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Priscilla Ahn – This Is Where We Are

Data di Uscita: 25/02/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Camminavamo così, lentamente, con tranquillità. Come se in realtà non avessimo dovuto raggiungere nulla e nessuno. La luce che filtrava tra i rami diventava sempre più sottile e io perdevo l’immagine dei nostri corpi che si nascondevano dietro forme di tronco d’albero. Love me slow, don’t let go. C’erano giochi di rifrazione d’amore che non conoscevamo e l’unica cosa che sapevamo dire era che dovevamo esistere in quello spiraglio di vita che ci era stato concesso. Va sempre tutto così, all’incontrario, all’ingiù, mi dicesti.

It was a grey sky on a Monday. Erano passati giorni, o forse mesi. Credo che ormai fossero anni. Non percepivo più il tempo che trascorreva così inesorabilmente. Rigiravo tra le mani un’incertezza, non sapendo se lasciarla scivolare via o trattenerla ancora un po’. Decisi di chiamarti to say nothing and yet everything. Percepivo cose che sommandosi si annullavano. Era un’attesa buia, carica di silenzio e scuse. Mi sentivo naufraga di un amore superstite, con nell’anima un mosaico di ciottoli di un cuore frantumato. Still I loved you as you loved me.

“La tua lontananza è immane / (udimmo così / di galassie in fuga) / Ma più terribile la tua vicinanza / La tua segreta presenza / I tuoi passi / Il tuo respiro / Le tue parole sussurrate / Il tuo grido d’aiuto.”

Le parole della Kaschnitz imprimevano un lungo passato, orme chiare e distinte di un cammino che attraversava fragili esistenze. Febbraio, tempo di fine che porta con sé un nuovo inizio. Calde parole del be good every day, ma quel che non riuscivo ad affrontare era quel cambiamento che stravolgeva la mia quotidianità. Come se di colpo ci si svegliasse trovandosi a vivere una vita che più non si riconosce come propria. Una casa a cui son state sfilate via le fondamenta. C’è sempre l’orizzonte, mi ripetevo. Quel che resta è un’esile preghiera che sempre annullerà le distanze, che pian piano assorbirà la presente assenza e ne farà linfa vitale per un nuovo inizio. And say things like I’ve never stop loving you.

Pian piano voltavo le spalle a quella strada che si stringeva sempre più, fin quasi a svanire. Don’t look back, don’t look back. Ma quell’appartenenza persisteva nel tempo e nello spazio, mi sentivo una fanciulla senza più dimora. Poi quel bisogno improvviso di un’antica certezza, consumata, lacerata. If you really love me, you will see what I see. Chiudendo gli occhi, il tuo volto mi era innanzi, maestoso come un sole nell’immenso cielo nell’ora più calda del giorno. When you close your eyes, you can see my face smiling down on you. Un sorriso che era un abbraccio. Aprire gli occhi più non volevo. Così iniziai a ripetere il tuo nome, sussurrandolo più volte fin quando non lo sentii sgretolare, le lettere scivolare via.In quel preciso istante una nuova strada mi si aprì innanzi, something new, something blue, something gold. A flower here, a flower there, throwing flowers everywhere. Camminavamo così, lentamente, con tranquillità. Una cosa mi fu chiara, una sola cosa. Una cosa accadde, una sola cosa. L’unica che doveva. I think I’m ready to love you. Again.

Valentina Loreto

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