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Damien Rice @ Teatro Linear4Ciak, Milano (23/10/2014)

Un breve ascolto, durante la lettura

La luce è fioca, Cohen canta Marianne, l’attesa fa sussurrare. Alcuni fremono entusiasti, altri son già seduti ma oscillano a ritmo di note piccole, necessarie. I secondi son più lenti, scivolo a destra, poi a sinistra. Ho in mano un apparecchio fotografico, vorrei già iniziare a catturare per averlo di nuovo con me quando tutto sarà finito e il giorno dopo e il giorno dopo ancora e quell’altro ancora. Altezze vertiginose, 21:15. Vien fuori con passo leggero, ma deciso. C’è un’aria calda, come i colori che la avvolgono, quelli di una casa col suo focolare, quelli di un cuore acceso.

1) The Greatest Bastard. I made you laugh, I made you cry / I made you open up your eyes / Didn’t I? – Yes, you did. Come nient’altro. Sempre più in alto, a picco. 2) Delicate. It’s not that we’re scared / It’s just that it’s delicate. Ci sono lacrime che rigano visi, mani che sfiorano mani, mentre ti penso e guardo in alto e forse piango. 3) Woman like a man. 4) Elephant. 5) 9 Crimes.

[Leave me out with the waste
This is not what I do
It’s the wrong kind of place
To be thinking of you]

6) The professor & La fille danse. 7) Volcano.  08) Cannonball. Love ‒ it taught me to lie / Life ‒ it taught me to die. Ci sorreggiamo nel silenzio. Un silenzio che è una preghiera, un silenzio che è presenza, un silenzio che è salvezza. 9) Older chests. 10) I don’t want to change you. 11) Cold water. 12) I remember. 13) Colour me. 14) In my favorite faded fantasy. 15) Trusty and true. 16) The blower’s daughter.

Aprire di nuovo gli occhi, distendere le braccia, è come rinascere, mentre in bocca hai ancora il suo sapore. I can’t take my mind off of you.

Parla per me, silenzio,
ch’io non posso. – J. Saramago

Valentina Loreto

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