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This Is the Kit – Bashed Out

Data di Uscita: 07/04/2015

This Is the Kit - Bashed Out

“Non sarà la paura della pazzia a farci lasciare a mezz’asta la bandiera dell’immaginazione”
André Breton

Kate suona tanti strumenti tra cui il banjo e le incomprensioni. Ha una voce per niente banale e nonostante sembra che non ci sia niente di nuovo sotto al sole il suo timbro vocale pare abbastanza originale, e volendo usare un aggettivo tanto caro ai rincoglioniti si può dire che sia “magico”. Non so cosa nella sua vita l’abbia battuta o sbattuta, né ho voglia di parlare di ciò che ha battuto, sbattuto o abbattuto me, quindi parlerò della schiuma della sua musica e delle sue parole.
[Spero di campare tanto a lungo da poter sputare sulle tombe di quelli che mi hanno fatto male – che l’abbiano fatto senza saperlo o no non fa differenza – e di chi ha riso di me – gettandomi nel ridicolo per non sentirsi stupido, inadeguato o davvero ridicolo, ma soprattutto spero di campare abbastanza a lungo per dirmi quanto sono stato stupido a scrivere cose del genere]
Scusatemi le interruzioni, ma c’è una parola magica che fa venir fuori il mio mister Hyde. È un tizio molto remarcabile, molto polaito, ed ama delirare [sono io che sto scrivendo, il mio Hyde, ha preso il controllo]
Smettiamola con le sperimentazioni e torniamo alla musica. Anche gli arrangiamenti sono molto originali e non viene affatto quella voglia di staccarsi il cervello, sezionarlo, e toglierci la parte che ci fa dire “mi pare di averlo già…”. Poi la title track [uso il corsivo per i nomi stranieri perché ho ancora un po’ di senso del pudore] è davvero molto bella, e l’aggettivo “bello”, al contrario di quanto dicono gli snob del teatro e delle altre arti in crisi, non sminuisce per niente, anzi rende quel sentimento di naturale gratitudine verso un certo tipo di bellezza. Le chitarre suonate in questo modo mi fanno venire voglia di ascoltare ancora musica nuova, pensando che qualcosa di bello e non “mi pare di averlo già…” si possa fare.
Lei, Kate, oltre ad essere molto brava ha una particolare bellezza-bruttezza, un’ambiguità estetica che mi attrae molto, e a vederla così pare che sia stata cresciuta da una pannocchia o da tre spighe di grano. Vorrei dormire con lei e sentirla suonare e cantare prima di andare a letto.
C’è qualche brano non molto originale, ma chi si aspetta la perfezione, la completezza, l’ideale, è un gran bel coglione. Saranno i colpi piccoli – che messi insieme fanno qualche colpo grande – e i colpi grandi che mi hanno convinto che della questione dell’Ideale non ci abbiamo capito ancora niente.
[C’è un fiume sassoso dove vorrei essere adesso e vorrei che fosse giorno e che il sole non scottasse e che migrassero le cicogne sulla mia testa. In quel posto mi sento come nel pollaio con mia nonna da piccolo, come con una pistola in mano, come nel cimitero di Père Lachaise]
Kate mangia abbastanza volentieri e il suo piatto preferito è l’arpeggio; i diesis però le danno molte vitamine e le sue lentiggini hanno bisogno di note alte per continuare a vivere.
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Marco Di Memmo

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