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Iceage – Plowing Into the Field of Love (Top Ten 2014)

Data di Uscita: 07/10/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

“Pissing against the moon”

I socialdemocratici persero il suo voto dopo l’ennesimo aumento delle accise sugli alcolici, l’amore per il sindacato e una vita dedicata alla causa del bene comune sgretolati dai terribili balzelli governativi.
Nicklas era rimasto a casa, mentre Jakob aveva scelto di seguire il sogno americano fuggendo oltreoceano. La nuova prospettiva del fratello, a capo di un’azienda di materassi a Salt Lake City, era riversata nelle lettere che spediva con regolare cadenza a Copenhagen.

“Hai scelto tu questa vita, per fare contento nostro padre. I socialisti ti tasseranno l’anima, non puoi più essere alcolizzato e politicamente impegnato. C’è del marcio in Danimarca”.

E non importa che “il marcio” era un fattore transnazionale, Nicklas si convinse che il fratello aveva ragione.
Adeguarsi a whisky di serie z, accontentarsi di vino simile ad aceto, vodka d’importazione misteriosa e distillati da luoghi improbabili: tutto divenne ingestibile, ma i pochi introiti lo obbligarono a tali scelte. Limitare i consumi e convivere con il germe dell’astinenza non venne neppure preso in considerazione.
Thorup – il padre – aveva insegnato loro l’arte del fare di necessità virtù e lui si sentiva ancora più in colpa. L’alcol annientò nel tempo la capacità di replicare la vita dei propri genitori. Risparmio, poche piccole gioie e tanto lavoro: Nicklas non riuscì a portare avanti nulla di tutto ciò, e non aveva neppure fatto carriera in America.
Come si guadagnava da vivere?
La sera beveva nelle bettole adiacenti al porto, dove si spendeva meno. Per raggiungere il centro era necessario un complicato incastro di eventi favorevoli: un cameriere ex compagno della scuola d’arte lavorava sempre meno nel turno serale, solo in quei giorni Nicklas poteva permettersi il gin migliore. Martin gli faceva un forte sconto e a notte inoltrata – prima di chiudere il locale – si fermava a bere con lui. Quando l’amico, per stare vicino alla figlia appena nata, chiese di servire esclusivamente nella prima parte della giornata Nicklas si adattò variando il proprio bioritmo. La produttività calava verticalmente, direttamente proporzionale agli incassi.
Nel giro di qualche mese divenne come gli uomini presenti nei bozzetti che riproduceva, i dipinti di Pieter Bruegel il Vecchio. Avvolto nell’indifferenza, senza fiducia in Dio e privo del raziocinio donato da un certo tipo di filosofia. Una natura non idilliaca o idealizzata e personaggi grotteschi, Nicklas ubriaco nel primo pomeriggio non riusciva ad attirare nessun turista.
Nei primi anni – quando la sua mano tratteggiava riproduzioni in serie a ritmi strabilianti – il successo lo aveva portato a viaggiare in tutta la Danimarca. Nulla di straordinario, ma comunque abbastanza per vivere senza dover troppo pensare al giorno dopo. La produzione divenne meccanica e i quadretti di varie dimensioni andavano a ruba. Trovava anche il tempo per aiutare Thorup nel volantinaggio davanti alle fabbriche per conto del sindacato, essere a contatto con gli operai gli piaceva. Le tute sporche di nero, le mani abilissime a maneggiare bulloni e tenaglie lo salutavano e lo stringevano con grande forza. Lenire le distorsioni del capitalismo e disegnare, una vita perfetta.
Le lacrime notturne gli rigavano il volto, quando nonostante il passaggio della sbronza voleva solo dormire ed invece avrebbe fatto meglio a recuperare il tempo perduto. Aver smarrito i propri ideali lo atterriva, fosse stato in grado di vivere diversamente avrebbe raggiunto il fratello. Le vertenze sindacali e le lotte puntellavano la sua stabilità emotiva, disperdere così il tesoretto ideologico della famiglia mise in crisi l’impalcatura personale della propria vita.
Scoccata la mezzanotte si alzò dal letto vagando per la città da cima a fondo. Clochard, coppie felici, luci accese nei grattacieli e una moltitudine di ragazzi appena usciti da un locale. Le luci poste sopra la porta d’ingresso formavano una scritta chiarissima: Iceage – live show.
Dei baffuti personaggi parlavano del concerto appena finito, le loro sciarpe multicolore coprivano la bocca e capirli era difficile. Nicklas era pieno di risentimento, il padre lo metteva sempre in guardia contro i figli di papà che giocavano a fare i proletari. Generi musicali, blog da riempire, recensioni da proporre al proprio pubblico e strutture lessicali tanto complesse quanto banali.
Altri rimanevano in disparte, seduti per terra perché visibilmente ubriachi. Stonati e vestiti di nero si gettavano alle spalle i discorsi impegnati e fumavano con ardore le loro sigarette. L’intelligenza di tacere è in certi casi superiore a tutto e Nicklas proseguendo oltre cercò di immaginare – oltre ogni generalizzazione – il tipo di musica proposto nel locale. Il carico pesante del punk annacquato in una stonatura più blanda, trombe e coltellini sempre presenti nelle tasche. Una ricerca di maggiore complessità che si schiude in un cantano strascicato, quasi a riprodurre i suoi piedi durante il cammino notturno.
Si fermò nuovamente a bere in uno scantinato accanto al grande porto, una volta uscito aprì i due bottoni dei pantaloni marroni e pisciò nell’acqua. Nessun riflesso della luna, ma appena entrato in casa ricominciò a disegnare partendo da Pissing Against the Moon.

Non è più come una volta, il sindacato non serve a nulla. Tuttavia anche il nichilismo non serve a nulla, Nicklas si convinse: guardando avanti e non indietro troverà un altro modo di fottere il capitalismo, almeno fino al prossimo whisky.

Alessandro Ferri

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