monthlymusic.it

Club To Club @ Luoghi vari, Torino (5-9/11/2014)

Un breve ascolto, durante la lettura

A Trojan horse, or Trojan, in computing is a generally non-self-replicating type of malware program containing malicious code that, when executed, carries out actions determined by the nature of the Trojan, typically causing loss or theft of data, and possible system harm. The term is derived from the story of the wooden horse used to trick defenders of Troy into taking concealed warriors into their city in ancient Anatolia, because computer Trojans often employ a form of social engineering, presenting themselves as routine, useful, or interesting in order to persuade victims to install them on their computers

M. “C’era bisogno di andare fino a Torino per beccarsi un virus? Proprio nel momento in cui l’Ebola spaventa il mondo intero grazie al solito allarmismo mediatico”
A. “Sembrava un programma utilissimo, che ne sapevo del codice nascosto e della manipolazione?”
M. “In pratica è pieno di hacker a Torino? Ti hanno cancellato le informazioni o le hanno rubate come quelli di Wikileaks?”
A. “Lascia stare quel maniaco represso di Assange, è un Trojan strano perché diversamente dai normali virus mi ha arricchito”
M. “Sì Assange è uno sfigato. Spiegati meglio, pare molto interessante”
A. “Ho intuito che il virus in questione, almeno inizialmente, non si diffonde autonomamente. Una schiera di persone ha preparato il tutto, costruendo vari spazi e progettando gli orari d’infezione. Solo successivamente ogni soggetto ha inglobato in modo diverso l’eseguibile esterno”
M. “In tre giorni non si rischia di rimanere troppo esposti?”
A. “C’è questo pericolo ma pensa che la diffusione è stata diluita in cinque giorni. Qualcuno ha assorbito il cavallo di Troia da mercoledì a domenica”.
M. “Cristo, che fatica”
A. “Decisamente, anche tre giornate consecutive provano molto e ci sono stati momenti di non indifferente difficoltà fisica. Torino è prima di tutto una città bellissima, regale e con dei viali che non finiscono mai. Chiaramente la crisi influisce e i negozi in certe periferie sono tutti chiusi. Al Lingotto c’è quella roba, come si chiama?”
M. “Eataly?”
A. “Esatto, l’acqua costa come a Parigi e ci sono mille tipi di birre e di affettati e di formaggi. Degli sfigati con la camicia bianca, molto giovani, hanno speso più di cinquanta euro per poche bottiglie di Nastro Azzurro”
M. “Oddio la birra più penosa del secolo, non è possibile. E loro non finiranno mai il loro stipendio pur spendendo così i propri soldi, facciamo una patrimoniale?”
A. “Una patrimoniale sui fessi? Magari. Fammi tornare al Trojan Horse. Il primo giorno ci hanno fregato per bene, una volta entrati in un teatro bellissimo l’esperimento è partito. Ora dimmi come puoi mettere una serata Hyperdub al Carignano? E’ una scelta sublime e da subito il virus è entrato in circolo”
M. “Al Carignano? Che esagerati questi torinesi però tu pensa ai signori che volevano vedere una rappresentazione teatrale e si sono ritrovati una fila di zombie”
A. “Dai gli zombie veri sono arrivati i due giorni successivi in una specie di spazio hangar vicino al Lingotto. Nelle logge c’erano solo delle bellissime ragazze, almeno mi è sembrato di vedere solo pseudo modelle. Vediamo al dunque. La bionda, la Halo, è stata fuzzy e ne sono innamorato da tempo. Se non è amore mettere una foto profilo su Facebook con me e lei, cosa è amore?”
M. “Sì è la massima forma di amore”
A. “Favolosa, quando ondeggiava con i capelli che le ricadevano davanti al volto pareva una divinità. Il suono era sperimentale, una colonna sonora di un film che probabilmente non vedremo mai. Perché anche quando non c’è possibilità di pioggia imminente Lei è una certezza”. Laurel Halo
M. “E basta sbrodolamenti amorosi”
A. “Ok. Poi è arrivato, Kode9, il boss della casa discografica e c’erano Spaceape, DJ Rashad e dei campi sonori sterminati. Il Cavallo di Troia in evidenza e pronto ad esplodere successivamente in un altro luogo periferico, il teatro era l’incipit, un primo spazio in cui farsi fottere”. Kode9
M. “Hiroshima Mon Amour?”
A. “Proprio lì, io comunque sogno di chiamare un posto con un nome di un romanzo di Delillo”
M. “Ehhhh?”
A. “Niente scusa, divagazioni inutili. C’era un batterista metallaro con i capelli lunghi e la barba, accompagnava un altro barbone. Proprio nel senso di avente la barba, non clochard”
M. “Grazie per la precisazione”
A. “Bene, e questi hanno fatto vibrare i muri richiamando anche una bestia feroce. L’animale ansimava, stava morendo e lasciava sangue dappertutto. Fiotti di liquido rosso a terra e un rumore infernale, a parer mio questa parte di spettacolo è stata molto vicino alla perfezione. Lusso sotto forma di cavalcate di droni e organi interni sottosopra”. Ben Frost
M. “Non male come prima giornata, ma davvero ci stavano quelli con la borsetta dell’evento vuota solo per dimostrare che avevano una borsetta dell’evento?”
A. “Ovvio, tanto appena ci mettono cose pesanti per andare all’università si rompe”
M. “Sì, ma davvero i grandi recensori musicali erano tutti lì in prima fila a parlarsi addosso?”
A. “Che diamine, è un momento segnato sui calendari da almeno metà estate. Ci sono, ci sono e che bellezza vederli tutti intenti. Onanismo intellettuale puro, come spiega Mourinho”
M. “Quello che fa le manette?”
A. “Sì lui e il giorno dopo è stato più lungo e difficile. Ti ho detto che i viali di Torino non finiscono più? E’ tutto costruito per abbassare le difese e a questo devi aggiungere il vino. Arrivati c’era un gruppo di casinari tanto apprezzati da tutti, io non ho capito che tipo di spettacolo volevano proporre e il Cavallo di Troia ha trovato solidi guardiani”. Jungle. “Nella Sala Rossa invece i metri sono meno e non puoi sfuggire. Mettici quella con i capelli lunghissimi neri, Kelela, e prima la bionda, Jessy Lanza, e infine l’altra dal Kuwait, Fatima Al Qadiri. Game over perché il trojan raggiunge un grado di perversione tale da farti avvicinare al limite; prontamente superato quando l’unico tedesco da 110 e lode perde progressivamente vestiti per rimanere comunque elegante. I campanelli, il crepitare e la techno trasformata in scienza perfetta”. Jessy Lanza, Kelela, Fatima al Qadiri, Pantha du Prince.
M. “Scienza perfetta? Finalmente qualcosa in antitesi all’antropologia, ottimo lavoro”
A. “Esatto, e poi figuriamoci se dopo aver ricevuto tanti input si è in grado di gestire una festosa esplosione con gli altri due. John Talabot è un figo ma era troppo tardi per i nostri muscoli. C’erano ancora in saletta due cavallini inglesi, brutti e cattivi, ma li abbiamo visti mille volte e conosciamo già le loro immense qualità”. Talaboman, Millie&Andrea.
M. “Secondo me l’infezione era già sufficiente, immagino che il tutto sia continuato. I casi umani con i baffi strani e i vestiti alla cazzo erano lì?”
A. “Stesso discorso di prima, sei al C2C e purtroppo basta una macchina fotografica per acquisire lo status di artista. Poi lo sai quanti blog ci sono? Io vorrei essere un Tumblr intellectual o un vagina painter o un wine stylist”
M. “Ah sembra interessante questo vagina painter”
A. “Il sogno della mia vita. Torniamo al trojan horse che l’ultimo giorno è stato durissimo”
M. “Anche domenica era giornata di esperimenti eh”
A. “Sì ma quel giorno ci saranno stati solo esperti baffuti e persone con pantaloni da acqua in casa. Figurati se persone normali mandano mail per prenotarsi ad eventi che sembrano dei vernissage d’arte, probabilmente senza pasticcini”.
M. “Hai ragione, continua pure”
A. “Un disco niente male, quello di Clark, risolto in una schifezza. Ancora non ho capito cosa sia successo ma il primo approccio è stato sballato, luci verdi a parte. Tra le altre cose aspettavo l’All-Star Team, i Future Brown, dove tutti i big si esibivano insieme. E ovvio c’è da migliorare, chiaramente il nero al microfono ha delle difficoltà, è palese che bisogna affinare il tutto. La tuta bianca larghissima, le foto e il resto: un gran tentativo di riscrivere i codici interni di un Paese che non ce la fa e non vuole farcela. Perché in tutto il mondo la situazione è una moda ormai, dall’underground alle metropoli il passo è breve. Sarà che noi non abbiamo grandi storie da raccontare, i nostri fumetti fanno cagare e quelli americani sono i migliori. Lo dice anche Geoff Dyer”. Clark, Future Brown.
M. “Yankee Go Home”
A. “Gli stessi ritmi nella saletta, grime, footwork e buio pesto. Un sacco di inglesi ballavano come pazzi, sono abituati loro e ovviamente i grandi guru nostrani li guardavano ridendo. Fermi immobili, in tutti i sensi”. Visionist. “L’altro era ancora meglio, che classe e completezza quel ragazzino bianco. D’altra parte quello mascherato è carino su disco, dal vivo ci si aspetta di più. Deve fare di più e poi la ressa, i beoti che spingono perché vogliono la foto che copra tutto il palco. Il mingherlino, Jacques, in sala rossa sembra uscito da un romanzo del 1900 americano, pronto a rincorrere i propri sogni tra spazzatura e guerra fredda”. Jacques Greene, SBTRKT.
M. “E il Muro di Berlino, davvero c’è gente che pensa al crollo come causa decisiva per la caduta del comunismo?”
A. “No dai calma. Io sarei per diventare tutti comunisti e felici. La caduta del muro è stata semplice e rovinata dal suono di qualità non eccelsa, quelli li conosci già e l’altro, Recondite, è stato il più profondo. Se riesci a spiegarmi perché le donne vanno in visibilio con il tedesco brutto, il signor Ring, sei un genio. Non è bello, manco un po’. Bravo lo è eccome ma doveva accontentarsi di far ballare tutti e allora gli altri due del suo gruppetto, i Modeselektor sarebbero stati più divertenti e cazzoni”. #BerlinWall25
M. “Non è vero che vuoi diventare comunista, vuoi solo un lavoro nell’ambito della cultura in Italia”
A. “Appunto”
M. “Finito tutto con i berlinesi?”
A. “Macché c’era un inglese pazzo, folle scatenato rimasto mezzo nudo durante un live debordante con la gente che pogava. Un santone che si trasforma in bestia, dovresti vederlo dal vivo perché il cambio di registro interno è riuscito alla grande chiudendo con lui”. Vessel.
A. “In definitiva è stato un esperimento riuscito perché decifrare i nostri gusti e immettere delle novità non è cosa da poco. L’ambiente non aiuta ma loro, gli organizzatori del Cavallo di Troia, ne hanno creato uno personale ed allo stesso tempo lo hanno aperto alle influenze esterne. C’è cultura, conoscenza e voglia di migliorare. Il meglio in Italia, dove il meglio non c’è quasi più”.

Alessandro Ferri

Comments are closed.