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St. Vincent @ Alcatraz, Milano (17/11/2014)

Un breve ascolto, durante la lettura

I’m sure we have some things in common

Hello 21th century, give us a break. Again, hello 21th century, please give us a break.

Com’era quella storia che spesso ci raccontavano e che ci raccontavamo?
Era quella storia in cui chi andava a sentire un certo gruppo dal vivo poi non poteva fare altro che creare musica a sua volta?


Da dove si incomincia con questa storia?
Io vi vedo, voi mi vedete, noi forse ci vediamo. Benvenuti, il piacere è tutto mio.
Hey, siamo a New York e ora è il 1970 baby?
Chiama chiama, Pianeta Terra, ci sei? Rispondi?
Am I the only one in the only world?

Una bellezza ora androgina ha fatto il suo ingresso sulla scena. Saluta. Si prende il suo tempo e il suo controllo. E’ discesa così tra noi. Fa un cenno. Appoggia le dita sulle corde della chitarra elettrica. Un suo prolungamento. Una sua arma. Una sua voce. Un pezzo della sua anima, dei suoi nervi, del suo cuore.

Testimone del mio tempo, il tempo digitale.
Tu mi hai buttato giù, io ti sfido.
Tu mi hai buttato giù, io ti uso a mio piacimento.
Tu mi hai buttato giù, io ti mostro anche per quanto sei ridicolo nei tuoi deliri di onnipotenza.
Tu mi hai portato a conoscere così da vicino il crollo che..
No aspetta, è qualcosa in più ancora..
Posso controllarti.
Posso controllarti senza schernirti pure. L’operazione è andata a buon fine capitano.
E’ il tempo della grazia e della forza.
E’ la mia storia e la mia rivincita fatta di rock n roll.

Un salto indietro. Le nostre camerette, la velocità dei nostri sogni.
La.. Stop. Poi è venuto il giorno in cui abbiamo scoperto la forza di gravità. F***ing gravity. Cicatrici sulle ginocchia, ferite sui gomiti, lividi dappertutto.
Una voragine e una vertigine. Una caduta, un’altra, e poi altre di nuovo.
E comunque siamo ancora in piedi.

Nel frattempo.
A smile is more than showing teeth
Prova, ok, alza l’angolo destro, sì bene, ok, alza l’angolo sinistro, sì sì, benissimo.
E però.. non è che vada così bene.
Sono anche puliti i tuoi denti. Però.
Chi ci insegnerà a ridere veramente, a ridere anche con gli occhi?

E intanto..
Cheerleader. Le chitarre si alternano, si dimenano, la pettinatura resta intatta, i tacchi scalpitano, strisciano, si alzano, crolla il muro di Berlino e ci fumiamo la sua polvere, Prince Johnny, Cruel, Cause we’re all sons of someone’s.. Sfida le leggi della vulnerabilità, dei suoi limiti, sdraiata per le fotocamere..ti ho già sconfitto sai, era digitale?

I’ve spent the summer on my back. Another attack.
Oh, it was a lonely lonely lonely winter.

A testa in giù, per le fotocamere. Sfida le leggi della sua vulnerabilità. Era digitale, non sei niente per me sai? Tu resterai nella memoria con Bowie e i Talking Heads eh? O ci andrai grazie a me? Sai cos’è l’arte, sai cos’è il Rock n Roll? Com’è che funziona questa faccenda?
La risposta è..
La mia storia più privata che è anche una storia universale.
La risposta ha anche un nome, di solito si fa chiamare H o p e.
Un tutt’uno con la sua anima, con il suo corpo, con le sue parole, con i suoi gesti, con i suoi nervi, con la sua intelligenza, con la sua chitarra, con la capacità (che si fa gioia) di scrivere (e di ricevere e ascoltare) canzoni che non si possono spiegare né con una piccola frase, né senza viverle di nuovo ogni volta, perché ogni parola è carica di tutto questo e altro ancora, con la sua anima, la sua storia, con la storia di questa musica, con la sua chitarra e con la sua voce, il suo corpo, la sua capacità di conoscere e ammaestrare i suoi limiti, i suoi gesti, i suoi nervi, la sua intelligenza, il suo cuore, la sua speranza. E’ qualcosa di raro e di grande a cui assistere.
Ed è proprio per questo che in questo foglio ci può essere scritto poco o anche tanto, ma sicuramente non tutto, di quello che vuol dire vedere suonare Annie Clark dal vivo.

Filippo Redaelli

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