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Volcano Choir – Repave (Top Ten 2013)

Data di Uscita: 03/09/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Repave

Tu credi di conservarti nella tua non scelta, nella tua bellezza che sorge da una mancanza di necessità, dalla linearità di una decisione leggera. Con la schiena al riparo dalla marea, una schiena appoggiata ad una roccia ben levigata, lo sguardo può sporgersi oltre l’orizzonte. Si scoprirà miope, all’istante. Non ne capirà subito il motivo. La mente cercherà di farlo ragionare nel modo sbagliato portandolo a ritroso tra vecchie istantanee dei tempi buoni, quelli in cui i gesti funzionavano ancora, senza sapere che si trattava solo di una gestualità incosciente, spontanea, come le ginocchia sbucciate del fanciullo. Siamo creature imperfette, non possiamo farci niente, dobbiamo imparare ad essere grandi anche nella resa. E riscoprire uno sguardo diverso, un nuovo orizzonte, la capacità di costruire, una volta dopo l’altra, senza partire sempre da zero. Lascia che io impari ancora un poco. Non è una lezione, sarà la tua una fuga, una fuga che accompagnerà il tentativo della salita in cattedra. Una radio in lontananza legge poesie datate e ci riabitua alla scoperta della parola, del suo modo di farci migliorare. Guarda. I movimenti del mare a volte sembrano allinearsi perfettamente con i tuoi pensieri. Non voglio più scrivere canzoni su di te. Su quello che manca alla nostra relazione. Su quello che potremmo dirci una volta sistemate più cose. Ti prego, ritorna è un insieme di parole sbagliate. Bisognerebbe dire semplicemente, splendidamente: ritorniamo. Questa è la storia di come ricostruire non partendo da uno zero. Perché nell’atto della nascita già ci avviciniamo ad essere più di un insieme vuoto. Siamo già una storia. Potrai riguardare fotografie, video, disegni, proiezioni irreali. Non basteranno. Però davvero, non riportarmi sulla strada che non voglio percorrere ora. Non voglio scrivere solo per me. È per questo che al centro di questo tentativo di ricostruzione c’è una spiaggia, ora ti spiegherò anche perché il mare. Voglio vederti camminare e voltarti nella mia direzione, questo sì che me lo concedo. Stiamo parlando dell’amore più vero. Non sono discorsi inventati per superare la noia o per mancanza di passatempi migliori. E ci ostiniamo a capirci ancora poco di questa storia che non decidiamo di vivere fino in fondo. Lo vedi, ho imparato ad usare anche i plurali. Tu ricomincerai a parlarmi di musica, io ti insegnerò anche a ricostruire. Non è poi così difficile. Basta guardare il mare. Ecco, così. Lo vedi come ogni volta promette un addio romantico alla costa e poi ritorna su sentieri battuti solo per regalarle un altro bacio? Un bacio che si aggiunge ad altri già assaporati e ridefiniti dal tempo. È un dolce cullarsi. Sapersi gestire. Imparare ad amare la ricostruzione. Perché è qui che stiamo parlando per davvero e senza ornamenti di amore …

We’re talking real love
I want to read up on that love
Damn, can’t believe you left me on the land, to be seen, to be scribed
Tell you now that you:
Rely, rely, rely, rely, behave, behave, behave, behave
Spend all of that time not wanting to
Rely, rely, rely, rely, behave, behave, behave, behave
Decide, decide, decide, decide, repave, repave, repave, repave
Inside, inside, inside, inside, the lade, the lade, the lade, the lade …

Filippo Redaelli

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