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Death Grips – Niggas on the Moon: The Powers That B Disc 1

Data di Uscita: 08/06/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

“Nessuno è uno yuppie negli Stati Uniti di oggi, in pratica, siamo tutti yuppie, tutti consumatissimi consumatori”.
“Anche i più improbabili soggetti del mercati, gli artisti neri che marciano alla testa di quell’esplosione pop chiamata rap: è yuppismo quello che esce dalle loro assonanze dattiliche, mentre con tutta la forza delle rime in trocheo gridano attraverso un vuoto impenetrabile che ci sono, sono qui, qui e ora: simili a Noi nel loro consapevole differenziarsi…” Il rap spiegato ai bianchi.

Ora questo discorso può tranquillamente essere trasposto dagli Stati Uniti a tutto il mondo, il sistema ha vinto ed è un dato di fatto lampante. Ci possiamo provare a fottere il sistema – fuck the system – ma alla fine vince lui. Le infinite variazioni di protesta o diserzione o antagonismo si possono misurare in vario modo, usando una moltitudine di criteri. Proprio per questo non tutto deve essere liquidato come deleterio e inutile. Senza cadere in un vuoto elogio del fato, dove il sistema vince perché una forza misteriosa e storica lo guida, si può valutare tutto attraverso i fatti.

Danny stava perdendo la sua mattina inutilmente su Twitter aspettando di uscire per acquistare cibo spazzatura e Coca Cola, gara uno delle Finals NBA era in arrivo.

This is “niggas on the moon”, featuring björk on all 8 tracks. It is the first installment of our new double album, “the powers that b”, due out later this year on Harvest/Third Worlds Records. The second disc is titled “jenny death”.
peace & love
have a sad cum bb
-us

E la bomba deflagra nella camera, ancora una volta Danny è colto di sorpresa. Quasi le stesse modalità, uscita a sorpresa, disco in download gratuito ma niente pene in copertina. A sostituirlo la voce campionata di Bjork, il fondersi di due mondi lontani che congiunti creano un nuovo paradiso, o un nuovo inferno. Comunque di novità si tratta.
Un primo ascolto rapido per farsi travolgere dalla violenza sonica dura e pura, i pugni nello stomaco del gruppo. Così a freddo senza coinvolgere le agenzie pubblicitarie, le pubblicità, i banner, i cartelloni, le avvisaglie sui magazine specializzati. Niente di tutto ciò. Il primo ascolto non è rivelatore perché Danny è ancora troppo elettrizzato dalla notizia, il non evento che crea un mega evento. La pervasività dei social network e delle condivisioni, in pochi minuti tutto si rimette nel flusso del mercato e l’evasione trova il suo modo naturale di espansione. La base solita c’è e Danny se ne accorge subito. Il sistema vince sempre cari.
Il secondo ascolto è più curato, più riflessivo pur mantenendo l’immediatezza di un ritmo che entra nel corpo dell’ascoltatore.
L’urgenza di sempre, il sample in loop che si interseca con l’altro sample in loop e la voce dell’alieno islandese. Il tutto trangugiato dalla litania declamatoria che scandisce il ritmo scarno ed ipnotico. Una nuova nevrosi delineata dalle sillabe ripetute senza una particolare logica. La chiusura battente, Up My Sleeves.
La vibrazione si fa più tipicamente rap, mantenendo il suo marchio di fabbrica sincopato ed altalenante. La cantilena addolcita ed acidificata nello stesso tempo dalla voce femminile, in un crollo quasi techno. Billy Not Really.
È tutto praticamente saturo, la furia ricopre lo scheletro frammentato e ricomposto in mille variabili che si danno forza ascoltando una voce radicale nel suo cantato. L’assalto viene da ogni direzione, è impossibile coprirsi e mettersi al riparo. Danny è assorbito. Black Quarterback.
La gravità, le mitragliatrici che diventano come aria rarefatta, tutto rallenta prima di esplodere nuovamente. E ancora suoni campionati come schegge impazzite, una melodia simil reggae che si evolve nel digitale, le piste che si disperdono e cozzano. Mille diverse sensazioni a creare un tappeto impenetrabile, una foresta scurissima. L’aggressività acuta soffocata dal beat che non si chiude mai. Have a Sad Cum.
Let’s fuck. Come in un immenso multitracking che non si interrompe mai.
L’urlo e la sensazione di essere inseguiti quando il ritmo comprende tutto il resto, tra campionamenti misti e parte vocale declamata e monocorde. It’s you lucky day. Voila.
Rigidamente scandita è questa libertà espressiva totale e totalitaria nella sua metrica straniante.

Danny passò tutta la giornata ad ascoltare questo assalto sonoro, un rap hardcore digitale ed estremo. Solo poco prima delle Finals si ricordò di uscire a comprare cibo spazzatura e Coca Cola, il sistema vince sempre cari.

Alessandro Ferri

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