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Sharon van Etten @ Circolo degli Artisti, Roma (07/12/2014)

Un breve ascolto, durante la lettura

Winter in our bones – 20,45
Le strade pullulano di luci e di respiri, di abbracci e di addii, di sguardi e di rumori, di silenzi. Cammino distrattamente tra gente distratta, dentro un ritardo che nessuno potrà mai portarmi via. Il profumo di un semplice sguardo che ti accarezza e ti dice che andrà tutto bene, sì, andrà tutto bene.
Arrivo correndo, dopo un’esperienza da dimenticare. Arrivo correndo e le luci sono ancora spente. Accese, certo, ma ancora spente. Avverto un mormorìo patinato di gente che si saluta, da quanti mesi, da quanti anni, da quanto tempo. Siamo cambiati eppure siamo sempre maledettamente gli stessi che nuotiamo e annaspiamo e andiamo giù e risaliamo e poi.
Un sorriso, un permesso, un timbro e sono dentro anch’io. L’angolo è quello laggiù in fondo, mi tremano le gambe perché non manca molto che le corde di quella chitarra poggiata proprio davanti a me inizino a vibrare. C’è un momento in cui l’attesa per l’abbandono diventa invivibile, allora arriva la sospensione. Sono lì nell’angolo in fondo, sono sospesa. Quanto sarà di attesa? 3 minuti? Sono troppi, voglio urlarlo, sono troppi. Non c’è nessuno che ascolta questa benedetta voce che mi scalpita dentro che continua a gridare “sono troppi”? No.

Le luci – 21,41
Se tutte le aperture fossero così. La maestria di Marisa lascia a fiato sospeso, c’è ritmo, ci si muove, le luci sono allegre tanto a formare sorrisi sui volti dei più pensierosi. Ora non manca molto, lo sappiamo tutti.

Così poi un lungo sospiro, i muscoli che si rilassano dopo ore di tensione, non avresti che da chiudere gli occhi, eppure ti sforzi a tenerli aperti, quasi sgranati, increduli. Lei entra con un passo leggero, gira su se stessa per afferrare la chitarra, poi eccola con il suo timido sorriso, il ciuffo sul volto, la sua voce.
1) You told me the day / That you show me your face / We’d be in trouble for a long time.
2) It’s the combination that takes emotions.
3) Everyone else / Hasn’t a chance, don’t / Fail me now / Open arms, rest.

4) Don’t you think I know you’re only trying to save yourself?
<< Save me, please. How do you know “save yourself” in Italian? Salvatì? Salvatì! Well, Salvatì!>>

5) I am writing about him home I am, I am writing a song for him.
6) I don’t want to let you down.
7) Tell me.
08) And a smile that is his and room that he gives his own time.
9)Such a perfect day.

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L’applauso è arrivato dall’alto, da voci incredule ed entusiaste, da braccia euforiche. Lou, oh, Lou, se solo potessi ascoltare anche tu. Un arpeggio lento, una vibrazione interna, una grazia saliente. Più forte, meno forte. Un passo che sale e scende dalla scala, due passi avanti e uno indietro.
10) I was inside, painting your name on the window.
11) Everyone’s knees knockin’ at the fear of love.

Rientra con un passo più deciso, i capelli scompigliati, un viso radiante. Le luci sul suo volto son cose belle che si reggono a fatica, perché la musica non finisca, perché questo momento non finisca, perché tutto possa tornare ed esserci e tornare.

12) You’re the reason why I’ll move to the city or / Why I’ll need to leave.
13) Everyone changes, in time / I hope he changes, this time.

14) Imagine when / Every time the sun comes up, I see double.

I thought I was
Someone else, someone good
. Continua a scrivere, continua a cantare, continua a suonare, continua a curvare le tue spalle a nido, continua ad essere Sharon, continua. Every time the sun comes up.

Valentina Loreto

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