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Lantern – Diavoleria

Data di Uscita: 13/01/2014

Un breve ascolto, durante la lettura

T’ha mai tremato il collo per la rabbia? T’hanno pulsato i muscoli? Sotto pelle, senza far male, solo un movimento inaspettato e alieno, incontrollabile, come se qualcosa, da dentro, picchiasse per uscire. Ecco, questa è un’insonnia nervosa, un dolore somatizzato, un ultimatum alla sanità mentale. Cancella tutto, ora, sciocca gnosi, elimina le endorfine, la melatonina, la serotonina. Fammi dormire. Tutto ciò che di reale c’è nei sentimenti è il lavoro di ghiandole, ghiandole che secernono on demand, influenzate dai costrutti di altre ghiandole prima e durante. La realtà percepita è un imbroglio di abitudini. So tutto questo, lo sa anche il mio corpo, perché allora non riesce a dormire e far riposare anche me. Lasciami in pace, rilassa lo stomaco e liberalo da queste contrazioni, non c’è nulla da digerire laggiù. È questo cranio, sono queste sinapsi che devono macerare, scomporre e mandar giù un boccone pesante e amaro. E le ghiandole non aiutano, secernono ancora e ancora, vietano il sonno, negano la pace e impongono uno stato di allerta. Reazione di attacco o fuga, reazione aggressiva o remissiva, reazione come se fosse necessaria o richiesta. Sono costrutti mentali autoimposti e non cercati da terzi, stupido ammasso grigio, sei il centro di una percezione singolare in un ambiente che non ti ripudia né ti considera, ospite insussitente. Perché non la smetti, perché non mi lasci dormire? Crollano le palpebre e come serranda di carne chiudono, malamente, l’ufficio informazioni visive. Buona pace, penso, come tutti i miei contemporanei vivo di un solo senso non deturpato, la vista. Se quella è occlusa cederà facilmente anche il resto. E nel buio dei miei pensieri le parole si fanno più forti, si ripetono nella demenza del preonirico, persistenti e fastidiose, come solo le portatrici di sensi di colpa sanno essere, scandiscono il tempo, ad accompagnarle, poco dopo, gli spasmi nervosi del collo, delle braccia che non so come mettere, delle gambe che credono per non so quale ragione di salire scale o cadere senza appoggio. L’insonnia del mancante in qualcosa, qualcosa che ti fa mancante in tutto. Così procedo, viaggio al termine della notte, l’alba serenamente beffarda sancisce le finite possibilità. Non hai riposato. Male. Alzarsi, lavarsi, guardarsi allo specchio. Mancato sonno come mal di testa, caffé come aspirina, paliativo nell’impossibilità di un riposo sereno.

Alfonso Errico

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