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Freddie Gibbs & Madlib – Piñata

Data di Uscita: 18/03/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Cocaine Piñata

Non abbiamo la minima idea di cosa voglia dire essere un gangster nero, magari possiamo immaginare come possa essere la sua giornata tipo ma senza dubbio non siamo formati per capirlo a pieno. E questo fatto non lo possiamo importare magari tre anni dopo, come accade con i fenomeni musicali che da noi arrivano in ritardo, tipo Stromae. Qui il retroterra culturale non permette emulazioni e gli esperienti in questioni sono ridicoli tipo gli indipendentisti veneti.

Quando siamo partiti per l’America avevamo prima di tutto l’idea di mangiare in ogni catena di fast food presente sul territorio. Dare i voti ai panini, alle salse, al contorno e bere bevande gassate a litri, per scrivere una guida completa e preparare il pubblico italiano interessato a questo paradiso. Immaginando la presentazione della guida avevamo anche pensato di camuffare il tutto con un “aperitivo biologico” per attirare tutti i nostri amici della “Yankee go home tribù”. Spesso il sentimento si accompagna al veganismo, al disgusto per le multinazionali e ad altre amenità varie con le quali ci si ripulisce per bene la coscienza giacobina.

State of Indiana.
Partendo da Los Angeles ci siamo spostati verso l’altra costa e con l’agenda ormai piena di appunti Fort Wayne è stata una tappa più per riposare ché per mangiare. Il richiamo tuttavia era dietro l’angolo ed entrare nel primo fast food è stato ormai naturale.
Grida per l’attesa prolungata di una quantità abnorme di pollo fritto, tabasco sul viso di svariate cameriere e uscita di scena sorridente lasciando alla cassa duemila dollari, nessun resto richiesto. Una sottosezione locale di un Popeyes Louisiana Kitchen tranquillamente mandata in tilt.
La cosa più sorprendente è che lo stupore sul nostro volto non fosse condiviso da nessuno. I gestori del locale impegnati a pulire e i pochi consumatori concentrati sui loro Bonafide Chicken. Nessuno era minimamente scosso dal fatto che una decina di enormi uomini muscolosi, pieni di armi, catene coltelli avesse messo a soqquadro la stanza.
Circospetti ordiniamo due Spicy e dopo pochi minuti si avvicina un vecchio nero con una rivista musicale tra le mani. Ci sbatte sul tavolo il giornaletto dicendo sornione di stare tranquilli e di mangiare con calma la nostra merda. Sulla copertina leggiamo “Cocaine Piñata” e nell’immagine riconosciamo tutti i personaggi visti riversare tabasco sulla povera cameriera. Il titolo dell’articolo è “A gangster Blaxploitation film on wax” e l’autore è il signore davanti a noi.

Quando ha iniziato a parlare non c’è stato verso di fermarlo.
Siamo abituati a tutto ciò, questi personaggi vivono da gangster e il successo ha totalmente garantito loro la massima impunità. Fanno cose illegali, spacciano le sostanze peggiori sulla faccia della terra, gestiscono le donne come calzini sporchi e si sparano per il minimo sgarbo. Non sono persone che hanno studiato e nello stesso tempo non sono affatto stupide, hanno sviluppato altri tipi di paura rispetto a noi. Quelli che avete visto prima sono artisti assoluti e la loro vita non può essere paragonata ad altro, voi europei poi vivete in un altro mondo.
Ho avuto la fortuna di intervistarli per il loro ultimo album, un lavoro favoloso, e Freddie conosce benissimo i suoi errori. Li ha messi tutti davanti allo specchio ed è consapevole di tutto senza il minimo pentimento. Solitamente per redimere il peccato è necessario pentirsi e questo contrasto ha garantito l’unicità del loro lavoro. Funk, soul, jazz, rap danno forma alla narrativa ed essere sballati o “cattivi” è uno degli ingredienti. “Freddie smoking, annotate got me rolling stogies on a dark street”. Scarface. Synth, R&B e Madlib, lui è il boss e dovreste conoscerlo. Poi Danny Brown è dappertutto ormai e pure lui fa uso di sostanze, state tranquilli. “Hey, are you okay? You slobbing, you okay? Is he okay? Are you okay? He shouldn’t have smoked that dipper for real. You aight? Oh my God. God bless, man”. High. I coretti in loop, le armi e, come avete visto prima, il pollo fritto. Tutto fa parte del gruppo, prendere o lasciare. “A plate of chicken with the bread stuck to the bottom”. Harold’s. Un beat soul oscuro abbraccia molte tracce, la riflessione è dappertutto ma bisogna andare oltre la corazza. “Fuck the rap shit my gangsta been solidified. Still do my business on the side”. Thuggin. Il dominio è da Los Angeles a New York, poco conta la costa. “I’ve seen lost angels, I even found demons”. Lakers. “I got it selling nickel bags, bitch”. Knicks. Tutti erano tranquilli prima perché è il loro modo, è il loro mondo e noi non possiamo entrare così come entrare dal dottore. “You motherfuckers just like me. Drink all the liquor, blow weed, probably play with your nose. You motherfuckers just like me. I said you motherfuckers just like me. I said you motherfuckers just like me. I know you motherfuckers just like me. You ain’t no better, hell you just like me”. “It’s Shitsville nigga”. Shitsville. La festa è loro e si divertono un sacco. “Residue on pinata’s, wonder what’s up inside of ‘em. It’s sure ain’t no Vicodin cause it up and excited ‘em”. Piñata.
Quando il vecchio ha finito di parlare e se ne è andato senza salutare eravamo storditi per il cibo e per il fiume di parole. Il giorno dopo abbiamo comprato il disco in questione e siamo tornati in Italia. Non abbiamo scritto nessuna guida ma abbiamo iniziato a prendere in giro il panorama rap & affini italiano, per essere un poco gangster anche noi.

Alessandro Ferri

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