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Ty Segall @ Locomotiv, Bologna (30/10/2014)

Un breve ascolto, durante la lettura

“There are not many cowboys in Europe, but…”
L’introduzione e le lezioni di Jimmy Longhorn: è subito “A Rodeo Event” nella cittadina di Redding, ovviamente in California. (Where Cowboys and Cowgirls from around the nation and Canada giving their best). L’ampiezza del cappello, per proteggersi dal sole che non c’è più ma il selvaggio West deve pur trovare una collocazione. I panni striminziti e la guaina, Jimmy ritornerà poi a gestire il marketing costruendo pile di monetine da lanciare agli avventori desiderosi di portarsi a casa maglietta, vinili e poster vari.
“I present to you….The Manipulator Band”. Ty, Mikal Cronin al basso, Charlie Moothart alla chitarra e Emily Rose Epstein alla batteria.
Non c’è nulla da inventare qui, le radici sono ben piantate a terra e nonostante l’attuale stagnazione californiana crescono nuove perle. L’elettricità del rock’n’roll, l’innocenza, la vitalità cazzona e volatile, il nervosismo, la frenesia e i capelloni che prendono vita proprio durante i contorcimenti della band. L’energia straordinaria e dirompente garantita da una macedonia impazzita gettata sul pubblico. La confezione personale ingloba molte sonorità: noise, garage, molta più psichedelia, qualche spruzzata grunge e una tinta glam rinforzata dal trucco. Un rumore spontaneo ed eclettico dalle mille influenze, l’ascolto compulsivo di vecchi vinili anche artigianali ha permesso a Ty Segall di carpire molte cose. Il divertimento, il pogo ed il crowd surfing entrano al Locomotiv Club trasportati da questo “fuzzy man” che viaggia con gli amici nel Van.
Possiamo immaginarlo adolescente in una cantina intendo a provare con la chitarra su di un palco improvvisato, per dare libero sfogo alla creatività mandando il materiale a qualche fanzine locale.
Ora è tutto più patinato, la cura è maggiore e si sta raggiungendo un pubblico sempre più vasto. A tutti gli effetti Ty Segall è visto come il trascinatore in grado di riportare alla ribalta uno spirito che pareva essersi autodistrutto. Il tempo passato tra un lavoro e l’altro si ricompone in quello spazio che c’è tra i falsetti languidi e gli assoli abrasivi, che dal vivo esplodono mandando onde enormi di elettricità.
Pronti e via, “cheap love, I’m wrapped in milk, drug rug that’s smooth as silk”, Manipulator. E poi un brivido di piacere quando si ripiomba ad inizio anni 90’, per chi non c’è stato fisicamente e può solo immaginare fa un certo effetto sentire dal vivo certi riferimenti. “Watching you, watching me, watching what we do, Feel”, Feel. E poi “Tall man and the skinny lady, I need to roll”, è un volteggiare che dà spazio a urla in falsetto perfettamente integrate con gli strumenti. Tall Man Skinny Lady. E se nel disco “when my love’s around sing, sing louder louder” è più una fiaba canticchiata, dal vivo è naturalmente e straordinariamente più “louder”. The Singer.
C’è tutto in 75 minuti, è uno spettacolo come non si vedeva da tempo a Bologna. “Susie wants to view, all the latest news, sitting on the screen, she wants to be free”. Susie Thumb. E il concetto ritorna quando “Now when I look into your eyes, I realize you’re the same as me, just wanted to be free”. The Feels, dove l’elettricità diventa acida come mai durante la serata.
Sarà tutto più costruito ma la confusione ed il dinamismo sono assicurati in un live. Il nuovo guru di Laguna Beach è comunque un ragazzo a cui piace divertirsi molto in libertà. Noi poi non siamo molto abituati a vivere le situazioni in questo modo, lo stupore da parte nostra rimarrà sempre.
Seeking the faces, to reach you, to feel connection, to seed affection”, The Connection Man.

Alessando Ferri

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