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Grouper – Ruins

Data di Uscita: 31/10/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Rudolf dopo l’incidente non riusciva più a vivere dignitosamente, la sua mente era circondata da una schiera infinita di fantasmi che baldanzosi non gli consentivano un pensiero lucido.
Si era salvato miracolosamente, uscendo vivo da un groviglio di lamiere, dopo un frontale in macchina nel deserto. Come è possibile scontrarsi in un luogo del genere, quasi privo di presenze e dove la natura si ritrae lasciando spazio al vuoto? Un “contenitore per il vuoto”, dice un noto scrittore americano.
Rudolf è sempre stato una persona semplice, con una moglie e due figli di sette e dieci anni. Una villetta a schiera nello Utah, grande tifoso dei Jazz e un normale lavoro alle poste locali, l’unico strappo alla regola era il non appartenere alla Chiesa dei Mormoni. La solitudine, nessuno voleva vedersi l’inutile Suns VS. Jazz con le squadre ampiamente fuori dalla corsa playoff ad Ovest, non lo aveva scoraggiato ed era partito da solo. La febbre del figlio più piccolo aveva bloccato a casa il resto della famiglia che di solito lo seguiva nella doppia trasferta annuale in Arizona. Quante volte aveva visto quelle strade desertiche, dopo aver seguito per un tratto a nord il corso del fiume Colorado. Il Grand Canyon e il Coconino Plateau erano luoghi familiari di cui aveva vecchie immagini sfocate riportate dal padre che aveva sposato una donna di Flagstaff dopo il divorzio con la madre di Rudolf.
L’euforia per la vittoria senza senso non era una buona scusa, la strada illuminata alla perfezione dava una visibilità pressoché perfetta. Cosa lo aveva portato a spingere sull’acceleratore oltre il limite? La conseguente frenata per cercare di evitare una vecchia Cobra con il telaio completamente scrostato, dove il blu originario lasciava spazio ad una ruggine senza fine, fu inutile. Parafanghi divelti, cruscotto in frantumi, airbag funzionante, sedili distrutti e il tanto vetro ricaduto sulla strada a rendere difficoltoso il camminare. Nessuno era morto, un miracolo.
Il ritorno a casa una volta assicuratosi che nessuno si era fatto male e i primi spettri davanti ai propri occhi, un’insicurezza totale e paralizzante. Come è stato possibile uscire con qualche contusione dalla vettura? Perché si sono salvati entrambi i conducenti?
E la porta dell’automobile nei mesi successivi non si è più richiusa lasciando entrare altri ospiti indesiderati. Rudolf si chiedeva se fosse in grado di proteggere la propria famiglia, se in quella macchina ci fossero stati i suoi figli e se sua moglie lo avrebbe mai perdonato. Configurava la morte in macchina, sua, dei figli e della moglie in ogni momento della propria vita.
La fissità tipica dell’ottuso stoppava ogni azione e un’insofferenza generale si trasformò in una sorta di immenso panno di lana bianca, steso sul proprio corpo. Rudolf voleva liberarsene ma non ne aveva il tempo, le domande erano troppe e i fantasmi soffiavano un vento freddo su di lui. I figli non comprendevano, volevano solo andare a vedere la presentazione dei nuovi Jazz e cercare dei miglioramenti nella squadra giovanissima e pronta a stupire. Rudolf non era lì realmente e la moglie, dopo aver perso ormai le speranze, ricevette un consiglio da un amico di famiglia.
In Portogallo, più precisamente nelle campagne di Aljezur, soggiornava una donna che parlava con i propri fantasmi dopo averli accolti. Un’altra persona che si sentiva “incapable of being in a relationship, of finding love. Bad at taking care of people, no one taking care of me”.
Spingere Rudolf fu l’impresa più complessa della loro vita. Molto più difficile del matrimonio senza i parenti di lei che non apprezzavano l’allontanamento dalla Chiesa locale. Lui era piagnucoloso, le ansie e le paure rimanevano in superficie e non c’era l’intenzione né di scalfirle, né di comprenderle.
Dal Portogallo arrivò solo una risposta: “I’m not a very straight person”, e la moglie iniziò a pentirsi della scelta di mandarlo in quel luogo.
La serra, il mare, falesie a nascondere arenili, un recupero del silenzio e la possibilità di perdersi esclusivamente nei rumori della natura.
Rudolf giunse a destinazione una domenica pomeriggio, una ragazza in t-shirt nera lo attendeva al varco. “I was so sick with depression and solitude then that the feelings just spilled over of their own accord”, furono le parole d’accoglienza.
Elizabeth, questo era il suo nome, non aveva nulla di strappalacrime e di lamentoso ma continuava a parlare a voce molto bassa. Rudolf doveva sforzarsi parecchio per comprendere il senso di frasi che lo colpivano come frecce nello sterno. “There’s a darker side to it, because when part of you is gone there is room for other entities to hang out, but those heavy forces need to move through, too. The worst thing you can do when they show up is try to keep the gate closed”.
E se avesse ragione?
I live in my body a lot more these days, which means paying attention to its needs in a more engaged way—going slow, resting, experiencing actual calm. Nihilism isn’t sustainable as a magic feather”.
No, il panno di lana bianco che lo ricopriva non era affatto una piuma.
Tutt’intorno molte costruzioni sbriciolate e lasciate in rovina, pochi contadini, vegetazione, animali e un mercato lontano dall’abitazione. Elizabeth lavorava – cioè scriveva, registrava sul campo e scattava fotografie -, mentre Rudolf osservava rimuginando sulla forza magnetica che la ragazza proiettava sulle cose.
I write a song about feeling isolated. Listeners know the song is about their mother dying, the birth of their child, the way their last relationship ended. All these things and more. An open door.
In poco tempo tutto si concluse, Rudolf ebbe la fortuna di ascoltare i suoni in anteprima e il panno oppressivo non c’era più. Aveva compreso molte cose, in particolar modo che: “Don’t listen to anyone who tells you do something a certain way. Do things your own way even if people tell you it’s wrong. I can’t tell you how many times people have told me not to mix things a certain why, or to use a certain chord. Stand up for yourself”.
Tutti i suggerimenti erano dentro di lui, sussurrati dai fantasmi che ormai aleggiavano tranquilli.
Prese un piccolo CD con sé e lo portò a casa per farlo ascoltare alla moglie, iniziando dalla fine. Made Of Air. Un suono allungatissimo, onde in delay, riverbero e nubi che in lontananza si addensano pronte a scaricare un temporale estivo.
Holding. Il temporale arriva e crepita il legno sotto il peso delle gocce d’acqua sbattute a terra dal vento. “It’s in the morning when the sadness comes” ed il piano parte in loop.
Call Across Rooms. La malinconia ed un amore che non è niente inizialmente spaventano la moglie, prima di sciogliersi in un abbraccio che riabilita ogni emozione. Il solito pianoforte trascinato e una voce che ritorna a cullare la mente, come durante le camminate sulla spiaggia.
Clearing. Alcune note sono infinite e la luce mano a mano penetra nelle stanze con una timida ritrosia di fondo. L’ambiente e gli spazi che lo hanno aiutato sono compresi in questi minuti da riascoltare spesso e volentieri. Le cadenze ed i respiri.
La prima partita della nuova regular season vedrà i Jazz ospiti in casa dei Suns. I bambini stanno bene e muoiono dalla voglia di andare al US Airways Center, con la maglietta di GordonHayward.
Rudolf sei pronto?

Alessandro Ferri

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