monthlymusic.it

múm – Smilewound

Data di Uscita: 09/09/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Dopo un profondissimo respiro ricordai di avere dimenticato buona parte della mia vita da molto tempo, ma non ne fui tanto dispiaciuto, pensai piuttosto ai versi di Brecht:

La fragilità della memoria
dà forza agli uomini.

Pensai per un momento, inaspettatamente, a quando mia madre mi raccontava le favole in quel letto infinito per farmi addormentare nel pomeriggio, ma questo pensiero tenero mi strideva nella mente ora che nessun racconto poteva placare la fame della mia avida e allucinante insonnia. Erano anni, forse un decennio, che non conoscevo le gioie del sonno profondo, quello che si accende appena si chiudono gli occhi e si spegne quando li si riapre al mattino. Vivevo da troppo in quel costante stato di dormiveglia che non mi faceva godere né del giorno né della notte, in cui non potevo mai dire con convinzione di essere desto o dormiente, sano di mente o pazzo.
Anche in quel momento così insolito e potente avevo una minima difficoltà nel dirmi cosciente, nell’affermare con certezza di non stare sotto il dominio dei sogni. Mi tenevo incastrato nel crepaccio di una montagna, una parete verticale, tenuto appena da una corda che doveva assicurarmi la vita e la speranza. Il prossimo punto di appiglio sembrava irraggiungibile, disperatamente in alto come io ero disperatamente in basso. Avrei dovuto fare un balzo sovrumano per raggiungere quel punto e continuare a salire in alto fino alla cima. Mi ero azzardato a toccare una dea che fino ad allora nessuno aveva mai osato avvicinare. Dovevo risolvere quello stallo mortale con un’azione immortale, dovevo abbandonare la mia carne umana per vestire i muscoli degli dei immortali, dovevo abbandonare la mia limitata intelligenza di uomo per approdare all’infinita forza mentale degli eterni. E come fare ad abbandonare il corpo e l’anima da uomo? Dimenticandosene.
Gridai talmente forte da far trasecolare l’aria, meravigliai la roccia, feci librare la mia vibrante carne ed esplodere la mia mente. Il resto fu un balzo, un volo disumano, presi le sembianze di mille animali dalla tigre alla gru, sentii l’antico furore e la gioia senza tempo degli eroi e mi trovai, senza sapere come, alcuni metri più in alto in pochissimo tempo.
Con molto sforzo ancora arrivai in cima alla montagna dopo non essere stato più uomo e fu solo lì che mi sentii davvero un uomo.

Marco Di Memmo

Comments are closed.