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The War on Drugs – Lost in the Dream

Data di Uscita: 18/03/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Lost in the dream
or just the silence of a moment …

Wheat
La storia di un’estate giovane. Un ragazzo uscito con buoni voti dal college pronto per una nuova avventura. Una tenuta dalla prospettiva infinita, campi così vicini all’orizzonte da poterlo abbracciare, una stanza tutta per sé in completa tranquillità. I ritmi della giornata erano scanditi dal percorso del sole, amava svegliarsi prima degli altri al mattino, scendere in cucina a preparare la colazione. L’aroma del caffè, biscotti, frutta di stagione. Posava tutto su un vassoio e lo portava sotto al portico che dava sull’aperta natura, adorava incominciare così la giornata, pochi minuti dopo la nascita del nuovo giorno. Mezz’ora dopo scendeva suo zio, si incominciava a studiare il programma di lavoro per la giornata. Adorava le lunghe passeggiate nei boschi, i bagni nel ruscello, giocare con i cani del vicinato, guardare il grano maturare. E chiudere gli occhi, lasciandosi invadere la pelle del viso dal sole bruciante di giugno. La sera, dopo la cena, sedeva al suo piccolo scrittoio con vista su città immaginarie. Il più delle volte leggeva i suoi maestri, cercava di cogliere i loro segreti fondamentali. Se qualcosa lo stimolava particolarmente scriveva. Una voce in lontananza, il vento fresco, ricordi del deserto, le luci della città sospese sulle colline, il mercato del venerdì sera con tutti i suoi luccichii. Il giorno in cui il cuore gli si era spezzato guardando sorridere la ragazza dai lunghi capelli castani al banchetto dei dischi in vinile. Si ricordava esattamente cosa aveva letto la sera precedente al primo incontro. “Mi aspetterai anche se sarò obbligata a giocare la parte di chi si mette in viaggio?”. “Aspetteremo. Per ora sono un fuggiasco anch’io”. “Sono stato felice”, pensava.

Land
Arrotolando le maniche della camicia guardava il deserto scorrere fuori dal finestrino e dentro alle lenti dei suoi occhiali da sole. Era in viaggio da quattro ore e doveva ancora percorrere chilometri per almeno lo stesso intervallo di tempo. Voleva scrivere un romanzo vero, come non aveva mai fatto. Voleva scrivere un romanzo vero ma tutta quella Terra senza fine gli sembrava impossibile da fissare su carta in quei giorni. Voleva scrivere un romanzo vero, come non era ancora riuscito a fare, benché ci stesse provando da tempo, anche se continuava a sentirsi troppo giovane. Gli facevano male gli occhi, aveva troppe scene da mettere meglio a fuoco. Avrebbe continuato a provare, lo incoraggiavano già in molti. – Fuori il deserto passava.- Non voleva pubblicare racconti, era con un vero romanza che vedeva l’inizio della sua carriera. Aveva i dubbi di chi aveva già letto molto, di chi ha già intravisto la perfezione. Di chi ha rispetto per i veri Scrittori. Guardava i cactus sfilare uno dopo l’altro nella piana deserta. Scelse la musica più adatta per vedere passare il paesaggio sotto a quelle note. “Sarò felice”, pensava.

Sunset
I luoghi da cui aveva ammirato i tramonti più sensazionali erano diventati per la sua vita come cattedrali. Per quelli che ancora riusciva a ricordarsi degli anni dell’infanzia, durante le estati nel Texas in famiglia. Per quelli assaporati disteso su spighe di grano con un bicchiere di vino accanto a sé. Per quelli che avrebbe adorato nella sua vita adulta, con un figlio o una figlia o tutte e due accanto a lui. Per tutti quelli che aveva sognato tra le pagine dei libri e quelli suggeriti dalle canzoni. Per la sera in cui era andato a vedere un concerto dei Wilco con la ragazza che vendeva dischi in vinile e il tramonto esplose poco prima dell’ingresso del gruppo sul palco, in mesi in cui pensava che la sua vita avesse per davvero trovato una direzione. “Quel giorno ero molto felice”, scriveva.

Wind / Eyes / Love
Le carte si rimescolarono in fretta. Vennero altri treni da prendere al volo, orizzonti da abbandonare, sguardi da accarezzare senza aver la possibilità di riportare altrove con sé. Scrisse molto, scrisse della sua gioventù. Le sue convinzioni si confusero tra loro e formarono un nuovo campo di gioco. Aveva abitato case diverse in diverse città, in paesi più piccoli e per periodi molto brevi. Aveva visto dopo anni annaffiare campi di grano in estate, passandoci accanto commosso. Stava ascoltando nuovi gruppi e nuove canzoni, aveva conosciuto nuovi amici a concerti in angoli diversi del mondo. Ora con il suono di un tamburo, ora con una frase perfetta, o con una successione di accordi catartica alla tastiera, o semplicemente con un arpeggio strozzato alla chitarra acustica, così la serenità continuava a fare capolino nel suo cuore. Aveva imparato ad amare anche il vento, oltre ai tramonti. Si era innamorato di una ragazza completamente diversa dalla ragazza del banchetto dei vinili di molte estati prima. Aveva capito che nonostante la vita, i suoi occhi continuavano a rimanere gli stessi. Secchi, sorridenti, arrossati, increduli, emozionati. Sentiva il bisogno di parole con incastri più complessi tra loro per stare dietro alla realtà. Ogni giorno scopriva nuovi modi per avvicinarsi a una vita serena. Il suo primo vero romanzo era in fase di pubblicazione. In apertura di libro citò una frase, che faceva così: Love’s the key to the games that we play. “Il nostro valzer continua, felicità”, fece dire a uno dei suoi personaggi.

Filippo Redaelli

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