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Keaton Henson – Romantic Works (Top Ten 2014)

Data di Uscita: 16/06/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Ha alle spalle una storia lunghissima, una di quelle in cui il tempo è in solitudine, lì nascosto in un angolo che scandisce i secondi, i minuti, le ore, i giorni, le settimane, i mesi, gli anni.
Ha alle spalle una storia di silenzi danzanti, di passi mancati, di saluti protratti attraverso un suono dolce, malinconico, triste, nostalgico, necessario.
Lo scorgo seduto su una panchina, in riva al mare. La sabbia dopo la bella stagione è stanca, bagnata, pesante, non vola via, il mio passo diventa sempre più incerto a raggiungerlo.
Ha lasciato che i capelli crescessero, ricci e ribelli, che gli coprissero il volto. Ma io i suoi occhi ancora li vedo, anche se sono distanti quanto il cielo, quanto l’orizzonte all’estremo mare, sotto quei lunghi e buffi capelli. Poggia la schiena sulla panchina con timore, come se fosse tanto fragile da poter tornare polvere da un momento all’altro. Poggia la schiena sulla panchina con timore, le spalle leggermente protese in avanti, le gambe inclinate, i piedi rigidi, pronti a scattare per la partenza. Uno, due, tre, via? No. Mi chiedo da quanti anni sia lì. Glielo chiedo, ma non mi sente. Mi concentro e urlo tanto da far uscire tutta me stessa affinché lo raggiunga, non si gira, forse non gli arriva la mia voce, forse è già altrove.

“Le nuvole e gli alberi si fondono
e il sole svela la profonda pace.
Sì grande è l’armonia del loro abbraccio,
che vuole parteciparne anche il mare,
il mare ch’è remoto, che s’approssima,
che s’ode palpitare, che già odora” –
J. R. Jiménez

Il filo d’orizzonte azzurro è nostro amico. Mi avvicino, scosto leggermente i capelli dal suo viso e gli sussurro questa poesia nell’orecchio. Il vento si agita, colpisce il mare, le onde ci raggiungono e ci travolgono e siamo persi. Perdendo ti ritrovo, mi agito, impugno sabbia che è fango, scivola, scompare, trattengo granelli ma arriva l’onda e di nuovo, ricomincio. Dove sei? Non ti vedo più. Sæglópur. La corrente è forte, annaspo, mi sento andare con la convinzione che lasciare che io vada sia l’unica condizione che ci permetterà di ritrovarci. Ritrovarci nel nulla, nel vuoto, nell’assenza. Ritrovarci per scoprirci persi, in attesa dell’altro. Ritrovarci per scoprirci persi e ritrovati. Perdendo, ti ritrovo.

“Ho capito che amare significa ringraziare l’altro di esistere.” – A. Jodorowsky

Un’opera romantica è il lavorio assillante e ininterrotto di cuori che amano.

Valentina Loreto

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