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Soviet Soviet – Fate

Data di Uscita: 11/11/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Un Fiat Ducato del ’92, senza riscaldamento né autoradio lanciato verso l’est Europa… a ripensarci oggi, sembra un pazzia. Abbiamo affrontato la lunga tournee precedente concentrandoci solo sugli strumenti, sulla nostra musica. Concerti in location familiari anche se distanti centinaia di chilometri da casa, si attacca la chitarra agli effetti, si pesta duro con il basso e la batteria, si urla la voce sotto la pioggia, la neve, il sole accecante oppure l’umidità penetrante di qualche locale senza uscite di sicurezza. Dicono che siamo una band post punk, che somigliamo a questo o a quel gruppo new… qualcosa, ma a noi non ce ne frega un cazzo delle etichette!

Nel giro di appena un anno molte cose sono cambiate, cerchiamo di programmare i nostri spostamenti con qualche attenzione in più, magari prenotiamo in anticipo i motel, ma siamo sempre fedeli a noi stessi, ci piace ancora rischiare grosso. Domani apriamo il concerto dei PIL e il buon Fabio ha fatto di tutto per evitare spiacevoli sorprese all’ultimo secondo.
Questa sera per scaricare la tensione suoneremo all’aperto, tutti intorno al furgone manco i Pink Floyd a Pompei… la scaletta non la concordiamo, basta uno sguardo ed è fatta, magari attacchiamo con “1990” e poi “Curami” dei CCCP, giù con qualche brano del precedente album, forse “Contradiction” e tutte d’un fiato le tracce del nuovo album “Fate”. Mi piacerebbe chiudere con “Il Grande Incubo”, sarebbe bello salutare il pubblico con quel brano, al quale poi Lydon potrebbe far seguire qualcosa tipo “Albatross”.

Aprire per i PIL, stento ancora a crederci.

Fumo quest’ultima sigaretta fino in fondo e poi cerco gli altri, sono al secondo pacchetto ed il momento è perfetto, voglio tenermelo stretto. In questa balconata all’ultimo piano di un centro commerciale deserto a Sibenico i ricordi mi riempiono la testa: quella volta che il nostro mezzo di trasporto andò in panne ed eravamo nel bel mezzo del nulla, una sorta di superstrada che serpeggia intorno ai monti croati, distese incontaminate di verde a perdita d’occhio ed il profumo forte del mare portato dal vento; ci salvò un altro turista, perduto anche lui in mezzo a cartelli stradali incomprensibili.
Oppure quella volta che ci imbattemmo in un rave party nella periferia di una cittadina romena, tra il Lidel e la stazione ferroviaria dei treni merci, ci godemmo la festa arrivando alla tappa prestabilita giusto in tempo per inserire il jack della chitarra e suonare.
Oppure ancora…

“Hei Andreaaaaaaaaaaaaaaaa! La smetti di fissare il vuoto e vogliamo andare?”

Cazzo si è fatto tardi, la nostra Pompei ci aspetta!

Maurizio Narciso

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