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Actress – Ghettoville

Data di Uscita: 28/01/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

Questo fetore proviene dall’esterno oppure è nella mia testa?

Solo dolore.

Non so cosa mi abbia spinto a visitare la casa delle mia infanzia un attimo prima della demolizione, ero convinto di aver superato tutto questo, di essermi lasciato alle spalle la mia vita precedente.

Da dieci anni non metto più piede in queste stanze; dopo la morte dei miei genitori decisi di non varcarne più la soglia, di lasciare tutto al proprio posto: vecchi libri, cornici di cartapesta e gingilli di un’epoca quasi dimenticata, grigio sul blu, come uno scrigno coperto dal fitto strato del tempo.

Radere al suolo i ricordi è stata la missione di una vita, voltare pagina per crescere, amputare progressivamente le radici, così robuste del mio io remoto, per proiettarsi in avanti.

Oggi sono una persona di successo, fuggito dalla ghettoville della mia gioventù, rinnegando l’umiltà dei miei vecchi per un fine superiore; ho consacrato ad idolo la mia solitudine interiore, confidando nella sua protezione.

Vago in queste stanzine di cartone lasciando dietro di me orme fresche nella polvere, tracce che sarebbero destinate a tornare gradualmente al cinereo, se non fosse per l’ingombrante macchina gialla che attende un mio segnale.

Forse sto cercando qualcosa che mi leghi al mio passato, oltre la sofferenze, al di la del cosciente, una cosa che magari mi faccia desistere dalla decisione, già presa, di cancellare definitivamente questo luogo dello spirito.

Un forte odore di tuie fa capolino da una finestra rotta, proviene dal giardino antistante, quello che ai miei occhi di bambino sembrava una foresta.

Trasalendo mi rivedo piccino, che corro tra le stanze schivando i miei fratelli più grandi che mi maledicono; in mano ho una scatola di latta con su scritto “2014”, è quello il mio segreto quasi dimenticato, che nel sogno ad occhi aperti affretto a nascondere sotto una doga della mia stanza. Ricordo esattamente dov’è custodita, con un movimento quasi automatico faccio saltare il pezzo di legno che la nascondeva ed eccola comparire davanti agli occhi.

Dentro c’è un libro di poesie, ingiallito come il biglietto che avvisa “per quando sarò grande”. Faccio per aprirlo e scorgo una pagina segnata che dice:

E allora noi vili
che amavamo la sera
bisbigliante, le case,
i sentieri sul fiume,
le luci rosse e sporche
di quei luoghi, il dolore
addolcito e taciuto –
noi strappammo le mani
dalla viva catena
e tacemmo, ma il cuore
ci sussultò di sangue,
e non fu più dolcezza,
non fu più abbandonarsi
al sentiero sul fiume –
non più servi, sapemmo
di essere soli e vivi.

C.P.

Uscii al sole con il volto rigato di lacrime …ma non ebbi la forza di ritirare l’ordine di demolizione.

Maurizio Narciso

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