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George FitzGerald – Fading Love

Data di Uscita: 27/04/2015

Un breve ascolto, durante la lettura

George FitzGerald - Fading Love

C’è un punto, lungo la costa, in cui la collina si bagna i piedi nel mare. Al di qua della collina c’è una piccola baia, sempre desolata prima dei preparativi per la bella stagione. Al di là, la città che vive sempre.
Sulla cima della collina c’è un vecchio faro di pietra, che si erge solitario tra molte ginestre e qualche pino.
Piantata nella sabbia, in quel punto della spiaggia dove finisce il mare, una figura nera rompe l’orizzonte.
Il mare, la spiaggia, la collina, il faro. E un uomo.
Visti da lontano sembrano stare su una tela intenzionalmente imperfetta, in cui le tinte tenui di una prospettiva aerea, accentuata dalla foschia del lungomare d’inverno, sono interrotte per un istante da un piccolo gesto verticale, netto e scuro. Un tratto quasi insignificante nella vasta rappresentazione di quel paesaggio languido, un’eccezione appena percettibile alla regola della natura provvisoriamente dimenticata dagli uomini.
Un giovane, con una felpa nera e il cappuccio calato fin quasi sugli occhi, tiene lo sguardo fisso sull’orizzonte. Ha smesso da tempo di guardarsi intorno, di cercare un segno, una prova qualsiasi, come un’impronta sulla sabbia o la traccia delle ruote di una bicicletta, una parola scritta con la punta di un ramo spezzato oppure un foglio nascosto sotto un sasso. Fino a poco tempo fa lo si poteva vedere mentre setacciava ogni angolo possibile di quel luogo desolato.
Non ha perso la speranza, ma questa si è trasformata nell’accettazione dell’attesa; l’avidità nei confronti dei giorni che scorrono si è placata o, più probabilmente, si è nascosta nelle profondità inaccessibili della coscienza.

Per chi non può approdarvi dal mare, c’è una sola strada che porta alla piccola baia: uno stretto ramo di asfalto che si separa dalla Via Panoramica e si inoltra tra i boschi di pioppi, verso la costa, in una leggera salita. La strada finisce su uno spiazzo e, da un lato di questo, si accede ad un viottolo sabbioso che scende fino alla spiaggia. Le giornate sono ancora lunghe, il sole è rovente fino al momento in cui si nasconde dietro le colline, della baia non si vedono che piccoli ritagli di sabbia tra un telo colorato e l’altro. I piedi minuscoli dei bambini e quelli con le unghie laccate di rosso delle mamme e delle nonne si affollano dove l’acqua è ancora bassa. Piantati nella sabbia, in quel punto della spiaggia dove finisce il mare, i piedi minuti di una giovane donna. Se ne sta dritta di fronte al mare, a volte osservando le bracciate dei più audaci tra i bagnanti, altre volte perlustrando con sguardo veloce e attento la distesa dei corpi immobili sotto il sole. È difficile orientarsi in una moltitudine di volti sconosciuti e voci mai udite, ma lei non perde fiducia. Ha appena cominciato a crederci davvero. Fino a poco tempo fa la si poteva vedere mentre, nelle giornate più calde, passeggiava serena nella città deserta. Ora l’attesa le è diventata insopportabile, vorrebbe divorare i giorni senza dover pazientare che trascorrano, lentamente, uno dopo l’altro. Vive sospesa nel limbo di chi ha chiuso con il passato ma non riesce a dare un senso al presente; e lei continua a cercarlo, avidamente.

Giulia Matteagi

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