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Neil Halstead / Daniel Martin Moore @ Chiesa Evangelica, Roma (25/03/2015)

Un breve ascolto, durante la lettura

Neil Halstead - Daniel Martin Moore @ Chiesa Evangelica, Roma (25-03-2015)

Le strade erano affollate, le luci delle auto attraversavano le gocce di pioggia e si trasformavano in piccole e abbaglianti lucciole negli sguardi delle persone che incontravo lungo il tragitto. Non è ancora tempo di lucciole tra cespugli, è vero, ma non abbiamo tempo per cercarle altrove, così come non c’è tempo per la pioggia di abbandonare il cielo. Così come non c’è tempo perché due mani si sfiorino. Non dico che non ci sia semplicemente del tempo, non dico che non ci siano secondi a sufficienza, ma solo che non credo che ci sia per tutto un tempo prestabilito. Nulla accade per caso, ma nulla nemmeno accade di ciò non sarebbe dovuto accadere.
“Un coup de dés jamais n’abolira le hasard”. Ho in borsa un libro di Mallarmé. Forse è anche questo.
La pioggia trasforma i fari di un’auto in lucciole. Gocce d’acqua trasformano fasci di luce in lucciole. Tutto grazie a questi occhi. Cos’altro credete che non possa accedere?
C’è del magico in questo posto. La panca di fianco a me è vuota, la prospettiva la rende affusolata, la guardo e mi chiedo chi mai siederà lassù, dovrà esserne intimorito. Mi sento così pericolante, come se da un momento all’altro quella luce rosea che albeggia nello spazio di fronte a me potesse inghiottirmi, potesse inghiottirci tutti. Questi corpi, queste ombre.
L’ultimo pensiero si spezza quando Daniel entra con passo deciso e testa bassa, afferra la sua chitarra e si avvicina al suo microfono. Lui inizia così: In the cool of the day. E’ ciò di cui avevo bisogno, avrei voluto sussurragli. L’ho fatto, me ne sono resa conto che era tardi, ma forse non mi ha sentita, eravamo troppo distanti. O forse sì, la distanza avvicina i respiri e le parole e gli sguardi. Le sue mani si muovevano nell’aria, tra i suoi capelli, con quel gesto così fugace, così fragile. Acustica: It is well with my soul, questo il suo saluto.
I secondi di attesa cambiano forma, seguono il vocio di sottofondo ai respiri di tutti questi corpi adagiati su panche di legno. C’è ordine, ripetizione, regolarità. In tutto questo c’è caos. Probabilmente quello interiore che si proietta sulle pareti di volti del tutto sconosciuti, sull’ansia saliente nel vedere Neil salire quei tre gradini. Uno, due, tre.
La semplicità lascia di stucco. Così come anche quello sguardo sicuro, quella voce che graffia con delicatezza, quella loquacità per nulla forzata. Apre la porta e ci lascia entrare, facendoci sentire a casa, ci accoglie tra le sue note, tra i suoi testi limpidi, trasparenti. Chitarra, armonica a bocca, voce.

It wouldn’t tear love apart for this
Standing by the door in your red dress
You’re just a little girl hiding in the dark
Tell me how does it feel when the lights go up?

Sai che non vorrei andare via da qui. Agito la mano sulla gamba, sento che il tempo sta scivolando via, che la luna sta salendo su, alta nel cielo notturno. Sento anche però quella serenità del cuore, quel grazie che esce dalla bocca come fosse musica.

Tell me there’s a full moon rising
Big and bright on the horizon
Are you feeling strange
A butterfly falling

Yes, I tell you there’s a full moon rising
big and bright on the horizon
I’m feeling strange
a butterfly falling.

Neil Halstead - Daniel Martin Moore @ Chiesa Evangelica, Roma (25-03-2015)1

Valentina Loreto

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