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Okkervil River – The Silver Gymnasium (Top Ten 2013)

Data di Uscita: 03/09/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Continuava nervosamente a slacciare e riallacciare il bottone del polsino sinistro di una camicia a righe sottili ed il suo sguardo, vagando distratto, non cessava di essere disturbato dai neon asfissianti delle insegne dei ristoranti di St. Oak’s Street. Un bambino guardava i camion lanciarsi pachidermici per la strada, con il viso appiccicato alla vetrina di una steakhouse, la madre, alle prese con la bavaglina della figlia più piccola, cercava di pulirle la saliva mantenendo un sorriso sulle labbra. Un uomo vestito di grigio con in mano una valigetta dall’aspetto importante scese da una Cadillac di fretta, una donna dai capelli ricci e castani lo seguì qualche passo indietro, apparentemente stressata dal suo vestito nero troppo aderente e dal fumo del sigaro del suo presunto marito. Bill guardava fuori dal finestrino e cercava di non lasciarsi inghiottire dai colori di quel tardo pomeriggio autunnale. Cercava di non pensare a quanti anni avesse, implorando la sua memoria di lasciarlo pensare a una via migliore per scappare via da quella cittadina o di dimenticarsi completamente di quel desiderio. Sorseggiò la sua bibita e tastò le tasche della giacca in cerca di qualcosa o, forse, solamente per ingannare il tempo per qualche secondo. Come giunse alla sua mente l’immagine di vecchie scorribande lungo il fiume d’estate non poteva di certo spiegarlo. Paragonò quella dolce doccia fresca allo stupore del trovarsi ad ascoltare una delle proprie canzoni preferite alla radio, per caso, e a come per tre o quattro minuti tutto l’universo nei dintorni potesse apparire baciato dal sole. Andava continuamente, e senza molto successo ultimamente,alla ricerca di momenti da imprimere nella memoria, come le polaroid che un tempo amava scattare a se stesso, alla sua famiglia, agli amici, ad Annie, a suo fratello, a qualsiasi persona e anche luogo ed oggetto attirasse la sua attenzione. C’era nascosta, da qualche parte tra i suoi ricordi, la sensazione di una libertà sconfinata provata correndo alzando dell’acqua piovana con i talloni su un prato, a fianco di un ruscello limpidissimo, vicino a una montagna che prometteva alla vita di un giovane di aiutarla ad innalzarsi come lei verso il successo. Tolse per un attimo gli occhiali e stropicciò gli occhi, si guardò ancora attorno, la sua scarsa attenzione per quel luogo fu scossa da una ragazza dai lineamenti orientali che tagliava con cura una fetta di torta, non guardando mai oltre le sue mani ed il piatto. Anche lui è sempre stato molto timido ma la crescente responsabilità richiesta in famiglia e ogni urto metabolizzato o evitato proveniente da quella magnifica espressione che usano chiamare “vita adulta”, lo stava rendendo coriaceo, a tratti più rude, a volte insensibile, lui che passava serate a comporre tracklist perfette negli anni di high school per chi riusciva a meritarsi la sua attenzione. Stava percependo la bellezza in un modo diverso. A cosa lo avrebbe portato questa metamorfosi non poteva ancora sospettarlo. La ragazza lasciò mezza fetta di torta e andò a pagare, sorridendo alla cassiera, e, a fatica, spostò il pesante portone d’ingresso e tornò fuori dall’orbita visiva di Bill, tornò alla sua vita da studentessa. Portava la maglietta dello stesso college in cui andava lui. Forse l’avrebbe rivista un giorno. Immaginava se stesso a diciassette anni correre a spulciare tra i vinili del negozio di dischi più vicino a casa, cercare quello più appropriato per l’ultima piacevole sensazione della giornata, godersi le ultime ore di sole d’autunno, scoprire una poesia per la prima volta. Passeranno i pensieri scuri, i dubbi laceranti, i mal di testa per decisioni impossibili da prendere, il senso di non appartenenza a quella realtà, lo sconcerto per quella sensazione dolce e amara del tempo che passa e di tutti i cambiamenti che portano un ragazzo a diventare uomo. Bill si vide da una prospettiva che stava diventando nuova qualche mese più avanti, a suo agio ad una rassegna cinematografica nella grande città. Smise in quei giorni di respingere con ostinazione quello che si era rifiutato di considerare, che alcune speranze possono crollare, che le ferite bisogna lasciarla guarire essiccando al sole, che sarebbe rimasto comunque la stessa persona di sempre. Più coraggiosa. Seduto a quel tavolino, guardando i camion sfrecciare, non riuscirà ancora ad immaginare il suo futuro. Si preparava però, senza saperlo, al giorno in cui, specchiandosi nell’acqua del ruscello, riuscirà a riconoscere di nuovo il suo volto. ..fermarsi un istante e stendere le braccia all’universo e credere di poterlo abbracciare non una, non due, ma centomila e trecento volte e più ancora, con queste braccia spalancate al vento, una porta di una casa sulla natura, a volte mi ritrovo a chiamarla sottovoce libertà, da me stesso, da luoghi che non mi appartengono, da tutto quello che non voglio che mi definisca, dalla volontà di liberarsi della nozione di passato o di farla propria sentendosi sulla via di casa. Prendere la chitarra nel mezzo della confusione e spazzarla via per tutte le volte che ne hai bisogno e ritrovarti nell’oceano, nella progressione di due accordi, come se questo lembo di terra fosse sempre stato nostro, insieme alla nostra musica, senza pensare a tutto ciò che è inutile, che non dovrebbe più importare, perché questo è l’unico posto che conta, mentre sfiora la mia pelle, le nostre pupille che brillano dove devono stare, tutte le storie che vogliamo raccontare, togliersi ogni peso e proseguire il cammino, leggeri, con l’anima nuova ogni giorno, suonare sul corso infinito delle nuvole già passate e della luce del sole, le storie delle nostre corse per sentirci più vivi.

Filippo Redaelli

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