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Sunn O))) & Ulver – Terrestrials

Data di Uscita: 04/02/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Il tuo corpo racconta una storia molto più antica della tua lingua, più profonda dei pensieri, più intelligente della nostra superbia. È stato plasmato dalle preghiere, dalla fame e dai più violenti desideri che hanno vorticato nei secoli sotto al sole.
Sei bella, e in quanto menzogna sei storia, e ciò che è meno bello in te è storia vera. Sei allitterazione, germoglio di un albero infinito le cui radici vanno in alto, opposte ai rami che scendono nel profondo spazio dell’universo. Per forgiare i tuoi nervi e le tue arterie l’uomo è sceso nell’Ade, ha conosciuto la disperazione, ha incrociato le cime delle piramidi col mutevole disegno degli astri. Per dare l’innesto alla tua memoria le fiabe e i canti hanno mischiato il loro incanto con la medicina, la matematica e la parola scritta, fino a darti l’opportunità di far deflagrare i tuoi ricordi nell’immenso baccanale della tecnica contemporanea.
Se fossimo più belli, più coraggiosi ed umili lasceremmo alle nostre spalle le soglie dorate e vane del nostro Io, come i mistici occidentali, come i più antichi filosofi-scienziati orientali, e ci avvieremmo verso l’essenziale, verso la luce nuda, spogliandoci lentamente, alleggerendoci, fino ad arrivare alla religione delle montagne, al discorso senza parole dell’acqua. Ma siamo attaccati al pietrisco luccicante di questa terra, e forse è un bene, ma è un bene che ci divora, ci tritura nello stomaco delle pulsioni, delle passioni e della vanità.

Sotto le cupe note dei nordici paesi innevati volano gli eserciti meravigliosi degli uccelli artici, i fanti bianchi della vita che in un infinito sforzo infinitesimale portano la mutevole bandiera della materia. Sopra il loro volo ci siamo uniti per diventare un corpo solo, l’androgino babilonese, descritto per la prima volta nella più antica delle Upanishad e reso eterno da Platone. Così, portandoci avanti, trascorreremo la storia e la saggezza umana all’indietro fino a ricongiungerci, alla fine del cerchio, coi nostri padri primitivi.

Eppure non lo dicono soltanto i tuoi geni che sei bella, come penserebbe il più imbecille degli ortodossi: la tua bellezza è cantata dai tuoi occhi, espressa dalle rughe del tuo volto, dalle linee d’aria disegnate dai tuoi movimenti, dalle meravigliose anche larghe del tuo genere che accolgono la vita grezza del mio.
Ed è per queste cose che l’uomo adora la guerra e per le stesse, complementarmente, ama la pace.
Ma nella vita analoga non ci sarebbe bisogno di tutte queste parole, basterebbero uno sguardo e un momento di solitudine per arrivare al quel sentimento che come sempre trascende la parola.

Marco Di Memmo

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