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Eels – The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett

Data di Uscita: 22/04/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Memories of Mistakes

“Trouble is a friend of mine; I’d like to leave behind.”

Per quanto esili in attenzione, il vento introverso di primavera poteva appena smuovere i rami tesi della magnolia che eri riuscita a far crescere in giardino. La osservavi incuriosita dalla sua fermezza e nello stesso tempo, la caffettiera cominciava a borbottare la sua nenia di sazietà. Eri riuscita a insegnarmi che pochi grani di zucchero sono più che sufficienti a ottenere un buon compromesso perché non sia stravolta la natura di tutte le cose, sebbene sia possibile talvolta attenuare quello spiacevole senso di realtà che non ha mai smesso di turbarti. Piantammo ancora il seme e pregammo per una nuova pioggia. Io con te, nonostante l’incapacità alla pazienza che mi distingue.
Se il tempo ti era amico, sedevi sulla panca di legno che ti eri costruita da sola (per questo era motivo di grand’orgoglio) e ripensavi al provato in un’anamnesi il cui aspetto tragico è stato raccontato molte volte, ed era tua la capacità di elaborare quei fili scuri con una brutale onestà e apertura emotiva che ti rendeva così attraente agli occhi di chiunque. Tutto esercizio di ventre. Aiutarsi a sopportarne i dolori con una pillola di Maalox.
Lo sguardo annoiato sul tuo viso che volevi convertito in lacrime di privazione a lutto, stringe il taglio intorno ai polsi. A sfogliare vecchi riflessi fotogenici si colpiscono nudi nervi narcotizzati, ed è impossibile dimenticare l’urgenza che mi teneva vicino alle storie che ci raccontavamo, vetri in frantumi lasciati sul pavimento a dispetto di ogni circostanza. Quel che ci ha portati fino al principio d’inconsistenza, altro non era che un bell’inganno di decadenza trionfante. Ponevamo accenti sulle ripetizioni e riempivamo spazi impreziosendo ogni istante vergine con una cornice. Quale follia ci ha spinto così oltre a cercare, quasi tastando nel buio, quella felicità che credevamo ci fosse stata sottratta con rabbia. Il suo bisogno ci imbarazzava ma è troppo difficile rinunciare a pretenderla. Continuo a guardarmi allo specchio. Rivela le vogate verso la deriva che ora urlano in un gospel di evidenze. Torniamo a chiederci quale direzione prenderà il nostro domani, se questo verrà a coglierci con freddezza e indecisione di estraneo, o ancora offrirà alla nostra stanchezza un terreno di riposo soffice come il muschio del mese di Aprile. Ci troveremo là a onorare i nostri errori quasi fossero propositi segreti, domani, dove si rifugia la menzogna, sogno colto in flagrante, ad attendere il ritorno delle reminiscenze impresse tra gli anelli della magnolia che riuscita a far crescere in giardino.

Giulia Delli Santi

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