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Ø – Konstellaatio

Data di Uscita: 14/01/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

In Finlandia sono super efficienti.
Jarko era un uomo di mare e gli andò sempre stretta la storiella della “Finlandia terra dei Laghi”, l’orizzonte lo preferiva lontano e il porto di Tromsø fu il luogo ideale dal quale partire per sognare. Il suo lavoro sulle navi cargo era il sogno. Essendo Sami si è sempre sentito a casa anche in quella parte di Norvegia e ha potuto portare avanti la sua vita pur spostandosi da Rovaniemi. La sua nave era la Solaris e, tre anni fa, una volta attrezzata con il rompighiaccio il timore dei ghiacciai si dissolse rapidamente. Spezzare la crosta garantendo il traffico navale e la rapida consegna della merce era necessario e fondamentale in questi tipi di lavoro.
Con il passare degli anni la retorica martellante sul Global Warming è riuscita a smussare ulteriormente questa preoccupazione e Jarko quasi dimenticò l’ansia di venire risucchiato nella stasi totale, nel blocco tra i ghiacci. I racconti del padre sulle navi disperse e mai più ritrovate avevano fatto da contorno a tutta la sua infanzia.
Totalmente liberi da pensieri nefasti Jarko e i suoi colleghi/amici partirono verso l’Islanda per consegnare un carico di acciaio. Tonnellate e tonnellate di acciaio. Prima il Mar Glaciale Artico e poi il Mar di Norvegia.
“Goditi il viaggio Jarko, che pacchia è così calmo il mare oggi” dice Pekka a Jarko una volta partiti tendendo l’orecchio per captare il suono dei movimenti dell’acciaio nella stiva. “Ho sentito che quest’estate sarà più fredda del solito però, e se incontrassimo del fottuto ghiaccio?”. La preoccupazione di Jarko scatenò una discussione portando a galla il timore degli operai più anziani. Paavo era il più risoluto: “Sono cazzate belli miei, il Global Warming è una delle tante invenzioni dell’Onu. Nazioni Unite e Parlamento Europeo e i loro stupidi studi vi faranno, anzi vi hanno già fatto il lavaggio del cervello”. “Sei un vecchio pazzo Paavo, stai tranquillo” rispose tranquillo Pekka.
A metà strada, di notte, un suono sordo ed un sobbalzo svegliarono l’intera truppa. Il nemico era tornato, una lastra enorme di ghiaccio aveva bloccato la Solaris. L’urto era stato capace di far saltare tutta la strumentazione di bordo, non erano più rintracciabili da nessuno al momento. La nave si era totalmente incagliata tra parallelepipedi bianchi di varie dimensioni e forme, la luna lontana riflessa sul ghiaccio creava luci mai viste prima. “Ragazzi vediamo di far funzionare i radar e manteniamo la calma” disse Paavo squarciando il silenzio attonito dei compagni. Il trasmettitore di onde radio, l’antenna, la funzione di trasmissione/ricezione/elaborazione del segnale elettromagnetico defunti crearono la paralisi totale della nave e della truppa, in una sorta di fusione tra macchina e uomo. Il passare dei giorni alla deriva veniva scandito da lamentele sempre più effimere, meno incisive e sconnesse nel tempo.
L’unico appiglio divenne il cielo di notte, cercando di osservare le stelle per ricreare le costellazioni e immergersi nella speranza generata da qualche segno astrale favorevole. Un rumore ripetuto in lontananza, l’eco del segnale radar in loop nella mente della truppa, quasi a voler capovolgere la realtà captando un suono che non poteva giungere visto il guasto. Con sguardo ebete ad osservare il ghiaccio in uno stupore senza fine per l’accaduto, le previsioni mancate e quel loop continuo intersecato ai cristalli bianchi in movimento. Il vortice creato da leggere manipolazioni che affonda la persona in uno stato di semi coscienza. Syvyydessä Kimallus. Neutronit. Gli sterili tentativi di aggiustare le macchine di bordo generavano solo qualche sibilo lontano, un motore digitale che non parte e gratta una patina luminosa e fredda. La cabina come una sala operatoria in una vicinanza estrema con il disagio in un mutismo totale, decaduto ritmicamente in cantilene rumoristiche da film ai confini dello spazio. Kesäyön Haltijat. Un vibrafono lontano, ricordo della antica chiesa alla periferia di Rovaniemi, a scandire giornate sempre più lunghe. Uno specchiarsi nella solitudine che si trasforma in un viaggio unico. Isolazionismo sferzato dal vento ghiacciato e dai soliti rigurgiti semi-funzionali della macchina radar. Syvanteessa Pukinjalkaisen.

Gli schizzi disperati di Paavo con la posizione delle varie stelle, riprodotta con metodo ogni notte. Una cartografia allucinata capace di riportare in primo piano uno spazio intimo mai così in vista, gestione perfetta del ricordo e della capacità di non perdersi nel dramma. La speranza che magari il segnale un giorno ritornerà. Takaisin.

Della Solaris nessuno ha saputo più nulla, pare sprofondata in un’altra dimensione. Tutti continuano a credere al Global Warming.

Alessandro Ferri

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