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Nils Frahm @ Warwick Arts Centre, Coventry (27/10/2014)

Un breve ascolto, durante la lettura

Ci si rimette alla precisione geometrica delle frequenze e dei battiti. Ci si tiene con la punta delle dita ad appigli sonori vibranti e saldi. Tutto si incastra sul palco. Immerso nel fumo e nel surreale silenzio di consci spettatori. Un’ombra esile. Si aggrappa a tasti neri e bianchi. Manopole. Spie. Una scarica di elettricità appare per poi mescolarsi a corde che vibrano sotto decisi colpi di martelletto. Geometricamente. Dicevo. Echi lontani. Per pensieri vicini. Nello spazio ristretto di una poltrona di teatro si aprono vasti scenari di luci e oscurità. Giocano con ricordi più o meno remoti. E’ un filo nemmeno troppo sottile quello che unisce le note alle circostanze dei primi ascolti. Eppure questo è il futuro di quei giorni passati. E le immagini vanno e vengono. Al ritmo di basse frequenze. Lampi. Prima da un lato. Poi dall’altro. E sembra che tutto sia diverso. Come visto da un’altra angolazione. Come se un’altra prospettiva fosse necessaria per capire che niente è uguale a sé stesso.

l   u
c  i
s i
i
n t
e  r
s   e
c    a
n     o

Una scarpa. Al centro. Punto di riferimento. Perno. Attorno al quale tutto sembra ruotare. Una scarpa sinistra. Fuori posto? L’espressione fuori posto è decismanete fuori luogo in questo contesto. Le forme sono poligoni perfetti. Rapporti precisi stabiliscono intervalli e proporzioni. A determinare similitudini e disuguaglianze. Mentre tutto sembra spiraleggiare attorno. A quella scarpa sinistra. Se sarà lì ci sarà un perché. C’è. Ci deve essere. Imperscrutabile. Eppure di certa esistenza. Racchiude forse il senso di una serata di fine ottobre.

s
c a
r p a
s i n i
s t r
a

E poi il volume cala. Fino a permettere di sentire i respiri tutto attorno. Mentre sussurra un pianoforte. E ci racconta storie di raccoglimento e contemplazione. Intima confessione. In una stanza chissà dove. E la finestra è bagnata da gocce di pioggia. Battono sul vetro. Con dolce insistenza. Colpi di tosse. Si fanno strada.

c o u
g h
c o
u g
h
!

E tutto ricomincia elettrico. Si insinua nella mente. Piano. Apparentemente evanescente. Ma adagio cresce. Lentamente accelera. E tutto sinteticamente suona. Vibra il soffitto. Risuona. Sinteticamente risuona. Ma non abbandona mai quell’ordine calcolato. Metodico. Pure il vuoto. Riflette una novità sempre più estrema. Gioca col nuovo sintetizzatore. Che odora di canguro. Effetti. In attesa del la.

t a s t i b i a n c h
i t a s t i n e r i
s c i v o l a n o
r i e m p i o n o i
u o t i d i c u i n
o n s i p a r l a .

Pare la fine. Di già. Parte la fine. Picchia sulle corde. Picchia. Le pizzica. Forte. Veloce. Ancora e ancora. I microfoni. Fa suonare i microfoni. Dissonanze si accavallano. E poi come se qualcosa sfuggisse di mano. Come se cercasse di scappare. Infiltra il suono. E ne prende il comando. Come se volesse far silenzio. Anzi no. Insistentemente. Dice qualcosa. Che c’è di più da sentire? C’è di più. Lo sussurra. Ma non accenna a lasciarci andare. Perché ci manca ancora qualcosa da incastrare tra tutti questi contorni. Per riacquistare un equilibrio. Che per qualche motivo s’è perso. Forse nell’elettricità. Forse nei silenzi. Forse nella voce narrante. Ma eccolo di nuovo. Arriva da lontano. Come dal fondo di un tunnel. E se apparentemente a prima vista sembra sfocato poi è sempre più definito. Sempre di più. Ed esplode. Di più. Esplode. Nella precisione geometrica dei rapporti di cui sopra. Si aprono vaste praterie sonore. Orizzonti a perdita d’occhio. La forza della natura trova voce e collocazione in questo sconfinato spazio chiuso.

e
e n
c
o o
r  r
e   e
n c n
o
r
e n c o
r e

Piano. Per non disturbare. Per riprendere fiato. Per assaporare un attimo di contemplazione. Prima che tutto venga offuscato dalla luce. Per godere ancora di fronte a gentili incastri tra una chiave di violino ed una di basso. Per aprire un cassetto di preziosi. Che non sarà forse segreto. Ma di cui è bene essere gelosi. Finisce così. E’ calata la notte.

S c o r r e v e l o c e
a t t r a v e r s a i l b u i o
l a s t r a d a d r i t t a

Pietro Liuzzo Scorpo

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