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SBTRKT – Wonder Where We Land (Top Ten 2014)

Data di Uscita: 22/09/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Il nostro respiro è quello del metrò che parte e si ferma in ogni stazione.

Signore che si sistemano l’acconciatura e tengono stretti i propri bagagli quando il soffio caldo e ferroso viene trasportato dal vagone in arrivo. Signori che chiudono il giornale solo per un attimo prima, per non rischiare di stropicciarlo. Ragazzi che con i piedi sulla linea gialla si fanno spallucce e gonfiano i loro petti tagliando l’aria che li investe.

I nostri vasi sanguigni sono i binari marroni che dalle stazioni dei treni raggiungono ogni dove.

Il sangue palpitante corre lungo i ferri, rallenta solo in prossimità degli scambi rugginosi e prosegue spedito nelle vene e nelle arterie delle città. Viene schiacciato da vagoni merci e da treni di persone che volgono verso l’orizzonte il proprio sguardo, le proprie paure e le proprie gioie, che si spogliano come si fa davanti al mare infinito.

Le nostre sinapsi sono i cavi dell’alta tensione che si stagliano nel cielo.

Energie che sfrecciano sulla corda, superano con un balzo i tralicci ed accelerando generano confusione e stordimento in chi le osserva. Sogni liquidi che non vengono essiccati dal sole. Memorie comuni che sono il patrimonio congenito di una fetta d’umanità che non ha mai tregua, mai un momento di stasi, sono velocità e passione.

Il nostro pianto bagna l’asfalto arido delle grandi metropoli.

Le strade crepitanti al sole diventano lucide e rispecchiano tutto ciò che accade sulla superficie, ma è un riflesso nero, che rivela la verità. Le apparenze scolorano, rimane la crudezza dei contorni, non c’è spazio per le sfumature. E’ una nuova realtà, senza mostri e senza trucchi, solo densa d’umanità, dove le anime danzano nude.

I nostri sogni sono le nubi di smog che investono ignari passanti.

Sono materializzazioni appena visibili di desideri dei quali si sono persi i particolari. Possono essere verdi, rossi oppure bianchi candidi come la prima neve d’inverno. Si confondono tra loro, sono istinti d’umanità che si fanno largo nel cielo, giocando con i raggi solari. Delle volte vengono ispirati da persone qualunque, che li cacciano indietro con forti starnuti.

Ci chiamano barboni ma siamo vagabondi dell’anima, siamo le città nelle quali perduriamo.

Maurizio Narciso

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