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Blur – The Magic Whip

Data di Uscita: 27/04/2015

Un breve ascolto, durante la lettura

Blur - The Magic Whip

Tra le insegne al neon degli sguardi si cercano, vengono intervallati da luce artificiale, la sfidano, riescono ad incontrarsi. Tra i grattacieli che sembrano non avere limite si apre il mare, infinito, bellissimo, è sempre mare.. Da un baracchino all’angolo della strada, tra le suonerie e le notifiche degli smartphone, arriva una canzone, come ad aprire un varco in un tempo che va secondo leggi differenti..Mentre i treni della metropolitana si fermano e ripartono tra una stazione e l’altra, il sussurro del piatto di una batteria s’insinua nel silenzio di una sala prove, cresce, viene accompagnato da suoni elettronici, poi rinforza il tutto il ritmo un tamburo..All’ora di pranzo e nel primo pomeriggio c’è sempre molto viavai per le vie della città ma la frenesia diminuisce, a passeggio alcune solitudini s’incrociano, sondano il terreno per un incontro, una possibile camminata a braccetto..Un altro ordine e poi forse si può fare una pausa, è il quadretto al ristorante take away là dall’altro lato della strada..c’è una radio bassissima in sottofondo, il ragazzo dietro al bancone si toglie per un attimo il cappellino e si strofina la fronte..Una dopo l’altra, una sopra l’altra, su e ancora su, fino a che punto del cielo? Le finestre, a volte vedi delle tende e a volte no, vetro affacciato sulle vite umane, storie intraviste e immaginate, quasi ti senti un esploratore dello spazio a quell’altezza, nella percezione della moltitudine..Un uomo inglese guarda verso un cartellone pubblicitario pop e, dopo essersi sistemato la giacchetta di jeans, estrae dalla tasca dei pantaloni un pacchetto di sigarette e guarda verso tutte quelle immagini..C’è una coda fuori dal negozio di fumetti, arriva fin sul marciapiede, c’è anche una mostra di design nei paraggi..e giù nella sala prove si sfoglia privatamente, ognuno nella propria memoria, l’album dei ricordi di famiglia, guardandosi negli occhi come in un abbraccio continuato..La tracolla della chitarra è al suo posto, la maglietta a righe è nella storia ad Hyde Park e ritornerà presto, la Fred Perry lì, anche lei al suo posto, la penna scrive e scrive sul foglio e la vita si rivela dentro alla canzone, il cuore in mano, sul tavolo, o dove piace immaginarlo ad ognuno di voi, incredibilmente toccato, commosso..la Musica dal suo regno fa un occhiolino, il lavoro è andato a buon fine, ringrazia.
Uno,due, tre..e la mano sinistra compone il primo accordo al pianoforte, le luci dei grattacieli e i volti degli abitanti e dei turisti filtrano nella composizione e si confondono tra loro. E’ il tentativo di parlare direttamente dal cuore della città, della vita della metropoli. Una metropoli che è unica e tutte le altre metropoli. Allo stesso tempo. Un ragazzo esce di casa e decide di fare una passeggiata rilassante fino al lungomare, poco prima dell’ora di cena. Vuole ascoltare il vento per i successivi trenta minuti, magari insieme a qualche canzone, magari togliendosi una delle due cuffiette ogni tanto..e accogliere ciò che in quel momento può offrire lo scenario cittadino..una risata..una sirena..un saluto..un motore..musica soffocata dalle pareti di un locale..campanelli di biciclette..libri che vengono sfogliati..tintinnio di bicchieri di vetro.. Davanti agli occhi le possibilità sue e di centinaia e centinaia e centinaia di altre persone come lui..lì,tra i confini indefinibili delle nostre nuove città..dove sempre di più l’umano e il naturale tornano a cercarsi, a sfiorarsi, ad attrarsi, e comunque battono cuori come poesie o tamburi.. Questa musica è lì, al centro di questi movimenti, nel cuore che batte e che non si arrende di chi ha intravisto la bellezza e non smette di andare a riprendersela..Tra gli schermi che trasmettono vetrine sfondate e panchine in fiamme e gli occhi di una giovane ragazza straniera venuta da lontano e i suoi jeans neri tagliati sul ginocchio, tra la terrazza più alta del centro che ospita i bicchieri dei cocktail degli aperitivi e le fiamme degli accendini ad illuminare la sera da tanta altezza.. E sulla stessa terrazza, ora spoglia, in un’altra sera..solo gli strumenti di un gruppo musicale pronti a risuonare con la notte e le stelle, artificiali e non, ad accarezzare lo sguardo della luna, sempre la stessa, sempre così diversa, ad accorgersi che i ritorni accadono e hanno anche una loro grazia e che, in fondo, un tutt’uno è la storia che abbiamo da raccontare..Sembra di vederli luccicare quegli occhi nella notte..tra le note che si adagiano ed insinuano tra i rumori della città e tutte le sue vite intrecciate..Raccogli da terra il mio cuore di terracotta che non so più se è in pezzi o ancora intatto, so che da te sta per risvegliarsi il giorno mentre qui il cielo sta diventando blu tra le foglie degli alberi di ciliegio. Non vedo l’ora di stare con te.. Nello stesso istante in cui il ragazzo è uscito di casa per andare verso il lungomare, una ragazza si lega i capelli in una coda, prende il suo I-pod ed esce di casa..guardano la città..i loro corpi si sfiorano..premono il tasto play e ascoltano la stessa canzone.

Filippo Redaelli

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