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Basia Bulat – Tall Tall Shadow

Data di Uscita: 01/10/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

La decisione con cui la vidi legarsi i lacci degli stivali invernali era il preludio di una nuova stagione del contrasto tra gli spettri di luce più chiara e più scura delle sue emozioni. “Cercherò di dipingere la mia ombra migliore”, continuava a ripetermi un pomeriggio, mentre sorseggiava del tè seduta a gambe incrociate su una poltrona ottocentesca, la neve che crolla dai rami di fuori, la tappezzeria floreale a ricordare i fasti di quella vecchia residenza nobiliare, adibita in parte a studio musicale. Solo il modo in cui portava la tazzina alle labbra era musica, la natura ricoperta di bianco come perfetta scenografia, il suo sguardo sempre basso, immobile per certi versi, sicuramente concentrato su possibili nuovi paesaggi da inventare. “Prova a premere ripetutamente un tasto del pianoforte a tua scelta, davvero, non m’importa quale sia, voglio solo concentrarmi su un suono per almeno un minuto, devo scacciare l’avvicinarsi di memorie non desiderate ” – A dispetto della terra dei ghiacci evocata dal cielo di oggi, l’avevo vista per la prima volta raccogliere rose in un prato a fianco di una antica cattedrale. Ne portava così tante tra le braccia che ancora mi domando come riuscì a non farne cadere nessuna, mentre un suo sorriso genuino riusciva a gareggiare con i colori della natura della foresta al tramonto. Stringemmo un sodalizio musicale e da quel giorno non ho più smesso di scrivere dei resoconti delle nostre reinterpretazioni della tradizione. C’erano atmosfere esistenti da sempre tra le sue corde vocali, non poteva scostare il percorso, la linea era già tracciata da tempo. Incominciai a pensare seriamente di dedicarmi a raccogliere materiali per una sua autobiografia il giorno in cui confessò ad una cena tra amici che, durante la sua infanzia e prima giovinezza, aveva sempre ascoltato la stessa stazione radio, specializzata in americana, country e blues, e soprattutto per questo la sua concezione di musica si era sempre orientata con naturalezza entro questi confini, riuscendo a trovare orizzonti più ampi e sempre a proprio agio nella così detta ‘modernità’ che qualsiasi nuova sperimentazione non riuscirebbe neppure a immaginare. Le bastava socchiudere gli occhi per essere altrove, sentirsi nel posto più giusto per lei in quel momento, sognare l’autostrada in cui voleva correre, il luogo in cui valeva la pena raggiungere qualcosa, per cui avrebbe anche accettato di barattare qualche sfaccettatura della sua personalità per sentirsi più vicina alla meta. Slegarsi da qualsiasi routine a fondo cieco, rendersi capaci di percepirsi come sola voce, estraniata da tutto, su qualsiasi palcoscenico o terrazzo, treno o stanza d’albergo. “Quando trovo la combinazione giusta d’accordi mi si scioglie la spina dorsale” e sorride, e le credo, perché avviene sul serio, succede anche a me quando la vedo comporre, è questo che può fare la magia, e la musica è la più naturale delle arti magiche. Dopo aver preparato il caffè rigiro tra le dita le foto preparate per la copertina ed il lancio del nuovo album, “raggiungerai un nuovo grande numero di ascoltatori”, penso tra me. Sembri una diva degli anni sessanta,sono orgoglioso di collaborare per questo progetto, sei riuscita a scrivere ancora di storie che in un attimo possono far crollare ogni cancello arrugginito, aprirsi verso torrenti d’azzurro, spazi ancora da scoprire, città senza fiumi comunque sognanti, amori possibili da restaurare. “Come ho fatto ad arrivare fin qui con questa grande forza d’animo, riuscendo a tenere insieme tutti i pezzi” potrebbe pensare lei stessa in un momento di vuoto, come potrebbe essere sempre più in grado di non lasciarsi visitare da pensieri sulla sua passata fragilità, meglio dimenticarsi di come fosse. La sbircio canticchiare senza emettere suono il ritornello di “Someone”, e penso a quanta gente buona di cuore meriterebbe di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, danzare a piedi nudi su un tappeto persiano e scrivere nuove canzoni sul vetro appannato. Che sia Amsterdam o Parigi o qualsiasi altra città scritta nel tuo cuore lei suonerà perché le coincidenze si avverino, non solo nelle tue lettere piene di lacrime e nostalgia, non solo nei tuoi sorrisi notturni, oltre il silenzio profondo dei sentimenti più veri ignorati per approssimazione dal destinatario, chiudere gli occhi tenendoli aperti sul mondo e imparare a viaggiare in qualsiasi situazione, un inno all’escapismo più rarefatto e al potere delle fiabe conquistate anche una volta superata l’infanzia. “Spero che tutto questo non sparisca come quel fiocco di neve che non riesco più a ritrovare tra i rami ricoperti di quell’albero.. Lo spero davvero. Lo spero con tutto il mio cuore. Canterò una canzone anche per lui. Spero che nessuno mi lascerà mai cadere così lontano da tutto, così come spero ancora che tutta questa musica non rimanga inascoltata, che qualcuno riesca a sentirsi più forte o ispirato anche grazie a lei, spero davvero che tutte queste cose possano lasciare un segno, che ci si riabitui a prendersi cura dei fiocchi di neve” . Succederà, te lo prometto. Da qui in poi ci impegneremo tutti sempre di più, proveremo ad aiutarci a vicenda, senza esitazioni e con passione nel cuore, “come nell’attimo in cui le dita e i tasti del pianoforte si cercano e si trovano, regalando armonia”, come dici meglio tu.

Filippo Redaelli

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