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David Helbocks Random – Control / Think Of Two

Data di Uscita: 31/01/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Ero seduto a un baretto di Trastevere e bevevo una Peroni gelata quando di fronte a me, seduto sul gradino di una piccola chiesa barocca, un barbone mi fece cenno di avvicinarmi a lui. All’inizio non fui sicuro che si stesse rivolgendo a me, ma poi mi indicò in modo talmente chiaro da scacciare tutti i miei dubbi. Ero diffidente, lo ammetto, perché quel tizio mi pareva abbastanza losco ed io avevo un paio di banconote in tasca che mi dovevano bastare ancora per un paio di settimane. Continuai a bere quella birra troppo fredda e presi il primo giornale che trovai. Ma la curiosità mi pulsava dentro più veloce del cuore di un colibrì e volai in tre secondi su quel misterioso gradino.
Per un attimo mi parve che il sole si stesse portando via con sé anche il rumore senza sosta della città, ma mi accorsi presto che la sera aveva cambiato soltanto il colore di quei suoni frastagliati.
Continuavo a rimanere seduto su quel gradino, poggiai anche la schiena sul portone verde per rilassarmi un po’ e preparare eventualmente le baggianate da dire nel caso che quell’uomo non avesse voluto iniziare a parlare. Ma per fortuna attaccò presto.
-Sai quanti anni ho? Sii sincero.
-Non lo so… una settantina direi così ad orecchio.
-Aggiungine cinquecento.
“Ecco, è pazzo, lo sapevo… Non dovevo fermarmi” pensai subito, e il barbone ricominciò a parlare.
-Immagino che ti starai dicendo che sapevi che io fossi pazzo… è legittimo, non ti preoccupare. So che sembro un pazzoide, con questa barba e questo sguardo, ma ti assicuro che assomiglio parecchio a Michelangelo quando lo conobbi.
-Buonarroti?
-Certo. Ero giovane quando lo incontrai per la prima volta. Un temperamento straordinario, un titano, un Mosè, niente da aggiungere. Mentre disegnava o scolpiva era… dopo secoli non riesco ancora a trovare le parole.
-Ma chi sei in definitiva?
-Scusami se non mi sono presentato, ma l’età mi ha portato ad essere un po’ sbadato. Sono Ermete.
-E come mai saresti ultracentenario?
Mi tenevo sul vago e sull’ironico per fargli vedere che non ero uno stupido o un boccalone qualunque, ma il suo sguardo era talmente sereno, intelligente e buono che la mia ironia mi sembrò fuori luogo.
-Fu un incidente che mi accadde quando oramai pensavo che mi mancassero pochi anni…
Sopra di noi dei gabbiani affamati garrivano nella loro perenne e rabbiosa ricerca di cibo e ci distrassero. La giornata, d’improvviso, sembrava più leggera, pure le abnormi panzane che mi stava rifilando l’amico di Michelangelo mi cominciavano a sembrare belle e vere, come bella e vera mi pareva senza alcun motivo la vita, forse per via di una congestione da birra o per una vaga ubriachezza o chissà per quale stravagante neurotrasmettitore che metteva il mio cervello in quella buona disposizione.
-Tornando all’incidente devo spiegarti gli eventi. In quel periodo conobbi Giordano Bruno e ne rimasi affascinato, così mi dedicai ossessivamente all’alchimia. In un bel giorno d’inverno, dopo aver mangiato un carciofo alla giudia, tornai a casa con un’idea folle che riguardava la mescita di diversi elementi per creare l’oro. Ma il mio esperimento fallì e lasciai quella sostanza densa sul tavolino. Qualche notte dopo tornai ubriaco dall’osteria con pensieri oscuri e una gran sete. Vidi l’immagine sfocata di una coppa che secondo il vino che mi circolava dentro doveva essere altro vino e non ci pensai su molto prima di tracannarla. Vidi nelle settimane e nei mesi il mio corpo che si tonificava e tornava ad una forma giovanile, anche se nell’aspetto rimanevo un vecchio. Guarda la mia pelle.
Aveva una pelle bianca e liscia, e la carne soda di un atleta. Osservandolo bene mi accorsi che anche il suo volto non era così rugoso come doveva essere. Così mi convinsi definitivamente della sua straordinarietà.
Gli chiesi di mostrarmi casa sua che a quanto diceva era “la casa più bella di Trastevere, che è il posto più bello del mondo”.
Arrivati a casa sua, un posto che fondeva sobriamente tutti gli stili del mondo, mise un disco di musica klezmer e ci mettemmo a fumare la pipa accanto al camino.
-Ma sai, gli anni che vennero dopo furono un po’ noiosi, con qualche eccezione, furono molto deludenti. La controriforma riportò l’Europa al medioevo e poi tutte quelle rivoluzioni che in realtà si conclusero in un nulla di fatto. Fu con la fine dell’ottocento e il grandioso secolo scorso che il mondo iniziò ad essere davvero un posto spassoso. La tecnologia, che per me è il vero motore dell’evoluzione umana, ha reso tutto così comodo che voi che ci siete nati dentro non potete nemmeno capirlo. Che lusso la modernità!
Mi versò del vino bianco in una coppa d’argento.
-Ma la grande data è il 1917.
-Per la rivoluzione d’ottobre?
-No. Per la nascita di Thelonious Monk. Lo ascolto ogni giorno da sessant’anni.
-Capisco.
Mi parlò di quanto fossero stati sconvolgenti i primi ascolti del grammofono, i primi film al cinema, le prime corse con l’automobile, i primi viaggi in aereo, la Parigi degli anni venti, gli anni trenta, i quaranta col bebop, la seconda guerra mondiale, la bomba atomica…
-Se vuoi l’immortalità…
Si mise a fissare il fuoco così intensamente che pareva lo stesse alimentando col suo sguardo.
-Si trova lì, sul tavolino di cedro.
Mi guardai attorno, scrutando in quella meraviglia senza tempo, tra le piante curate alla perfezione e gli oggetti antichi, fino a che vidi su un tavolino una fiaschetta da whiskey tascabile abbastanza insolita.
-Lì dentro c’è la sostanza che ti renderà probabilmente eterno: è tua.
Dubitai un attimo ma poi afferrai la fiaschetta e me la misi in tasca.
-So che non lo farai subito, lo capisco. Ma lo farai, su questo non ho dubbi.
Cambiò disco. Partì “Trinkle, Tinkle” e mi accorsi per la prima volta del novilunio e della luce irreale di quella casa, al tempo stesso blu ed arancione, alternata, onirica, che mi svegliava e vegliava su di me, come quell’uomo incredibile che avevo conosciuto per caso.
Indossai la mia giacca rossa e gli strinsi la mano.
-Esercita la memoria, combatti la pigrizia e sii quanto più onesto riesci ad essere. Il presente è meraviglioso.

Camminando arrivai fino a Piazza Trilussa senza accorgermene, con l’immortalità in una tasca, ma senza sapere dove andare.

Marco Di Memmo

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