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Flip Grater – Pigalle

Data di Uscita: 04/04/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Più che anni, potrei dire che siano passati millenni. Un’intera vita. Ampi passi mi hanno portata dove oggi posso di nuovo svegliarmi e sentire il profumo del sole che scalda.
A volte camminiamo così tanto senza avere una meta che non ci rendiamo conto di quanto, durante quel lungo cammino, ci lasciamo alle spalle. The Quit. Hai presente? Paura di voltarsi, paura di quel buio che incombe, quel vuoto a cui non riusciamo a dare una forma. Lasciare tutto questo, abbandonarlo, farlo scivolare via e iniziare a vivere quella vita che ci è stata donata. Attraverso l’insicurezza e l’entusiasmo di un nuovo giorno. Deve essere conquista, non sconfitta.
Sarebbe tutto molto più semplice se non avessimo occhi ciechi e parole mute, no? E’ mattino. Distrattamente tiro fuori le gambe da sotto le lenzuola, metto giù i piedi, toccando terra, e mi torna in mente ciò che scrisse Paul in una lettera indirizzata a Ingeborg: avrebbe voluto fare cose con lei, vedere cose, parlare di cose, girare, volare, ma (e soprattutto) “io volevo anche essere muto con te”. Ritrovare tutto questo nella leggerezza e nella trasparenza di una bolla di sapone, mentre mi scompiglio i capelli e metto su un disco.
Parte un pezzo in discesa. I would like to sing but it’s hard enough to breathe. Mi sento precipitare, come se rotolassi giù in un passato di cui più non ricordavo nulla. Poi delle parole. Falling is the only way to get high. Pian piano le note risalgono, e così anch’io con loro. Un’ultima spinta, più decisa, e sono di nuovo su. La necessità di cadere, spossarsi, per iniziare un nuovo cammino. Il mondo si rovescia assieme allo sguardo che voltola, ogni singolo dettaglio si inverte, il vuoto a cui prima non si riusciva a dare forma si contorce e ne assume non una, ma diverse, tutto cambia, tutto si evolve.
At the end of the day
I’ve always been alone
And that’s how it should stay.
Forse sarebbe ciò di cui avrei realmente bisogno, ma ammetterlo è morire una morte silenziosa, è perdere sempre più un po’ di sé e un po’ di tutto, è restare immobili davanti ad una luce che pian piano ci assorbirà. Fin quando poi non resterà più nulla, se non il costante desiderio di una rinascita, la speranza di un ritorno e il rimpianto di essere andati via, aver seguito il sentiero buio e tortuoso per il timore dell’immensità della luce.
Sarebbe sufficiente imporsi una legge e seguirla, la vita è anche questa, creare una cornice e con dedizione iniziare a tessere la tela, dall’interno. Amore, presenza, pazienza. Poi un giorno tutto prenderà forma.
“E la vita non ci viene incontro, Ingeborg, attendere che ciò accada sarebbe per noi il modo meno adatto di esserci. Esserci, sì, questo noi possiamo e ne abbiamo il diritto. Esserci – l’uno per l’altro.” – Paul Celan a Ingeborg Bachmann, Parigi, 31.10-1.11.1957.
And I would say goodbye, but just can’t seem to leave.

Valentina Loreto

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