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Nils Frahm – Solo

Data di Uscita: 29/03/2015

Un breve ascolto, durante la lettura

Nils Frahm - Solo

Bisogna avere una buona disposizione di spirito per ascoltare un disco di piano solo, perché per quanto sia uno strumento completo, forse il più completo che ci sia, ci sono dei vuoti che si possono sostenere solo con una certa propensione al silenzio, ai pochi timbri ecc.
Ascoltavo Frahm in un periodo che ora mi fa abbastanza orrore, ed è ovvio che la musica sia il medium che ridesta più di qualsiasi altro tutto il balordo gioco emotivo che si agita nel nostro cervello. Ascoltare qualcosa senza filtri intellettivi, sensoriali o emotivi è quasi impossibile: ascoltiamo la musica con il nostro passato, con le manie, con i fantasmi che ci siedono accanto, con le categorie e con tutte le altre stronzate di cui ci siamo riempiti. Cercando di ascoltare questa musica “nudo” devo dimenticarmi di Satie, del mio dolore, della vanità della vita, della mia gioia, del cane che viene dall’inferno, della storia della musica, della composizione: solo così, solo “purificando le porte della percezione” posso arrivare nudo all’essenza nuda della musica, e la cosa più bella è che non potrò toccarlo con le parole, non potrò spiegarlo alle altre persone, ma potrò solo sfiorarlo e cercare di farlo sfiorare a chi vuole leggere le mie parole. Posso solo riportare il vapore, il delirio sublimato dal ghiaccio puro e inesplicabile della mia visione-sensazione.
Vedo i neuroni scorrermi dentro come piccoli asteroidi che comunicano movimento, vedo martelletti coperti dal feltro, vedo una luce bianca e circolare, sento la carne che non ha più peso, la mente che non ha più parole, le parole che non hanno più sostanza logica e che si dissolvono in una sensazione, ovvero nel senso del mondo che è al di fuori del mondo e all’interno allo stesso momento – un interno inarrivabile, dove uccelli in forma di neuroni-stelle comete viaggiano da un cervello-dio-nondio fino alle dita, e vedo tutto unito tutto sensato tutto unico, tutto dissolto tutto indistinto tutto vero perché tutto vano, e vedo l’insensatezza di descriverlo e sento di non dover farlo di dover darmi solo al silenzio e che l’annullamento, cioè l’accorpamento con quest’assoluto sciolto, con questa indistinzione universale, può compiersi solo al di là delle parole, in un raccoglimento che è uno spargimento, una distruzione di sé, un’unione-annullamento con una musica unica, senza tempo dimensione e spazio, con cui si sono uniti i mistici e i folli, e che in sanscrito avevano provato a descrivere molti secoli fa con la parola “nirvana”.

Marco Di Memmo

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