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Bahamas – Bahamas Is Afie

Data di Uscita: 19/08/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

The thing I miss the most, lives in some demon host.

Benedetto sia il mare, anche se non restituisce niente. Era il mantra che ripeteva ogni volta che vedeva all’orizzonte il faro arroccato sulle grandi pietre frangiflutti del molo del porto di Nassau. Il vecchio Afie, così si chiamava, era un uomo scarno di cui non potevi che notare lo sproporzionato paio di baffi gonfi, resi lattescenti dal tempo. Il suo procedere ossuto per tutti era un gran mistero. L’impressione che avevi nel guardare quello slancio d’incertezza, era che crollasse da un momento all’altro come una torre di carte stressata dal soffio di un ragazzino dispettoso. Esattamente come la Bitter Memories, era il nome che aveva dato alla sua barca e anche lei era un mistero. Era impossibile spiegare come fosse in grado di sostenere le grandi reti da posta cariche di pesci che il salpatramaglio dello scafo issava ogni sera sul ponte senza sgretolarsi come un’arenaria sottoposta a eccessiva trazione. Sosteneva di esser stato concepito su quelle tavole, per cui non era raro trovarlo rivolgersi a lei come si fa con una madre. Ricordava il suo concepimento in ogni dettaglio. Quella notte, suo padre, il mare, era stranamente nervoso. La luna si levava alta in un cielo luminoso e, sbirciando maliziosa tra le nuvole torbide, divenne testimone curiosa degli abbracci di schiuma che cadevano appassionati e leggeri allo stesso tempo, resi armonia dal canto delle sirene.
Quell’uomo e la sua barca esercitavano su di me un fascino accattivante. Ero chiamato al suo oscillare tra le acque come il metallo è attratto dal magnete. L’avrei seguito ovunque. Non riuscivo a smettere di desiderare la sua vita, quella che ti porta lontano delle coste finché non sei pronto ad abbandonarti all’orizzonte.
Da sei anni, il vecchio Afie mi ospita tra le sue memorie amare. Mi sono presentato un giorno di fronte a lui, mentre si preparava a lasciare il porto, come da rituale all’alba e ho chiesto il permesso di salire a bordo. Non credo amasse particolarmente la compagnia, probabilmente sentiva bisogno di un aiuto, qualunque fossero le ragioni che lo spinsero ad accordarmi il permesso, da quella barca non sono più sceso.
Non era molto interessato alla storia della mia vita, perché avrebbe dovuto. Solo una volta provò a chiedere quale, a mio parere, fosse la natura di quell’ardente desiderio di salpare, di lasciare una vita di rassicurante routine, una compagna, un posto fisso, ma risposi di non essere capace di dare una risposta e questo gli bastò. Alzò le spalle e sostenne che l’incertezza, in ogni caso, è una risposta più che valida. Quando sono solo, di fronte a me stesso, in quell’unico momento in cui sarei tenuto a dare risposte che siano veritiere, scelgo di non interrogarmi. Tutto sommato, non trovo il senso di dare una giustificazione esaustiva al bisogno di uno stimolo che sento naturale, come mangiare, come cacare. E sono perfettamente consapevole del fatto che ad alimentare questo bisogno potrebbe essere solo noia. Il che farebbe perdere a chiunque, a me o a voi, la simpatia acquisita, ma se questa fosse la verità, come tale, per quanto sgradevole, dovrebbe essere accettata. È banale, siamo dotati di una vita soltanto, bisogna assecondarla perché destinata a terminare. Infatti, il vecchio pescatore morì affogato in un torrido agosto a largo dell’oceano pacifico, nuotando forse a esagerata profondità è rimasto impigliato nello stesso tramaglio che identificava la sua sopravvivenza.
Non resto che io a prendermi cura di questa barca. La Bitter Memories. Sono stato concepito su queste tavole, sapete? Era una notte luminosa, la luna mi è testimone.

Giulia Delli Santi

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