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Laura Veirs – Warp and Weft

Data di Uscita: 20/08/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Snow Bullets & Bulimia

Sei solo una bambina, continuava a ripetere mio padre finché non fu colto da un arresto cardiaco dopo aver scoperto che ero rimasta incinta. L’autunno stava terminando e la galaverna, ogni notte, vestiva a festa i fili d’erba del giardino dei vicini. Anticipavo il sorgere del sole solo per restare ad osservarli, custodita da un vetro, oltre la finestra della mia stanza, muoversi a soffio di vento di caduta. Era una certezza. Come l’ordinaria liturgia della domenica mattina accompagnata dalla presa invadente degli occhi del pastore, cui non riuscivo a sottrarmi per ingenua frivolezza. In facoltà di segugio, amava svelare le mie premature abbondanze e mi divertiva vederlo arrossire difronte allo sfiorare timido della gonna sollevata appena sopra il ginocchio al riverbero della lettera di un santo: Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi.
Mia madre, benzodiazepina e bicchiere d’acqua liscia prima di andare a letto, è tra le donne più in vista della comunità: un buon matrimonio, brava casalinga, propinatrice d’insipidezza. Mai un ritardo alle riunioni del comitato di contea e mercatino parrocchiale ogni terzo sabato del mese. Sempre preparata sul pettegolezzo del giorno alla Tea House con le amiche, ho sentito dire che la signora Blade è scappata col giardiniere la settimana scorsa, oggi ha smesso di spazzolarmi i capelli. Mi chiede di lasciarla sola, poi di andar via di casa. Questa è la sua volontà, così che possa dimenticare l’insulto ricevuto.
Ho conosciuto Dorothy e suo fratello che l’estate era appena cominciata e i campi di ciliegio in periferia s’infiammavano di passioni cremisi. Passavamo molto tempo insieme. Io e lui. Trascorrevano i nostri pomeriggi tra il dondolio dell’amaca ancorata ai rami di alberi discreti e il saziarci dei frutti più attraenti. A fingere d’essere stati colti impreparati da una nuvola passeggiera, che per dispetto bagna un presente di qualche minuto, così da concederci di fantasticare riguardo a quel che c’è al di là dei nostri vestiti, troppo umidi per continuare a tenerli addosso. Si divertiva a provocarmi, a prendersi gioco della mia inesperienza, a sorridere del mio distogliere lo sguardo nella speranza che questo fosse sufficiente a nascondere ogni momento d’imbarazzo. Al suo fianco io e la necessità di compiacerlo, convinta sarebbe stato il totale appagamento a fissarci insieme come il mastice più efficace. Pochi mesi di distanza mi separano da quelle immature convinzioni, il distacco, la promessa di cercarsi, ritrovarsi, ritornare ad amarsi.
Clima brumoso, un treno in partenza, io che lo osservo, protetta da un vetro, oltre la finestra della mia stanza. Non ho mai ricevuto una lettera. Per molto tempo ho continuato a chiedermi se c’era qualcosa ad attendermi in quel luogo che ho chiamato casa, se sarei stata in grado di trovare la forza per ritornare. È da un po’ che non ne sento più l’esigenza.

Giulia Delli Santi

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