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William Basinski – Cascade

Data di Uscita: 28/04/2015

Un breve ascolto, durante la lettura

William Basinski - Cascade

Some Traffic lights & Cascade Loops

Guardare le luci proiettate da tutti i tipi di fanali: di posizione a volte clamorosamente assenti per via di qualche urto, di stop per segnalare le continue frenate nel traffico sinuoso e frenetico, l’anabbagliante giallo che incita alla violenza le vetture altrui e il fendinebbia utilizzato come monito per alzare bandiera bianca. Le linee di transito totalmente intasate in un interesse utopico teso alla creazione di un qualche ordine fondato sul disordine stradale. Niente di psicologico, nessun rimando allo scompiglio personale di una vita che non prende ancora una piega decisa e risalta per mancanza di stimoli.
La volontà è slegata dal senso comune e l’osservazione di più monitor, che a loro volta riportano ingorghi da varie latitudini e longitudini, appare come un momento a sé stante dal resto. Una perversione così la iniziarono a chiamare i suoi familiari, sempre più lontani e sicuri che questo strano hobby togliesse a lui più del tempo dovuto. Avevano ragione loro, ma l’illusorietà di una società perfetta aveva preso il sopravvento. Gli studi universitari lo avevano deluso gettando nel discredito i suoi precedenti ideali, autodistrutti in un odio radicale per una classe di insegnanti che aveva totalmente smarrito ogni sorta di realismo richiudendosi in una bolla autoreferenziale destinata ad annegare il buon senso rimasto.
Demolire una certa forma mentis è tuttavia impossibile e così il materialismo storico ha cambiato pelle in un conglomerato di vie, autostrade, ponti e motel destinati a svelare chissà quale paradiso in terra. Sarebbe di certo arrivato – pensava dopo qualche mese – il momento in cui tutti sarebbero stati in grado di concepire il mondo attraverso la carica sessuale insita negli sciami di macchine. Nessun esoterismo albergava in lui e, anche se certe letture di Ballard influenzarono le tesi, la convinzione più profonda garantiva una conoscenza superiore e aperta a tutti in attesa di essere svelata. Velleità da Nostradamus erano lontane e così notte dopo notte i giorni passavano blandendo i propri occhi con periferie sovietiche senza vetture, alture del Colorado innevate e stracolme di camion e formicai sudamericani di Opel Corsa vecchio modello.
L’audio non interessava, per i suoi c’era altro ad accompagnarlo nel suo piano erano presenti loop infiniti abili a dilatarsi lungo tutta la durata degli appostamenti davanti ai numerosi schermi.
La sensazione di espansione però non rende bene l’idea, bisogna rivolgere i pensieri al fenomeno della disgregazione. Altra chimera lontana è quello che fa dei loop un corso praticamente infinito di istanti che si ripetono in una continuità nient’affatto artificiale. L’ultimo nastro capitato tra le mani si chiamava “Cascade” e la lucentezza dei fari notturni era solo lievemente attutita da un andamento stanco, l’ossessione che portava allo sfinimento per un orecchio non allenato. Serve in generale una particolare propensione all’ascolto per avvicinarsi ad evidenti forzature del sistema commerciale della musica pop in cui un refrain riconoscibile dà la forza a tutto il resto. Le variabili non sono dipendenti e una persona può trovare soddisfazione glorificando il proprio orecchio con vari generi. Comunque la fusione dei due martellanti assilli utopici si legava alla perfezione, era il traffico a parlare attuando un apparato di regole nascosto. Il rumore di fondo, ricomposto in continuazione ma all’apparenza identico, era una sorta di respiro. L’accompagnamento così diventava come l’ossigeno e le potenzialità dell’accoppiamento illuminavano la sua mente sempre più deformata dall’isolamento.
Le preoccupazioni attorno a lui svanivano durante le sedute al computer, la bellezza liberatoria in una stabilità come sempre illusoria. Gli altri erano in ansia, ma lui non si accorgeva più di nulla e cullato dall’immaginario di perfezioni assorbiva i loop in attesa della conclusione. Un finale che non arrivava mai, una disciplina rigorosa e un fremito di piacere immaginando la solitaria rincorsa attorno a rotatorie con aiuole lunari. Una fotografia di Richard Misrach a ricordare le vecchie passioni, stranamente connesse all’annullamento in corso.
C’è davvero un senso in tutto questo? È tempo di agire o è necessario aspettare tempi migliori consci che l’autostrada diventerà dorata?
Una strada bloccata con annessa coda infinita sulla SR 143 a Nord del Sky Harbor Blvd vicino a Phoenix, non c’era tempo per pensare. Fotografie e appunti con le prime impressioni presero il sopravvento sulla riflessione appena iniziata, mentre “Cascade” fluiva lenta.

Alessandro Ferri

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