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Stephen Malkmus & The Jicks – Wig Out at Jagbags

Data di Uscita: 07/01/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Kline’s experiment

È vivace ancora nella mia memoria il ricordo di quella mattina che al supermercato, trascinandomi pigramente tra il reparto ortofrutta e quello cosmetici, ho raccolto un sacchetto di orsetti gommosi.
Era un piacere, dopo un’avvilente giornata di prostrazioni feriali, tornare a casa e trovare il vasetto pieno.
Ogni rientro era carico di aspettative. Cresceva ad ogni passo compiuto, volto a raggiungere il mio appartamento, le scale fino al portone, quasi mi tremavano le gambe. Il desiderio mi costringeva al parapetto fino al portone, per evitare di scivolare. La mano instabile ostacolava l’inserimento della chiave nella toppa, e ogni giorno mi trovavo a sperare che la volontà non mi abbandonasse, non mi lasciasse solo. “Due giri, si. La prudenza non è mai troppa. La scorsa settimana, una coppia di ladruncoli di quartiere è entrata in casa della vecchia signora Backer. Fortuna ha voluto che proprio in quel momento passasse suo genero di pattuglia quella sera, su richiesta della moglie (la figlia della vecchia). Si è accorto immediatamente che la serratura era stata forzata. Circospetto è entrato nell’appartamento. Primo piano. – Soggiorno, vuoto. Cucina, vuota. Sali le scale, sudo freddo. È notte. Forse avrei dovuto chiamare una volante di rinforzi. Le malridotte scale di legno fradicio cigolano, dannazione, potrebbero sentirmi. Mi aveva chiesto di sistemarle dieci giorni fa. Che stronzo. La vecchia dorme? Forse l’hanno già ammazzata. – All’improvviso, risate provenire dalla stanza da letto. L’uomo, a questo punto incuriosito, si avvicina fino a posare l’orecchio sull’uscio e scopre i due ladri ai piedi del letto dell’anziana, chiacchierare e sorridere di alcune vecchie foto che aveva chiesto loro di raccogliere dall’ultimo cassetto del comò, dopo che questi avevano rovistato ovunque senza trovare soldi o valori di alcun tipo. Fortunatamente la vecchia era già stata ripulita dall’affezionata prole.
Ma tornando alla toppa. La chiave, due giri in senso antiorario, e la porta si apre. È difficile descrivere la sensazione che dona lasciarsi scivolare la giacca lungo le braccia. Ti abbandona gradualmente, dalla base del collo alla punta delle dita; quindi calciare disinteressati in qualche angolo della stanza le scarpe impregnate di stanchezza, per poi cedere pesantemente alle pastosità del divano. Tastare tra i cuscini per trovare il telecomando, un rapido check dei canali per scegliere il programma meno impegnativo che offre a quest’ora il palinsesto. CW Network: “Un giorno in paradiso equivale a 891 anni terrestri, dichiara l’uomo che è stato li già quattro volte. La fine del mondo, dunque, sarebbe già iniz…”. Talk show: rabbrividisco nel trovarmi sullo schermo due donne in sovrappeso che sembrano contendersi un omino smilzo con i capelli rossi. Change. USA Cartoon: the powerpuff girl show. Simpatiche quelle ragazzine. M’è sempre piaciuta quella con il caschetto moro. Mi ricorda la bambina che sedeva sempre un banco oltre il mio i primi anni di scuola. Non l’ho più vista in giro. Ai tempi si raccontava che fosse stata rapita dall’autista del bus. Era il millenovecentonovantuno. I pensieri vagano mentre la tv rumoreggia qualche jingle pubblicitario tra uno sketch delle super-ragazzine. Con lo sguardo a fissare il nulla sposto il braccio fino al tavolino sulla mia destra, quello sul quale è posto con orgoglio il vaso colmo di gommose; impilato ben in vista, alla stregua di un’opera d’arte. Infilo la mano sempre più in fondo, ancora un po’, fino alla base. Mi rivolgo al contenitore con fare interrogativo come farebbe chi, inaspettatamente, sente suonare il campanello oltre la porta di casa: chi sarà mai a quest’ora… vuoto. Non è rimasta una sola gelatina fruttata. Il sorriso svanisce e la delusione mi pervade come veleno immesso in vena con l’ausilio di una piccola punta metallica, che avresti detto innocua fino a quel momento. Sbuffo, mi rigiro verso la tv che continua a borbottare pop. Le super-ragazzine hanno trovato una super-pistola laser, super-potente. Così dicono. Sembrano contente del ritrovamento. Sono convinte che col solo ausilio di quell’arma saranno in grado di distruggere il temutissimo nemico. Vorrei poterle avvertire. Vorrei dir loro che è meglio andare avanti con pretese meno audaci. E se poi la pistola s’inceppa? E se il super-laser si scarica? La vita è così, ti da tante aspettative e poi te le toglie. Come con gli orsetti gommosi. 200 g di desideri inevitabilmente destinati a finire.
Sarebbe meglio spegnere la tv. Atrofizza il cervello. Così dicono.

Giulia Delli Santi

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