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Colapesce – Egomostro

Data di Uscita: 04/02/2015

Un breve ascolto, durante la lettura

Colapesce - Egomostro

Ho corso per interminabili kilometri, e poi per cosa? Arrivo e il cielo è cupo, l’aria irrespirabile, il terreno fragile, tanto che nemmeno mi sostiene. Non fa freddo, non è più tempo per il freddo, né per la pioggia e la neve e tutte quelle cose lì che portavano le braccia ad incrociarsi sul petto afferrando le spalle, ad abbassare il viso e soffiare e soffiare per scaldarsi, quel tanto che permettesse ai denti di non battere. E il cuore.

Dentro la bocca dell’io estraggo il dente,
crolla la mia integrità
hai un fucile già carico, carico a paure
vuoi spararmi contro?

Mi viene in mente una di quelle scene da film, la classica in cui qualcuno dice “va’ pure tranquillo, ci sono io qui a proteggerti le spalle”. Un oceano di paure / mi tiene lontano da te. Mi volto di scatto: dietro di me c’è solo un immenso portone che potrebbe essere sfondato da un secondo all’altro. Le mie spalle sono scoperte. Schiudo la bocca e sento che mai potranno più le parole uscire in volo. Chiudo gli occhi e sento il freddo gelido di un oggetto metallico a contatto con la mia pelle. Costruisci la tua strategia per difenderti / quando si tratta di esistere, dice una canzone. Nessun altro dice qualcosa.

Non ho mai pensato che in questa vita qualcuno potesse avere un ruolo marginale. O meglio, tutti potrebbero averlo, ma perché non osservare l’altra faccia della medaglia? Tizio ha un ruolo marginale nella mia vita, ma ha sicuramente un posto privilegiato. Quindi Tizio è per Caio qualcosa di magnifico, irripetibile, eccezionale. Che importanza ha che nella mia vita Tizio non ha alcuna importanza? Un estraneo ti asciugherà le tue ultime lacrime, sempre una canzone, sempre la stessa. Credo sia una risposta.

Nel mezzo poi c’è tutta la vita.
Disintegro i pensieri negativi quando nel sonno mi stringi da dietro. Un mondo nuovo, che è poi lo stesso, il nostro degli sguardi visti da dietro, del silenzio della tua bocca, del sorriso delle tue labbra. Butti giù il portone, qualcuno ha detto freddo? Il vento non sempre porta freddo, così come il freddo non porta sempre vento. E’ solo la tua voce, nella tempesta di una vita senza tempo, di un sogno senza cielo.
La tua voce ricorda il vento nella stagione calda / Come ombre di stelle sono i nei della tua pelle.
L’ombra ci avvolge e nella luce siamo lampi.
Mentre prendo appunti sulla grazia del tuo viso sento il corpo che avanza senza una direzione. E i miei passi si confondono con l’andare di un gabbiano sulla riva di una spiaggia che mai è esistita. Quando rientrerai, sarò lì dove ero prima che tu uscissi.

Ci sono dei giorni in cui le ore sono briciole
raccolgo i minuti sopra il tavolo
la vita è solo una manciata di domeniche

E’ quello che avrei voluto dirti mentre i tuoi occhi mi guardavano e la mia mano continuava a muoversi in attesa di una risposta che era forse la mia unica certezza. Le mie due certezze / se le sfiori entro in crisi.
E così questa crisi non avrà mai fine, così come non ha mai avuto un inizio. Distinguere una paura da una fine, / sbarazzami dal peso delle frustrazioni / e smetterla di trascinarsi i ricordi dentro al letto.

Poi c’è una canzone. Una canzone in cui si dice:
non c’è una formula
che fermi una lacrima

Amare basta e lo faccio a testa alta.

Valentina Loreto

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