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Holly Herndon – Platform

Data di Uscita: 18/05/2015

Un breve ascolto, durante la lettura

Holly Herndon - Platform

Holly sedeva in un affollatissimo caffè di Shibuya col Mac aperto e incandescente da ore, stava lavorando a qualcosa di suo e come accadeva ogni volta era riuscita senza troppi sforzi ad alienarsi. Non capiva bene a che altezza dal suolo si trovasse, il caos dei livelli sovrapposti di rotaie serpeggianti, strade a percorrenza veloci e edifici accessibili a più quote le aveva sparpagliato troppe alternative dinnanzi, ma ora sembrava non preoccuparsi più di ciò, anzi ne godeva soddisfatta. D’altra parte stava cercando questo, una texture urbana di estrema complessità, sulla quale proiettare le sue ambiziose visioni. Uscita da una delle più grosse stazioni di Tokyo, i suoi lunghi capelli color Aperol si erano ben presto mimetizzati nel variopinto patchwork del Giappone del cosplay, laddove le persone prive di identità reale potevano agilmente eccedere in numero rispetto a quelle genuine e le maschere proliferavano a dismisura. Gli uomini d’affari, soldatini incravattati e composti, sfrecciavano spediti con sguardi bassi, la cartella di pelle sotto il braccio e lo smartphone infocato infilato in tasca, gli auricolari costantemente addosso che vomitavano cifre e ordini impazziti, poi come topi ridiscendevano negli inferi dei sotterranei dove auto di lusso o ascensori per mezzi pubblici di nuova generazione erano in attesa.
Holly stava a un passo dalla realizzazione di un enorme progetto, aveva lavorato sodo per anni sfruttando la propensione a qualsiasi percorso di vita, come le era stato chiaramente illustrato anche dagli insegnanti al momento del commiato dalla scuola dell’obbligo, “puoi intraprendere qualsiasi strada ragazza, il successo ti accompagnerà ovunque” – le era stato sentenziato senza alcun tentennamento. All’indomani di una distante fase della crescita in cui le venne spontaneo ripiegarsi su se stessa e cedere alle lusinghe dell’introspezione e a sonorità cupe, accantonati gli influssi della techno e della Sehnsucht avvinghiate al bianco e nero di una Berlino oramai relegata al passato, si era ripromessa di allontanarsi temporaneamente dalla sua San Francisco per gettare le sementi dappertutto, con generosità e le mani piene di concime virtuale. “La Piattaforma”, la chiamava in questo modo. Fu così che girò gli States, in una solitudine mai realmente tale grazie alla rete di connessioni che stava intessendo con ostinata intraprendenza abbattendo confini geografici in estrema scioltezza; a bordo di aerei o di bus fendenti praterie o deserti sconfinati, raggiungere lo struggimento di Los Angeles o le vertiginose vette di New York era semplice. Qualche giornata spesa tra brainstorming in uffici di vetro, sperimentazioni dal sapore di celluloide ed elettronica e ritiro in meditazione, questa era la prassi, poi si partiva di nuovo; in particolare, il raccoglimento era essenziale. Nella luce naturale dell’alba, una spiaggia appartata o un terrazzo sul tetto di qualche grattacielo, sollevato da terra e dal mondo di disordine e flussi, metabolizzava i traguardi intermedi e predisponeva l’animo per spingersi oltre, dentro e fuori se stessa. Ingurgitava stimoli più disparati, come una macedonia di frutta bene assortita, in cui musica classica contemporanea si mescolava armoniosamente con arte d’avanguardia, astrazioni, pop patinato e informatica del futuro. Aveva fatto tappa tra i verdissimi boschi svizzeri a misurarsi con la commistione di suoni sintetici ad alta definizione, luccicanti come l’acciaio cromato, ed era tornata all’ombra della cara Fernsehturm per dissertare sulle tecnologie e sugli aspetti ambivalenti e complementari nel rapporto uomo/macchina. Intrecci di affinità elettive erano il succo di limone che legava le primizie ed esaltava ogni aspetto, ogni inclinazione gustativa. E Holly ne era ben conscia, mentre rielaborava in ritiro i risultati, ascoltava infinite volte le registrazioni delle conversazioni e dei rumori intercettati, ascoltava e premeva pause e poi di nuovo play, ascoltava e frantumava in minuscoli pezzi le chiacchiere e le digressioni, i suoni, poi ci giocava come fossero nucleotidi da combinare per ottenere sequenze di DNA sempre differenti. Capitava di comporre suggestioni che sembravano non arrivare da nessuna parte, come succedeva da bambini col gioco del telefono senza fili, poi si allargava l’origami tagliuzzato e si meravigliava della complessità affascinante prodotta. Un taglia e cuci estremizzato, che metteva insieme, con la caparbietà di una sartoria cinese, musica politica arte e filosofia. I professori delle scuole superiori sarebbero stati orgogliosi di lei, Holly, che senza accorgersene stava assecondando la sua naturale inclinazione a spingere il suo indubbio talento lungo direzioni tentacolari.
Inserita nel quadro a tinte forti di quel caffè di Shibuya, la ragazza ultimava la sua ricerca in un estraniamento esemplare, eppure appariva parte attiva in quell’enorme quadro dinamico. Aveva già pronto il concept per il packaging del progetto, era necessario confezionarlo con uno stile adeguato da rappresentare esso stesso un valido biglietto da visita, e la scelta cadde quasi automaticamente su un ritratto di sé in hd, un rosso vivido e un grigio lucido metallico che intrecciandosi in una rete geometrica ma priva di spigoli vivi in parte la celava e in parte la scopriva completamente, incentrando l’attenzione su quell’occhio del colore di un lago alpino fisso verso un punto invisibile, fiero e sicuro del messaggio che sarebbe andato a sostenere con fermezza. Il corriere espresso sarebbe sopraggiunto soltanto mezz’ora dopo, il tempo necessario per prestare di nuovo attenzione a se stessa attraverso delle avveniristiche cuffie di ultima generazione e sincerarsi, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’esito finale. La sua voce percorreva le tracce in un’ordinata confusione di gospel, gorgheggi, parti recitate e altre addirittura parlate, uno pseudo hip hop high-tech; la musica fondeva le accelerazioni e i rallentamenti di ritmi sincopati e totalmente digitalizzati, per addentrarsi di tanto in tanto in qualche spiazzante parentesi di matrice organica o decollare in aperture verso il domani. Holly era compiaciuta, soddisfatta, mentre riponeva il laptop nello zaino e inforcava lo stesso sulle spalle, scendendo di corsa le scale con in mano il pacco da dare in consegna; un cerimoniale già vissuto e privo di convenevoli, scarne raccomandazioni e una brusca rotazione del capo per stornare lo sguardo inquisitore del corriere, prima di scomparire tra la folla ed esserne inghiottita del tutto.

Federica Giaccani

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