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Foxes in Fiction – Ontario Gothic

Data di Uscita: 23/09/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

“Spring / Fall / I’ve lost it all”
Ogni anno Warren torna ai suoi laghi canadesi per immergersi nella natura circostante, le passeggiate nei boschi diventano un riappropriarsi di qualcosa che gli è stato tolto senza chiedere. La morte, l’abbandono definitivo dei propri cari e lo stress conseguente rimangono indelebili nelle foglie marroni stropicciate al suolo per il passaggio dei tanti scarponi. Se ne è andato a Brooklyn per riempire dei vuoti, impegnandosi a fondo nel proprio lavoro. Un tempo ogni momento libero era un supplizio rafforzato da mille pensieri fissi, sempre quelli. La necessità di elaborare il lutto era troppo pressante per resistere in quei luoghi che tanto gli avevano levato.
E il viaggio si è rivelato utile sotto tutti i punti di vista spazzando naturalmente via il pessimismo, mutato in una riflessione a 360° sulla possibilità di reagire pensando agli eventi in maniera meno distruttiva. E se la malinconia ritorna in primo piano sono stati sviluppati gli anticorpi per accoglierla senza farsi abbattere. I fantasmi del passato possono anche riemergere, nascondendosi tra i boschi, senza più bloccare il cammino di Warren ormai in grado di proseguire senza più fermarsi in continuazione.
La vita a Brooklyn, con l’immersione nei propri piaceri/doveri, è divenuta la cura anche grazie ad un ambiente famigliare costruito attorno a sé. Aprirsi e permettere un rapporto così stretto è stata la più grande conquista e il lavorare a pochi metri da chi condivide le tue sensazioni si è rivelato vitale e fecondo. I concerti, le cassettine, le spedizioni, le presentazioni e le discussioni sul divano o via skype hanno garantito una routine solidale con i propri dolori.
A questo si deve unire il talento e la volontà di perseguire il proprio obiettivo fino in fondo. Tutto ciò apre le porte ad un vero gruppo di lavoro che riscuotendo un discreto successo garantisce la nascita di un movimento tutt’intorno. Anche se i numeri non sono esagerati si riuscirà sempre a riempire un piccolo teatro, una cameretta o un giardino. Le persone ricevono qualcosa e come nella miglior tradizione americana rispondono contraccambiando il dono.
Le affinità si rafforzano e anche chi sta intorno, quando prima o poi dovrà elaborare la scomparsa di una persona cara, sviluppa nuove capacità di resistenza grazie all’affetto vero.
Il ritorno nel bosco quest’anno è stato accompagnato da una piccola cassetta dalla copertina santa: dal portafoglio spuntano immagini sacre tenute ferme da mani femminili.
Sopra c’è scritto Ontario Gothic e ascoltandone il contenuto si capisce che è un grande dono, il miglior modo di iniziare l’autunno.
La melodia pop avvolge tutto il lavoro e il dilatarsi delle chitarre culla l’ascoltatore. Una sensibilità ambient accarezza la pelle in un relax consapevole dove stacchi la spina rimanendo comunque legato a pensieri sempre più nitidi. “Describing the fear, remember how it felt?
Le stagioni cambiano e una voce vicina ci porta in questo viaggio, creando un bozzetto di classico dream pop, così dovrebbero dire gli esperti. Into The Fields. Ci sono ricordi d’infanzia ed una voce femminile che cavalca una progressione elettronica e dolcemente distorta. Glow (v079)
Poi si potrebbe continuare a raccontare le ultime tracce, si potrebbe ma è meglio chiuderla qui. Shadow’s Song, Ontario Gothic, Amanda e Altars arricchiscono con semplicità una perfetta trasposizione emotiva in musica. Le sensazioni dell’artista messe così a nudo sono davvero il miglior modo di iniziare l’autunno.

Alessandro Ferri

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