monthlymusic.it

Laurel Halo – Chance of Rain (Top Ten 2013)

Data di Uscita: 28/10/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

A. “Potrebbe piovere oggi Laurel?”
L. “Di sicuro, oggi ci sarà un diluvio incredibile”.
Aveva appena sintetizzato un nuovo ammasso di suoni, la creazione costante dà assuefazione ed era fermamente convinta del potere psicotropo della propria realizzazione. Lui era la cavia. Lo scetticismo iniziale era scemato una volta messe sul tavolo le carte del progetto, da realizzare in uno scantinato molto umido. Un vero e proprio rito di passaggio avrebbe dovuto essere generato dalla musica, quantomeno impiegando un lasso di tempo di quattro ore. Il focus di tutto era rivolto alla fase liminale di transizione, immediatamente successiva a quella pre-liminale di separazione dall’ambiente circostante. La durata di questo intermezzo da passare letteralmente sulla soglia non era stata fissata da alcuna variabile, questo non lo aveva spaventato affatto. Il tempo in questione andava formato da zero e non semplicemente fatto scemare, riempito come al solito da azioni incastonate in agende prestabilite con impegni giornalieri. Così facendo la chiusura nell’anfratto bagnato era necessaria per abbattere la normale convenzione temporale e perdere il controllo sulla situazione. Il sentore di lei era che con la composizione ci si sarebbe potuti concentrati in maniera estrema sul proprio fisico, controllandone ogni battito. Alzare o abbassare il volume di ogni reazione nervosa come in un mixer di carne ed ossa, mettere in loop lo scorrere del sangue nella vena della gamba, aumentare il delay dei succhi gastrici e modulare la compressione delle ossa durante un abbraccio o la caduta da una sedia. Le reazioni chimiche e le sinapsi tutte attivate, si sarebbe ricreata una modalità di ballo in grado di rivisitare tutte le altre. L’esperienza psichica e sensoriale avrebbe così dovuto unirsi a quella prettamente fisica in un connubio inestricabile ma continuamente in evoluzione. Ogni situazione esterna avrebbe influenzato l’esperienza singola del momento trasfigurandolo per renderlo unico, gli effetti applicati al mixer umano erano infiniti. Il collage creato in quella precisa occasione era il primo passo verso un nuovo modo di vivere il club, si dava una forma senza strutture fisse per ricreare emozioni. La frattura con il vecchio mondo, in caso di riuscita dell’esperimento, si sarebbe accentuata.
Iniziando a fluttuare su un battito minimalista che calcola le possibilità tutte si era ritrova in una giungla scurissima ed estremamente umida nella quale avanzavano luci progressivamente più acute; il contrasto e la registrazione del flusso dei globuli rossi che pompano ossigeno nel cervello era cosa naturale in quello stato. Il nutrimento necessario aveva risvegliato i sensi ulteriormente rendendoli capaci di percepire una sillaba ripetuta in lontananza mentre l’anidride carbonica era portata ai polmoni dalla circolazione venosa. Oneiroi. Una nuova completezza veniva raggiunta successivamente quando le percussioni si scontrarono su un synth liquido esplodendo in una miriade di suoni sommersi. L’autogoverno continuava a prendere forme sempre maggiori, il battito si coniugava alla visione di papille gustative in fermento per l’arrivo di un tartufo pregiato. Elevato, pur restando collegato al resto, questo segmento sopra tutti gli altri la composizione rallentava prima di finire nel silenzio. Serendip. Il loop diventava concentrico e sempre più stringente, il capovolgimento dava le vertigini e la modalità risvegliata era la sensazione acuta dei peli che si rizzano con forza. Un gelo sempre più acuto alzava le frequenze, l’impulso si allungava, il kick veniva filtrato all’inverosimile ed era smembrato prima di riformarsi in altri pattern debordanti. Tracciati jazz e note riflesse in stalattiti dai mille colori si spezzavano in un vortice frenetico che tramutava la precedentemente sensazione in una pioggia di sudore. Chance of Rain. La trascendenza ultima giungeva accompagnata da un fluire iniziale che scorreva veloce in un denso ammasso di strutture armoniche ripetute e martellanti. Il basso con la sua linea aumentava il senso di controllo e le particelle che componevano le gocce di sudore si schiantarono al suolo rimandando indietro un suono fisso e cupo. Gli pareva di sentire in lontananza la techno di Detroit ma qui il cambiamento e il filtro apportato dal controllo totale sul proprio corpo rendevano questo pensiero infinitamente piccolo rispetto al puro piacere. Ainnome.
A. “Sta piovendo di brutto Laurel, avevi proprio ragione”.

Alessandro Ferri

Comments are closed.