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Thee Oh Sees – Drop

Data di Uscita: 15/04/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Girano le astronavi nel cielo. In vortici colorati. A sfumare. Verso la notte. In circolo. Sopra la testa. Infante. Chiudi gli occhi. Ninna nanna elettrica. Appesa nel buio. A sfumare. Verso la notte. Rumori sintetici. Chiudi gli occhi. Ninna nanna appesa al buio elettrico. Ti racconterò una storia. A sfumare. Mentre cadi nel gelo di una notte ancora troppo buia per te. Ma non ti devi preoccupare. Ci sono io. Elettrico. Nel buio. E ti racconterò una storia. A sfumare. Perché la tua innocenza sarebbe sprecata senza incubi. Ninna nanna elettrica. E fuori dalla finestra sale la nebbia. Lentamente. Soffocante. Lentamente. A sfumare. La finestra trema. Verso la notte. Distorsioni in vitro. Mentre sale. La nebbia sale. E non si ferma. Elettrica. Non si ferma. A sfumare. E non si ferma. Sale e non si ferma. Non si ferma. Sale e non si ferma. Si rompe il vetro. E comincia.

Il posto è semideserto. Bar dall’anima provinciale.
Volti noti. Seduti a quei tavoli per congiunzione astrale.
La situazione è come ritratta in un quadro impressionista.
Il banconiere. Madre e figlia. Un infortunato equilibrista.

E’ quest’ultimo il primo che distrattamente prende parola.
“Una volta ero un monaco ma per un filo ho lasciato la stola.
Il Regno dei cieli era troppo lontano visto dal suolo.
Così nel cielo cominciai a camminare come fossi in volo.

Un giorno volteggiavo tra il campanile e il municipio.
Lui cominciò ad urlare. Ma questo era solo il principio.
Spaventò i piccioni che banchettavano tranquilli sul selciato.
Mi volarono addosso. L’equilibrio scappò e non fu mai ritrovato.

Gamba rotta. Spalla dislocata. Ma non persi i sensi.
Contorto soffrivo. Mai ho sentito dolori così intensi.
Ricordo come se fosse successo l’altro giorno.
Mi guardò beffardo. Si mise a cantare girandomi intorno.”

Lallallà Lalallallallà Lalallallallà Lalallallallà
Lallallà Lalallallallà Lalallallallà Lalallallallà

La giovane invece non dice nulla ascoltando il racconto.
Però si ricorda bene di quando lo amò senza sconto.
E lui la lasciò quando era ancora nuda ed insoddisfatta.
Con la bocca ancora piena. Un’aria innocente e distratta.

E sua madre mai le disse una parola di conforto.
Non per cattiveria. Ma perché pure lei subì lo stesso torto.
Ancora rivede il suo volto. Soddisfatto. Di chi ha goduto.
Il bastardo cantò allacciandosi i pantaloni ancora seduto.

Lallallà Lalallallallà Lalallallallà Lalallallallà
Lallallà Lalallallallà Lalallallallà Lalallallallà

“Sicuramente il mio caffè non è il migliore al mondo.”
Comincia il banconiere. Occhi stanchi. Viso rotondo.
“Ma con i clienti sono sempre cordiale e lavoro duramente.
Quello invece non ha alcun rispetto. E’ uno stronzo solamente.

Circa un mese fa si sedette tranquillo e ordinò un cappuccino.
Il locale era gremito come di solito è al mattino.
Lo trangugiò in un sorso per sputarmelo tutto addosso.
Si calò i pantaloni e urinò sul bancone. Cantava a più non posso.”

Lallallà Lalallallallà Lalallallallà Lalallallallà
Lallallà Lalallallallà Lalallallallà Lalallallallà

Il giorno è tiepido ed il sole discreto accarezza i presenti.
Tutto è tranquillo. Ma c’è un’aria che fa pensare altrimenti.
Fuori soffia la brezza ed il cielo si copre all’improvviso.
Oscuro presagio. Si guardano tutti. Nemmeno un sorriso.

In strada non più un’anima. Come se il mondo si fosse dileguato.
Il quadro impressionista si trasforma in un incubo passato.
Una foto in bianco e nero alla pagina dei necrologi.
Si ferma il tempo. Si scaricano le batterie degli orologi.

Una cantilena spaventosa si avvicina acuta ed inquietante.
Ed ecco compare alla finestra un giovanotto prestante.
Increspa le labbra con fare sanguigno. Il lupo fiuta le prede.
Spalanca la porta. Entra arrogante. Guarda tutti. Quindi si siede.

“Voi proprio non potete capire cosa c’è nella mia mente.
Riuscite ad immaginare un’esistenza grama che non vale niente?
Riuscite a concepire l’idea che la vostra vita un giorno finirà?
Perché affannarsi a cercare di lasciare una traccia che non rimarrà?

Come me voi siete solo merda. Feccia senza scopo su questa terra.
Non firmerete alcun trattato di pace. Non scatenerete una guerra.
E allora basta. Perché continuare con questa stupida farsa.
Non sto vaneggiando. Questa notte la Madonna mi è apparsa.”

E si mette a cantare. Mentre dalla giacca tira fuori una pistola.
La madre piange. L’equilibrista rotto rimpiange la stola.
La figlia ancora lo ama. Il barista emette solo un gemito fioco.
E lui canta. E canta. E canta. E alla fine preme il grilletto. Fa fuoco.

Pietro Liuzzo Scorpo

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