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METZ – II

Data di Uscita: 05/05/2015

Un breve ascolto, durante la lettura

METZ - II

Il telefono squillò. E squillò ancora. Non accadeva da mesi ormai. Venne colto di sorpresa da quel suono che quasi non ricordava più. Si alzò dal letto trascinando i piedi tra cumuli di fogli e polvere di gesso. Si portò la cornetta all’orecchio e attese in silenzio. Una voce femminile gli parlò in una lingua a lui sconosciuta. Rimase zitto. La voce disse qualcosa che poteva essere un nome. Lui seccato riattaccò. Qualcuno aveva sbagliato numero. Si guardò attorno stranito e si sentì sporco. Da quant’era che non si faceva una doccia? Come ridestato di soprassalto da un dormiveglia durato chissà quanto fece fatica a riconoscere il proprio appartamento. Non era la dimora accogliente che ricordava. Da quando lei aveva deciso di chiudere un matrimonio durato trentanove anni e se n’era andata, non c’era più nessuno a prendersi cura dell’ambiente domestico. Era stata colpa sua, di questo ne era cosciente, ma non riusciva a sentirsi davvero colpevole. La pensione non è un interruttore della mente. La matematica non si spegne. E quella dimostrazione aveva cominciato a prendere forma nella sua testa. E come edera gli aveva intrappolato l’anima. E non poteva liberarsene se non completandola. Un’ossessione che lo aveva chiuso fuori dalla realtà. In pigiama e senza ciabatte in un freddo astrattume fatto di definizioni, lemmi, teoremi e solitudine. Quattro anni passati a riempire fogli di formalità e rigore. Quattro anni a tracciare col gesso eleganti pensieri intangibili. Quattro anni a imprimere razionalità, logica, deduzione ed induzione nell’ardesia. Quattro anni. A inseguire la gloria. Quattro anni. Per perdere tutto. L’ultimo ricordo che gli era rimasto di sua figlia era una scritta ormai sbiadita sullo specchio del bagno. Uno stampatello sgraziato di rossetto. Papà stai scomparendo. Mangia. Non l’aveva richiamata e lei, probabilmente offesa, non era più passata a controllare la taglia dei suoi pantaloni. Quattro anni per toccare il fondo. Si ricordò le estati passate al mare quand’era bambino. Gli piaceva immergersi quanto più poteva, prendere una manciata di sabbia sul fondale e risalire. Quindi andava un po’ più al largo. E giù di nuovo. Portandosi al limite. Sentiva la pressione comprimergli il torace. L’acqua schiacciare i timpani. La vista annebbiarsi. Quattro anni di apnea. Ma era riuscito a risalire con una sabbia che nessuno aveva mai visto. Ora doveva solo aspettare.
Duecentotrentanove pagine. Duecentotrentanove. C’erano voluti tre mesi prima che qualcuno arrivasse in fondo per poi sentenziare. Non è valida. A pagina centosettantatre crollava tutto. Come aveva fatto a non accorgersene? L’aveva letta e riletta. Controllata fino allo sfinimento. E non si era accorto di quella svista. Com’era stato possibile? Presto avrebbe spento settantuno candeline e tutte le forze le aveva spese per giungere a nulla. Era emerso dai flutti con la mano vuota e senza più un filo di fiato. Si chiese cosa sarebbe rimasto di lui. Un involucro di vecchiaia e un fallimento che sarebbe diventato l’epigrafe sulla sua lapide.
Definizione. Lemma. Corollario. Cercava una via di fuga da un labirinto che si era costruito attorno da solo. Irrisolvibile. Dedalo dei suoi pensieri. Privo di ali. Definizione. Lemma. Corollario. Riprese il filo dei suoi ragionamenti. Ma come l’ennesimo Teseo, protagonista di una storia ciclica, non riusciva a discernere il filo giusto tra quelli infiniti di coloro che l’avevano preceduto con la medesima idea. Definizione. Lemma. Corollario. Cercò di guardare il tutto da un’altra prospettiva, da lontano, ma si rtirovò faccia a faccia con un fallimento frattale. Copia innestata su una copia innestata su una copia innestata su una copia. Definizione. Lemma. Corollario. Provò a ridiscendere gli scalini della propria logica, ma come un monaco sulla scala di Penrose non faceva altro che inseguire sé stesso, inseguito dalla propria fallacia. Definizione. Lemma. Corollario. Insisteva nel voler trovare un’uscita, una scappatoia che potesse condurlo in salvo, ma non era nemmeno più in grado di definire il fuori e il dentro. Come formica sul nastro di Möbius rimaneva intrappolato senza normale preferenziale. Definizione. Lemma. Corollario. Paralizzato dalla paura di compiere anche solo mezzo passo in una qualunque direzione, rimaneva bloccato in un punto imprecisato definito dalle irrealizzate volontà di infiniti dei a lui avversi. Definizione. Lemma. Corollario. Quindi, ormai privato di ogni possibilità di vittoria sulla propria sconfitta, cercò di creare il nulla nel proprio pensare. Ma come confinato tra due piastre di Casimir, il vuoto fluttuava creando una pressione insostenibile sulla sua esistenza. Definizione. Lemma. Corollario.

Quando varcò la soglia si ritrovò sommersa da appunti, articoli vecchi e recenti, gesso depositato su ogni superficie. La cosa la spaventò. Non si aspettava una degenerazione del genere. Il computer era acceso. Sullo schermo trovò una mail senza testo nel corpo. L’oggetto diceva. Non è valida. Chiamò suo padre. Non ottenne alcuna risposta. Lo trovò intento a fissare la scritta che gli aveva lasciato in rossetto sullo specchio del bagno l’ultima volta che era passata a trovarlo. Il giorno prima.

Pietro Liuzzo Scorpo

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