera brezza marina mi fa trasalire: il ricordo di lei, bellissima, a piedi nudi sulla spiaggia d’inverno. Ma ecco che lui riappare in lontananza, lo vedo sull’altro lato della strada, dove inizia la spiaggia. Faccio un respiro profondo e proseguo la corsa, anche il suo corpo scatta all’indietro fino a quando non inizia ad immergersi in acqua.

Piango ma proseguo la folle corsa, mi sfilo i vestiti e mi tuffo: inizio a nuotare senza nemmeno vedere dove, a perdifiato. Mi fermo solo quando il cuore è ormai un tamburo battente nella mia cassa toracica. Il sole è alto e la spiaggia dietro di me lontana. Riesco a scorgere il profilo di un peschereccio al largo, so che lui è lì, sul ponte della nave, rivolto verso di me.

E’ lì che voglio che rimanga! Mentre riguadagno la spiaggia non mi volto indietro, so che è rimasto alla deriva, da qualche parte lontano da me.

Maurizio Narciso

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